Armando Franco, trentacinquenne maglianese, si è affermato come sommelier e formatore. “Bisogna far decollare il progetto Colli della Sabina doc: sono quasi 80 mila ettari, ma pochi hanno aderito”
Le grandi passioni spesso nascono casualmente. Come quella di degustare e bere vino. Armando Franco, trentacinquenne maglianese, si sta affermando da circa cinque anni nel mondo del vino come sommelier e come formatore.
Come è nata la passione per il vino?
“È nata casualmente circa sei anni fa – racconta Armando – visitando una cantina in Toscana di Chianti Classico. Proprio in questa occasione ho fatto la mia prima degustazione e ho avuto l’opportunità di conoscere diversi sommelier professionisti. Sono rimasto subito affascinato da questo mondo e così ho deciso di fare un corso”.
Quale è stato il tuo percorso formativo?
“Ho iniziato con un corso di Primo livello presso Ais, l’Associazione italiana sommelier, studiando e approcciando la degustazione e le varie tecniche che la compongono. Ho poi completato tutto il percorso dell’Ais conseguendo anche il Secondo e Terzo livello, conoscendo in questo modo il mondo del vino a 360° e studiando in dettaglio l’abbinamento cibo/vino. Frequento molte masterclass con degustazione e continuo a studiare, in quanto questo del vino è un mondo in continuo fermento ed evoluzione. A breve inizierò un corso per diventare degustatore ufficiale Ais”.
Quali sono i tuoi vini preferiti?
“Questa domanda mette sempre in crisi un sommelier. Anche se sono un appassionato della Francia per la spumantizzazione e poi per Borgogna e per Bordeaux, i miei vini preferiti sono in Toscana soprattutto nel Chianti Classico. Sono inoltre un amante degli Champagne che hanno una lavorazione veramente particolare, a volte lunga anche 100 mesi. Salòn 2002, Krug 20002 e Chateau Lafite 2002 mi piace menzionarle perché sono sinonimo di eleganza e tecnica”.

Quale è stata la tua prima esperienza?
“È stata circa due anni fa. Ero molto teso, ma alle spalle avevo una buona preparazione di base e soprattutto è più facile parlare di vino e della sua storicità quando si è grandi appassionati. È stata una esperienza che porterò sempre con me.”
I giovani maglianesi si stanno appassionando a questo mondo?
“Noto con grande piacere che i giovani maglianesi si stanno avvicinando al mondo del vino molto velocemente. Nel vino c’è piacevolezza, convivialità e fa parte della tradizione e cultura italiana. In molti sanno di questa mia passione e spesso tra una chiacchiera e l’altra mi chiedono consigli su quale vino acquistare.”
Come si possono valorizzare i vini locali?
“Anche se non sta vivendo un momento facile, la Cantina sociale a Magliano rimane sempre un punto di riferimento. A mio avviso bisogna far decollare il progetto Colli della Sabina doc che è ancora in fase embrionale. Parliamo di quasi 80 mila ettari, ma pochissime aziende hanno aderito. Bisogna dunque partire dalla valorizzazione del territorio. La Sabina a mio parere, è un territorio ricco e molto valido soprattutto per la viticultura. Ci sono molte zone collinari, il fiume Tevere e le ottime esposizioni solari sono grandi alleate della viticultura. Bisogna credere di più nelle potenzialità che offre il nostro territorio.”
Quali sono i tuoi obiettivi futuri?
“Continuare a migliorare come sommelier e grazie al supporto dell’Ais Lazio e della delegazione di Viterbo, ho l’opportunità di mettermi in gioco e aumentare le mie conoscenze. Attualmente svolgo un’altra professione e la mia grande sfida è quella di fare diventare questa passione un vero e proprio lavoro. Il mio sogno è quello di aprire un’enoteca a Magliano dove poter fare degustazioni e incontri”.
newsletter 10 – marzo 2023

