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E se quello di san Liberatore fosse il soprannome di un altro santo?

L’affascinante storia del titolo di protettore di Magliano Sabina. Tutto parte da san Lorenzo Siro, chiamato Liberatore. E in effetti l’altare della Cattedrale è dedicato pure a un san Lorenzo

Nella figura di San Liberatore quale Santo Patrono non può rinvenirsi una persona univoca sin dall’inizio. Già l’altare del Duomo di Magliano Sabina, attuale Concattedrale della Diocesi Sabina Poggio Mirteto, reca testualmente l’iscrizione di due figure: san Lorenzo e san Liberato. Del culto di questo nostro santo patrono, attualmente san Liberatore, che la tradizione celebra come vescovo e martire, a Magliano Sabina, se ne ha notizia a partire dal XIII secolo. 

La figura di san Liberatore nasce dall’incontro e la fusione di più santi che portano il medesimo nome: Lorenzo Siro, eletto vescovo a Forum Novum (soprannominato “Illuminatore e Liberatore), e san Lorenzo diacono e martire, che ebbe un certo culto anche in Sabina con la diffusione delle sue reliquie.  San Lorenzo – Siro – vissuto tra il V e il VI secolo, era giunto in Italia dalla Siria, fuggendo dalla persecuzione ariana, insieme a sua sorella (santa) Susanna e a un gruppo di monaci. Dopo aver evangelizzato lo Spoletano, raggiunse la Sabina, stabilendovisi, e dove ne divenne vescovo di Forum Novum (oggi Vescovio). Chiamato nel nostro territorio, impoverito dalle incursioni dei barbari, dalle inondazioni del Tevere e pestilenze, Lorenzo fu promotore della rinascita religiosa, culturale e civile.

L’altare dedicato a San Liberato nella Cattedrale

Lorenzo favorì il lavoro dei campi e la pastorizia. I contadini, rianimati del proprio pastore iniziarono l’opera di bonifica sottraendo spazio agli acquitrini, focolai di malaria e parassiti come le lumache.  Aveva illuminato con il Vangelo la gente rurale affascinata dal paganesimo e aveva liberato il territorio dalla povertà, dalla miseria e da malattie, per questo fu chiamato Liberatore. Dall’Oriente, inoltre, portò il culto alla Madre di Dio e non a caso i due santuari mariani più importanti della Sabina sono i luoghi dove Lorenzo ha soggiornato e operato: Vescovio e Farfa.

Significativa la stessa immagine del Santo Vescovo affrescata sull’abside della Concattedrale di Magliano Sabina e nell’Abbazia di Farfa. Stremato dalle fatiche il nostro santo confessore della fede, cercò la quiete presso il fiume Farfa e alle pendici del Monte Acuziano, sui resti di una villa romana e del tempio della dea Vacuna (antica divinità venerata in Sabina), costruì un piccolo monastero dedicato alla Vergine Maria. Nei secoli quel cenobio si sarebbe trasformato nell’Imperiale Abazia di Farfa. 

L’incredibile scambio tra Liberatore e Liberato

Ma la storia, precisamente a partire dal XIII secolo, riguarda anche una chiesa e le reliquie che custodiva e di conseguenza la storia di san Liberatore che è stato sostituito da san Liberato e viceversa. Per molti secoli durante il Medioevo e fino al Concilio di Trento (Controriforma), possedere una reliquia significava aumentare il prestigio delle chiese con conseguente avanzamento nella gerarchia di importanza e nel ruolo nel circondario. Più era importante il santo della reliquia e più la chiesa poteva aspirare ad assumere prestigio.

Magliano Sabina nel Catasto Alessandrino (XVII secolo)

La chiesa di san Liberatore si trovava vicino l’ingresso dell’abitato (nella collina, dalla piana si saliva anche per la strada che porta a porta Santa Croce) e lì sorgeva un piccolo oratorio dedicato a san Giacomo da cui fu poi eretta l’attuale Concattedrale e che nel 1459 papa Pio II Piccolomini dichiarò Collegiata, ossia retta da un collegio di preti e alla quale affidò anche i beni di altre due chiese decadute. Nel 1495 papa Alessandro VI Borgia nominò Magliano Sabina sede vescovile per permettere un più semplice passaggio del suo esercito e di quello di suo figlio Cesare Borgia, detto il Valentino, e così la chiesa di san Liberatore diventa Cattedrale. 

In precedenza, la sede del vescovo si trovava a Vescovio che viene descritto da papa Borgia come un ‘luogo campestre’. Ma gli abitanti di Vescovio fedeli alla famiglia Orsini non accettarono questo declassamento e misero in salvo tutti i tesori della loro chiesa, in particolare le reliquie che furono portate a San Polo. Tuttavia non poteva esistere una cattedrale senza reliquie e così inizia una pressione per spostarle a Magliano Sabina!  

Nel 1505 la Madonna apparve a San Polo e si decide di lasciare le reliquie dove si trovavano. Alla morte di papa Alessandro VI Borgia ci furono un po’ di trambusti soprattutto quando nel 1521 il cardinale Carvajal chiese di riportare la cattedrale a Vescovio che nel frattempo aveva risistemato e abbellito.

