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Cantina sociale, è arrivato l’investitore. Ora incrociamo le dita

Controcanto: l’opinione di Luca Nesta. Speranze e attese perché il settore vinicolo maglianese possa trovare rilancio grazie ai nuovi proprietari. Purtroppo Magliano ha dimostrato altre volte di non essere un ottimo ecosistema per fare impresa

Con la vendita della Cantina sociale a una società dei Castelli Romani, non se ne va solo un pezzo importantissimo della storia, dell’economia e delle tradizioni di Magliano Sabina ma si accende anche una speranza: quella che i nuovi proprietari sappiano effettivamente valorizzare un asset storico per il bene del territorio.

Già, perché spesso i maglianesi si sono trovati di fronte a investitori forestieri che poi hanno ridimensionato ambizioni, progetti, idee di sviluppo una volta acquistati immobili o aree produttive nel Comune. Basti pensare a come la ex Fornace sia stata protagonista del business del riciclaggio dei rifiuti che poi ha avuto conseguenze giudiziarie e danni ambientali o come l’ex Convento della clarisse a Santa Croce stia ancora aspettando la realizzazione dei progetti sociali di chi l’ha acquistato.

Come dimenticare, con una malcelata nostalgia, la storia dell’Alexandra, un complesso dove ristorazione, spettacolo, sport e una piscina hanno fatto sognare la “Magliano by night” degli anni ’80 per poi vedere un intermittente riapertura estiva degli impianti sportivi negli anni ‘90, una nuova ninfa vitale ai tempi del pub Adam Smith dei compianti fratelli Morelli fino ad arrivare a come è oggi.  

Più volte Magliano ha dimostrato di non essere il migliore ecosistema possibile per fare impresa ma è anche vero, di contro, che nelle volte in cui strutture e condizioni c’erano, i fatti non hanno dato seguito alle premesse. La storia è fatta per essere cambiata, speriamo sia la volta buona.

Incontri newsletter 38 – marzo 2026