Scomparso il 24 giugno il simbolo della commedia italiana. Aveva coltivato amicizia con l’ex assessore Pulifici. La moglie frequentava San Vito. I ricordi dell’Osteria “da Zio Lillo” e dell’incontro al bar Berardelli
Il 24 giugno è scomparso Alvaro Vitali, uno dei simboli della commedia italiana degli anni 70, 80 e 90 lasciando un’impronta indelebile nel cuore di intere generazioni con il suo volto espressivo, la sua grande ironia e l’indimenticabile personaggio Pierino. Vitali fu scoperto dal grande regista Federico Fellini che lo inserì nel cast di Satyricon (1969) e in Amarcord (1973). Negli anni 70 esplose il suo successo grazie ai film della cosiddetta “commedia sexy all’italiana”, accanto a volti noti come Mario Carotenuto, Lino Banfi, Renzo Montagnani ed Edwige Fenech. Il ruolo di Pierino consacrò Vitali agli occhi del grande pubblico.
Nonostante fosse romano, Alvaro Vitali aveva un legame particolare, seppur saltuario, con Magliano. Frequentava occasionalmente la cittadina principalmente per due motivi: per l’amicizia con l’ex assessore Antonio Pulifici – un’amicizia nata per via di una cugina del compianto Antonio e parente acquisita di Vitali –e per la moglie dell’attore che frequentava San Vito, una frazione di Calvi dell’Umbria.
Tra i ricordi più vivi c’è una cena del 2015 presso l’Osteria “da Zio Lillo” gestita all’epoca da Carlo Tondinelli che così ricorda con simpatia quella serata: “Vitali entrò sorridendo, i clienti lo notarono e lui iniziò a fare qualche battuta strappando subito sorrisi. Fu salutato con entusiasmo e Vitali, come sempre, fu disponibile per foto ed autografi. Tutto con naturalezza e nessuna forzatura”.
Da grande appassionato della commedia italiana degli anni 70, 80 e 90 anche chi scrive ha un ricordo personale di Vitali dei primi anni 2000. Era estate, avevo diciassette anni e, mentre stavo andando in piscina a Calvi dell’Umbria con un mio amico, incontrai Vitali al bar di Berardelli. Ci vergognavamo, ma poi ci siamo avvicinati per salutare Vitali, che notò la nostra timidezza e con un paio di battute ci strappò subito dei sorrisi.
Fu l’occasione per parlare dei suoi film e di alcune battute celebri, poi abbiamo raccontato di aver visto in tv, la sera precedente, L’insegnante viene a casa con Edwige Fenech. Gli chiedemmo, come possono fare i ragazzi, di ripetere le battute e le espressioni. Senza esitare ci rispose: “Le battute e soprattutto le smorfie prima le fate voi, poi io”. Fu una chiacchierata semplice e, per certi versi, indimenticabile, conclusa con una frase: “Ammazza che gajardi”.
Incontri newsletter 32 – luglio-agosto 2025

