In un curioso documento, rilasciato a Morino Massoli nel giugno 1947, il primo cittadino Evandro Pagliani usò il titolo che era appartenuto al capo dell’amministrazione durante il Ventennio. Ecco perché
Il 9 giugno 1947, dopo un anno dalla proclamazione della Repubblica, a Magliano Sabina c’era ancora il podestà. E non era fascista, ma addirittura socialista. La conclusione potrebbe essere tratta nel leggere il documento riprodotto nella foto: un certificato firmato appunto “podestà”. Eppure Liberato (Evandro) Pagliani era stato eletto a capo dell’amministrazione dai maglianesi il 23 gennaio 1947, dopo che a dicembre 1946 si era dimesso Ernesto Trombetta, socialista anche lui. E, soprattutto, il 2 giugno 1946 a Magliano aveva vinto la Repubblica (con 1731 voti pari al 69,41% contro i 763 pari al 30,59%), mettendo una pietra sopra al Regime fascista. Alle elezioni politiche il Partito socialista, allora Psiup, ottenne il 30,96%, il Partito comunista (Pci) il 26,56%, la Democrazia cristiana (Dc) il 25,16%.

Ovviamente non c’era nessun podestà nel 1947. Era solo il segno dei tempi, intesi come tempi di estrema necessità che faceva sorvolare sul titolo usato. “Ero in ricerca di lavoro” racconta Morino Massoli, che di quel documento è intestatario. E perché – a fascismo finito – appariva il titolo di podestà sul suo certicato? “Il sindaco socialista, per evitare spese al Comune, utilizzava moduli predisposti dal podestà”. Una ragione tutto sommato plausibile in tempi di ristrettezze come quelli dell’immediato dopoguerra.
Ma a ben vedere, quanto a denominazioni dei capi dell’amministrazione, non era la prima volta che nell’immediatezza della fine del fascismo si usavano disinvoltamente titoli dell’era appena conclusa. Ad esempio, il 15 giugno 1944 – subito dopo la Liberazione del 13 giugno – il governatore della Bassa Sabina, il maggiore scozzese Calligham, nominò “sindaco” il colonnello Livio Vazio. Eppure, il 17 giugno il conte Valentino Cencelli – come racconta Guido Poeta in “Storia di Magliano Sabina”, libro postumo in uscita il 15 gennaio prossimo – gli invia una lettera chiamandolo “commissario prefettizio” e non sindaco. In perfetto linguaggio fascista, come se nulla fosse accaduto.
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