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Comune, il nodo dei crediti: milioni sulla carta, pochi incassi reali

Si tratta della bellezza di sei milioni, ma negli ultimi cinque anni l’Amministrazione comunale ha riscosso in media solo il 15%. Intanto è stato approvato in rendiconto 2025

Il nodo dei residui attivi, cioè della difficoltà di incassare i crediti che il Comune di Magliano Sabina vanta per imposte, tasse, multe ed altre entrate, resta prepotentemente sul tavolo e la stessa giunta, sia per mezzo dell’assessore al bilancio che del sindaco, non ne fa affatto mistero. Ci sono quasi sei milioni di euro che il Comun vanta formalmente nei propri bilanci ma che di fatto non ha mai visto arrivare in cassa. Sono i residui attivi, quei crediti accertati che aspettano di essere riscossi.

Residui in crescita, riscossioni in calo

Guardando i dati aggregati delle principali entrate tributarie ed extratributarie negli ultimi cinque anni – dal 2021 al 2025 – emerge che i residui conservati sono cresciuti senza soluzione di continuità: da 1,59 milioni di euro del 2021 a 2,39 milioni del 2025, con un picco di 2,48 milioni nell’anno precedente. Nel frattempo, le riscossioni in conto residui sono rimaste in larga misura deludenti, con punte di debolezza allarmanti: nel 2021 il tasso di incasso si è fermato al 17,15%, nel 2022 al 12,61%, nel 2023 al 13,25%. Solo nel 2024 si è registrato un rimbalzo al 26,42%, subito vanificato dal crollo al 6,91% del 2025. Il conto è presto fatto: in media, negli ultimi cinque anni, l’ente ha incassato poco più del 15% di quello che aveva da riscuotere. Il restante 85% è rimasto sulla carta.

IMU, crediti elevati e incassi minimi

La voce più pesante è quella dell’imposta municipale propria. I crediti da IMU accumulati nei soli anni 2021-2025 ammontano a quasi un milione di euro ancora in sospeso. Nel 2021 erano conservati 280.846 euro di residui da IMU, con incassi per appena 42.691, il 15,2% del totale. Nel 2022 la situazione è addirittura peggiorata: riscossioni per 11.342 euro su 283.285 di credito, poco più del 4%. Un’anomalia che suggerisce qualcosa di sistemico, non episodico.

Residui e tasso di riscossione

Analisi delle entrate tributarie ed extratributarie (2021-2025)

Media Incassi (5 Anni) ~15% riscosso
Residui non Riscossi ~85% rimasto sulla carta

Evasione accertata ma non riscossa

Ma è la voce degli accertamenti per recupero dell’evasione tributaria a rivelare l’entità del problema in modo ancora più eloquente. I residui da evasione accertata ma non riscossa hanno raggiunto nel 2025 la cifra di 1.264.294 euro e di questi ne sono stati incassati appena 36.714, pari al 2,9%. Una percentuale che dice molto sulla capacità reale dell’ente di trasformare gli accertamenti in liquidità.

TARI, residui quasi raddoppiati in quattro anni

La TARI, cioè la tassa sui rifiuti, ha visto i propri residui attivi lievitare da 461.921 euro nel 2021 a 899.077 euro nel 2025, quasi raddoppiati in quattro anni. Le riscossioni, pur non trascurabili in termini assoluti (98.584 euro nel 2025), rappresentano appena il 10,9% dei crediti vantati.

Sanzioni amministrative, migliorati gli incassi

Se il capitolo tributario fa già riflettere, quello delle sanzioni amministrative è uno scenario a sé. Le contravvenzioni al Codice della strada e le sanzioni per violazioni di regolamenti comunali hanno prodotto nel tempo un accumulo di residui che al 31 dicembre 2025 supera 1,67 milioni di euro. Di questi, solo 424.865 euro sono stati incassati nell’anno. Si tratta del 25,4%, un tasso in apparenza migliore rispetto ai tributi, ma che in prospettiva storica resta insufficiente. I ruoli coattivi – le cartelle esattoriali affidate all’agente della riscossione – pesano per 1,13 milioni di euro in residui non riscossi. In sintesi accade questo: si accerta, si emette la sanzione, si notifica la cartella, ma l’incasso effettivo rimane un miraggio, perché i debitori sono nullatenenti, irreperibili, o perché la macchina della riscossione gira al minimo dei giri.

