La storia di un settantenne: sette mesi di attesa per un’eco-doppler, 12 per un’eco alla tiroide o transrettale. “Costretto ad andare dai privati: un salasso”. I numeri sulla “puntualità” della sanità reatina
“Da qualche tempo, a volte, perdevo l’equilibrio. Il mio medico allora mi ha prescritto una lastra alla cervicale e un eco-doppler ai tronchi sovraortici. E, quanto ad attesa, tutto sommato non mi è andata male per la radiografia: un mese e mezzo di attesa. Ma per l’eco-doppler non credevo alle mie orecchie: ho chiamato nel novembre 2022 ed il primo posto libero era a giugno 2023: sette mesi! Evidentemente non avevo toccato il fondo con le prenotazioni alla Asl di Rieti: per un’ecografia alla tiroide che ho chiesto a novembre scorso mi è stato dato appuntamento a novembre 2023: 12 mesi esatti dopo”.
Per fortuna me lo posso permettere, ma mi chiedo: a cosa servono le tasse che paghiamo quando poi dobbiamo andare dai privati per curarci? Oramai la sigla Servizio sanitario nazionale non ha più senso.
Inizia così il racconto di un settantenne di Magliano Sabina alle prese con accertamenti diagnostici che dovrebbero essere “di routine” e che invece si sono trasformati in un calvario. E che tranne per la lastra alla cervicale ha dovuto rinunciare alle prestazioni della Asl e andare a pagamento.

Finita qui? No, perché il mese scorso è accaduto di nuovo. “Per una ecografia transrettale, ho chiamato a fine gennaio. La risposta è stata che il primo appuntamento sarebbe stato il 19 gennaio 2024”. “Sarebbe stato” perché il pensionato alla fine si è trovato a un bivio fino ad arrivare a doversi rivolgere a un privato per compiere l’esame. “Mi è costato un salasso!” esclama irritato. “Una spesa che ha inciso molto sulla mia pensione, come è normale per tutte le persone della mia età. Per fortuna me lo posso permettere, ma mi chiedo: a cosa servono le tasse che paghiamo quando poi dobbiamo andare dai privati per curarci? Oramai la sigla Servizio sanitario nazionale non ha più senso”. Unica nota positiva, nell’Odissea sanitaria di quest’uomo, una visita urologica per la quale ha atteso un solo giorno. Dove? Alla Casa della Salute di Magliano Sabina.
Nei tempi le urgenze, per le brevi registrati ritardi
Se si guarda il monitoraggio dei tempi di attesa della Asl di Rieti (fonte: Regione Lazio) nel mese di gennaio si scopre che ci sono prestazioni da cartellino rosso quanto a rispetto dei tempi prescritti. Se per le prestazioni diagnostiche urgenti – quelle da effettuare entro 72 ore – tutte le 14 richieste per 11 tipologie di accertamento prescritte di primo accesso per i pazienti Reatino sono state effettuate senza ritardi, quando si prendono in esame le prestazioni da effettuare entro 10 giorni (quelle “brevi”) c’è mettersi le mani nei capelli.

Un esempio? Proprio l’ecodoppler ai tronchi sovraortici: si è passati dalle prestazioni “nei tempi” del 33,3% delle ricette nella prima settimana di gennaio allo zero nella quarta per risalire all’11,1% in quella dal 30 gennaio al 5 febbraio. Ma diversi numeri sottosoglia sono stati registrati nelle varie settimane del primo mese del 2023, ad esempio, per colonscopie, elettrocardiogrammi sotto sforzo, ecocolordoppler ed esofagogastroduodenoscopie senza biopsia.
“L’alternativa era Otricoli, ma ora pure l’Umbria va male”
“Tempo addietro, grazie alla farmacia di Otricoli – conclude il pensionato maglianese – prenotavo visite ed esami in Umbria, dove le liste erano più corte e con tempi tutto sommato accettabili. Ma ora la situazione è peggiorata pure lì”. Il problema delle liste di attesa per le cure sanitarie, in effetti, è oramai all’ordine del giorno in Italia, tanto da rappresentare una vera e propria emergenza nazionale. Stando a quanto si apprende dalle inchieste giornalistiche, il problema nasce da un mix di mancato finanziamento alla sanità, carenza di personale medico specializzato che preferisce la libera professione, mancata digitalizzazione dei sistemi di prenotazione e una sanità di diverso livello a seconda delle regioni.

In Italia la sanità privata ha incassato +2,19 miliardi
Per dare qualche numero: in Italia si può attendere, in media, anche un anno per una TAC o un’ecografia in strutture pubbliche, mentre potrebbero essere necessari fino a 720 giorni per fare una mammografia tramite Servizio sanitario nazionale. Il risultato di tutto ciò è drammatico: stando a quanto riporta uno studio dell’Organizzazione mondiale della sanità in collaborazione con l’Università Bocconi, le persone rinunciano a curarsi nell’11% dei casi o ricorrono all’indebitamento per accedere alla sanità privata, evento che si realizza nel 7% dei casi. Rispetto al 2019, anno pre-Covid, le sanità privata ha incassato 2, 19 miliardi di euro in più.
newsletter 09 – febbraio 2023

