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“E se ci trasferissimo in Danimarca?” Il sogno di una coppia di Foglia

Chiara Di Loreto vive ad Aalborg nel paese nordico con il marito. Il perché di una scelta, il cambio di vita e la decisione di non tornare più in Italia. Ecco il racconto della sua esperienza

Tillykke! In danese vuol dire auguri. Sono suonati così i messaggi ricevuti dai nuovi conoscenti, amici e colleghi da Chiara Di Loreto che, lo scorso 22 febbraio, ha festeggiato i suoi 40 anni in Danimarca. Nata e cresciuta a Magliano e più precisamente nel borgo di Foglia, da maggio dello scorso anno Chiara ha deciso di trasferirsi con suo marito Stefano in quello che viene definito uno dei paesi più felici del mondo e che vanta una delle migliori qualità di vita al mondo.

Il futuro non sappiamo cosa ci riserverà, ma quel che è certo è che non torneremo a vivere in Italia. Lo dico con tristezza, ma nella realtà dei fatti, purtroppo, non riteniamo essere una nazione che può offrire ciò che noi cerchiamo in termini di serenità e benessere.

Chiara Di Loreto

“Viviamo ad Aalborg – racconta Chiara, che nel frattempo è diventata mamma della splendida Giulia –, è la quarta città della Danimarca per grandezza e si trova nella parte dello Jutland settentrionale. L’idea di lasciare l’Italia è partita da mio marito, ma anche io avevo voglia di cambiare e ho condiviso subito con entusiasmo questo progetto. Idea che io ho condiviso da subito con entusiasmo. Avevamo deciso di trasferirci a fine 2020, quando ancora non aspettavamo Giulia, ma siamo stati costretti a rinviare la partenza a causa della pandemia. Siamo riusciti a partire a maggio del 2023”.

Ma perché la Danimarca?

“Abbiamo scelto la Danimarca perché ha un welfare basato sulla sostenibilità, c’è un basso tasso di disoccupazione e soprattutto un ottimo equilibrio tra lavoro e vita privata. Sia io che mio marito lavoriamo, io ad Aalborg e mio marito a Blokhus, un luogo di mare turistico vicino Aalborg. Anche con Giulia siamo riusciti a organizzarci bene: quando siamo al lavoro lei frequenta una dagpleje, così si chiamano qui le case asilo”

E con la lingua come è andata?

“Diciamo che qua parlano praticamente tutti anche inglese quindi a livello comunicativo non ci sono grandi problemi. La lingua danese è molto difficile, ma se si aspira a un lavoro migliore e più remunerativo è fondamentale la sua conoscenza. Per tale ragione, tra le prime decisioni che abbiamo preso c’è stata quella di iscriverci ad un corso di danese al centro linguistico della città”.

È difficile integrarsi?

“Si sente spesso dire che i nordici sono freddi. Per la nostra esperienza non è così. Qua le persone sono molto gentili e quella che noi pensiamo sia freddezza è semplicemente una forma di rispetto che loro hanno per gli spazi altrui. Non sono persone invadenti. Abbiamo fatto amicizia con una famiglia danese che vive nel nostro palazzo e poi anche con alcuni italiani che vivono qui. Le abitudini sono diverse alle nostre. Sono abituati a cenare alle cinque e mezza del pomeriggio. Qui dagli uffici si esce alle quattro e anche chi lavora nella ristorazione e svolge il turno pomeridiano o serale, alle nove è già di ritorno a casa. C’è molto tempo libero dal lavoro da dedicare a sé e alla famiglia. In molti lavorano fino alle 12 del venerdì, il fine settimana i negozi o sono chiusi o chiudono nel primo pomeriggio, per questo si è abituati a vivere molto all’aria aperta, fare passeggiate e scampagnate nei boschi o lungomare”.

A volte capita di inseguire un sogno, ma solo arrivando in un luogo ci si accorge delle reali differenze dal luogo da cui si è partiti. È stato anche per voi così?

“Le differenze con l’Italia sono molte soprattutto sull’efficienza dei servizi pubblici. Qui è tutto automatico e veloce. Il personale degli uffici pubblici è sempre sorridente, disponibile e pronto ad aiutarti se si hanno difficoltà di qualsiasi genere. Non ci sono file interminabili agli sportelli degli uffici: ad esempio per ottenere il cambio di residenza è a disposizione una proceduta online ed è effettiva già dal giorno seguente. È solo un piccolo esempio, ma è davvero tutto molto differente rispetto all’Italia”.

C’è qualcosa che dell’Italia comincia già a mancarvi.

“Le nostre famiglie – risponde Chiara senza pensarci un momento -, ma anche il cibo. È difficile qui trovare prodotti ‘made in Italy’ con cui portare in tavola i sapori di casa”.

Guardando al futuro, dove vi vedete?

“Attualmente stiamo benissimo qui e pensiamo che per nostra figlia crescere in Danimarca sia la scelta migliore. Il futuro non sappiamo cosa ci riserverà, ma quel che è certo è che non torneremo a vivere in Italia. Lo dico con tristezza, ma nella realtà dei fatti, purtroppo, non riteniamo essere una nazione che può offrire ciò che noi cerchiamo in termini di serenità e benessere”.

newsletter 19 – marzo 2024