FCDE, il fondo che misura il rischio

È proprio il Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE) a svelare quanto l’ente conti su entrate che potrebbero non arrivare mai. Il fondo funziona come un accantonamento prudenziale: in base alla storia degli incassi degli ultimi cinque anni, l’ente deve mettere da parte una quota crescente di risorse per coprire il rischio che i propri crediti restino insoluti. E i numeri del FCDE 2025 di Magliano Sabina non sono trascurabili. Per i tributi, la percentuale di accantonamento minima è dell’84,73%: significa che per ogni euro di residuo tributario ancora da incassare, l’ente deve accantonare quasi 85 centesimi come se non arrivassero mai. Per le sanzioni, si arriva all’88,96%.

Un problema condiviso con altri comuni

Detto in altri termini: su quasi sei milioni di euro di crediti iscritti in bilancio, lo stesso Comune stima con le proprie cifre storiche che ne arriveranno in cassa poco più di 700.000. Il resto è, nella migliore delle ipotesi, incerto. Sarebbe ingiusto scaricare la colpa esclusivamente sull’amministrazione comunale. La difficoltà di riscossione è una patologia cronica degli enti locali italiani, aggravata da un sistema di riscossione coattiva che funziona male, da una cultura del pagamento dei tributi locali ancora fragile, e da una normativa che spesso tutela più il debitore che il creditore pubblico. Magliano Sabina, peraltro, non è un caso isolato: i comuni della zona e dell’entroterra laziale condividono spesso le stesse difficoltà, legate a un tessuto economico fragile, a una popolazione che invecchia e a una base imponibile che non cresce.

La seduta di approvazione del rendiconto 2025

Si è svolta giovedì 22 maggio, nella sala consiliare del Comune di Magliano Sabina, la seduta del Consiglio comunale convocata per l’approvazione del rendiconto dell’esercizio finanziario 2025. La delibera è passata con nove voti favorevoli e i  quattro contrari dei consiglieri di minoranza.

Ad aprire i lavori sul punto è stato il consigliere Emanuele Eroli, assessore al Bilancio, che ha letto in aula una relazione depositata agli atti. Un documento articolato, che ha tracciato un quadro della situazione economico-finanziaria dell’ente cercando di coniugare la fotografia dei numeri con una lettura prospettica del percorso intrapreso.

Nel 2025, ha spiegato Eroli, il Comune ha registrato entrate accertate per 11 milioni e 375 mila euro e spese impegnate per 6 milioni e 643 mila euro. Il risultato di amministrazione si attesta a 6 milioni 914 mila euro, ma una volta sottratte le quote accantonate, vincolate e destinate agli investimenti, la parte effettivamente disponibile risulta negativa per 1.307.580,25 euro.

Un dato che, ha tenuto a precisare l’assessore, va letto in chiave dinamica: nel 2024 il disavanzo disponibile era di circa 1,46 milioni, nel 2023 di quasi 1,56 milioni, nel 2022 di 1,72 milioni. La direzione, insomma, è quella del recupero progressivo, con un miglioramento di circa il 10% rispetto all’esercizio precedente.

Le priorità future indicate dall’assessore al bilancio e dal sindaco sono chiare: rafforzare il recupero delle entrate, migliorare la capacità di riscossione e ridurre il peso dei residui attivi accumulati nel tempo, anche ricorrendo alla definizione agevolata per incentivare il recupero dei crediti, avvertendo che in mancanza di adesione da parte dei debitori si procederà con le ordinarie procedure di riscossione coatta, compreso il pignoramento.

Il dibattito sull’approvazione del documento si è fatto molto accesso per effetto degli interventi decisi della minoranza. La consigliera Paola Fratoni ha richiamato esplicitamente i rilievi della Corte dei Conti, esprimendo perplessità sulla gestione degli anni 2019-2024 e sulla dinamica che ha portato ad accumulare una situazione debitoria così complessa. Pur riconoscendo la professionalità del Responsabile del Servizio Finanziario nel riorganizzare i conti, Fratoni ha detto di non riuscire a comprendere se le anomalie del passato siano state frutto di incompetenza o di altro, chiedendo di fare chiarezza sulle responsabilità.

Il consigliere Giovanni Montini ha alzato ulteriormente i toni, ricordando che la Corte dei Conti ha paventato l’elusione dell’articolo 119 della Costituzione in materia di equilibrio di bilancio, e che questo rappresenta una responsabilità politica dell’amministrazione e dello stesso assessore al Bilancio.

Incontri newsletter 41 – giugno 2026