Papa Leone X ritratto da Raffaello

Papa Leone X cercò una via per far felici entrambi i comuni e nomina Vescovio “Antiqua Cathedralis Sabinorum” e san Liberatore di Magliano come “Nova Cathedralis”. Questo fece arrabbiare Magliano che doveva restituire alcuni privilegi e si vide costretta a mettere delle tasse sul ponte per poter finire la facciata di san Liberatore, che nel frattempo aveva trovato le reliquie del suo santo, e finire il palazzo vescovile.

I nuovi vescovi dovevano scegliere dove risiedere e qualsiasi scelta, Vescovio o Magliano, era sicuro che qualcuno si sarebbe offeso.

Nel 1576 venne costruito finalmente Ponte Felice sul Tevere, dal nome del papa, anche se il fiume non si decideva a passare sotto le sue arcate e per anni continuava a cambiare corso. Ma la vera tragedia avviene nel 1582 quando vendono rubate le reliquie di san Liberatore lasciando la Cattedrale senza reliquie! I frati Agostiniani di Montefiascone hanno però una reliquia del loro santo, san Liberato di Africa, che viene portata nella cattedrale di san Liberatore e inizia a essere festeggiata il 15 maggio, lo stesso giorno di san Liberatore. 

Quindi, da allora, san Liberato e non più san Liberatore. Forse perché gli agostiniani non erano molto amati, forse perché i maglianesi si erano affezionati al loro santo, sta di fatto che, per un secolo e mezzo, i cittadini di Magliano si divisero fra devoti a san Liberato (che era un semplice frate) e devoti a san Liberatore (che era stato un vescovo). 

Una processione di alcuni anni fa con la statua di san Liberatore per la “festa di san Liberato”

Nel frattempo il Concilio di Trento aveva fatto superare la necessità di reliquie per avere diritto al titolo di Cattedrale e Magliano si era consolidata definitivamente come sede vescovile. A questo punto ci si poteva sbarazzare di san Liberato e degli Agostiniani. Per certo nel 1670 questi ultimi lasciarono Magliano, non certo in armonia e con un certo malcontento che si trascinava ancora fra la popolazione. Alcuni di loro volevano cacciare dal paese anche il santo degli Agostiniani e nel 1679 papa Innocenzo XI proibì a Magliano il culto di san Liberato.

Nonostante il pronunciamento del papa, la Sacra Congregazione dei Riti nel 1679 si pronunciò in modo contrastante e dichiarò che il nome della Cattedrale è quello di san Liberato. Anche perché Liberatore non appariva nell’elenco dei martiri.

Ora si viene a verificare una strana situazione in cui due papi del passato (papa Pio II e papa Alessandro VI) vengono sconfessati dal giudizio della Congregazione dei Riti che è un organo a servizio del Papa e non è superiore.

Fu sollevata questa questione e papa Innocenzo XI decise di farsi aiutare dal cardinale Casanate che concluse che san Liberatore non era mai esistito e nel 1679 il papa emise un ‘breve’ in cui si proibiva il culto di san Liberatore. Sulla facciata della cattedrale venne scritto il nome di san Liberato e fu scolpita una sua statua.

L’arrivo delle reliquie del santo da Benevento

Dopo il Concilio di Trento la chiesa attraversa una fase di esasperata trasformazione giuridica e i sostenitori di san Liberatore decidono di tentare nuovamente di far tornare il culto del loro santo. Per prima cosa nel 1727 avevano fatto arrivare dalla chiesa di santa Sofia di Benevento delle reliquie di un san Liberatore vescovo e martire autenticate da papa Benedetto XIII.

Come facevano ad esserci così tanti martiri? Semplice, per un certo periodo tutti i sepolti nelle catacombe vennero considerati martiri e di molti di essi non era possibile ricostruire il nome e vennero attribuiti loro nomi simbolici. Grazie a questi nomi veniva redatto una sorta di ‘catalogo dei santi e dei martiri’.

Così in un catalogo del 1613 era stato riportato un san Liberatore, anche se l’autore del catalogo lo aveva inserito dopo aver appreso notizie orali da Benevento, Magliano Sabina e Sulmona dove si presuppone sia stato vescovo. 

I maglianesi iniziano quindi a riproporre l’esistenza di un san Liberatore come vescovo e martire e si ripresentano a Roma. Finalmente nel 1735 e ottengono una nuova sentenza della Sacra Congregazione dei Riti totalmente opposta a quella precedente. Ora si dichiara che san Liberato è un santo oscuro e che il culto deve tornare a san Liberatore.

Forse questo san Liberatore di Benevento era diverso da quello di qualche secolo prima ma nessuno voleva indagare troppo e vengono risistemate le scritte sulla facciata della chiesa ma non sull’altare e nel volgo. Molti cittadini di Magliano si chiamano Liberato e il loro nome non viene cambiato in Liberatore. E ancora oggi non si usa il nome di Liberatore che ‘non è di buon augurio’.

Sulla facciata si può vedere la trasformazione della scritta LIBERATI in LIBERAToris. E la statua di san Liberato viene modificata allungando la mitra e aggiungendo delle tavolette inchiodate. Oggi nella chiesa non ci sono più le reliquie dei santi ma resta la festa del 15 maggio dedicata praticamente alla figura di san Liberatore e il culto della Santa Croce mai sconfessato da alcun papa.

Incontri notizie 40 – maggio 2026