A Magliano Sabina vive uno dei modellisti più appassionati. Imbarcazioni costruite quasi da zero, 70 marinai in scala sull’Amerigo Vespucci, il suo capolavoro. E l’ultima corazzata finita dopo i 90
Per completare l’ultima nave ci ha messo tre anni. Un modellino in scala di una corazzata tedesca, montato pezzo dopo pezzo con la pazienza di un artigiano e la precisione di un orologiaio. “Ma se avessi avuto tutti i pezzi subito, l’avrei montata in due mesi”, dice con un sorriso. A parlare è Filiberto Morelli, 93 anni, uno dei personaggi più appassionati di Magliano Sabina. Un uomo che nella sua vita ha costruito più di 40 modellini, soprattutto navi, diventando nel tempo un punto di riferimento per chiunque nel paese voglia avvicinarsi al mondo del modellismo.
Tutto cominciò in edicola, a 19 anni
La passione nasce prestissimo. “Avevo 19 anni quando iniziai con i modelli che uscivano in edicola. Poi non mi sono più fermato”. Da allora Filiberto ha realizzato decine di imbarcazioni in miniatura. Alcune partendo dai kit, altre progettandole quasi da zero, creando a mano i singoli pezzi, studiando disegni, meccanismi e dettagli tecnici. Un lavoro di pazienza che negli anni lo ha portato a conoscere sempre meglio la storia, l’ingegneria e la meccanica delle grandi navi.
L’Amerigo Vespucci, orgoglio sul mobile del salotto
Il suo capolavoro, senza ombra di dubbio, è il modello della Amerigo Vespucci, custodito in una teca di vetro nel salotto della casa dove vive con la nipote Paola. Un’opera che colpisce per il livello di dettaglio. “Ho realizzato a mano anche le sagome dei marinai: sono 70, tutti in scala sulla nave”. Un vero spettacolo.
In scala anche le chiese di Magliano Sabina
Negli anni i modellini di Filiberto sono stati ammirati da molti. Qualche tempo fa furono esposti nel locale di via Sabina che un tempo ospitava il negozio di stoffe della signora Caterina Falcetta, di fronte al supermarket. In occasione di una delle edizioni delle Mostre Diffuse, le sue navi lasciarono a bocca aperta centinaia di visitatori. Accanto ai velieri e alle corazzate comparivano anche due sorprendenti modelli architettonici: la cattedrale di San Liberatore e la chiesa di San Pietro, riprodotte in scala con minuziosi dettagli.

Lavori di quattro ore fatti in metà del tempo
Oggi alcune delle sue creazioni sono state regalate, altre vendute. Ma non tutte. La Amerigo Vespucci resta al suo posto. È il suo orgoglio. E poi c’è l’ultima arrivata: la corazzata tedesca della Seconda Guerra Mondiale, completata proprio negli anni in cui Filiberto aveva già superato i 90. “I pezzi arrivavano ogni mese a Poggio Mirteto e appena li avevo mi mettevo al lavoro. Nelle istruzioni c’era scritto che per montare ogni uscita servivano tre o quattro ore. A me invece portavano i pezzi alle dieci del mattino e a mezzogiorno avevo già finito”.
Sirena, ancora, mitragliere: tutto a memoria
Tre anni di paziente lavoro. Filiberto conosce ogni singolo componente della nave, anche i più minuscoli, quelli grandi quanto gli ingranaggi di un orologio. E quando decide di mostrare il suo ultimo capolavoro, prende in mano il telecomando con una ventina di pulsanti e comincia a manovrare il modellino come se fosse vero. Suona la sirena. Scende l’ancora. Si muovono le mitragliere. Non consulta manuali né istruzioni: sa tutto a memoria. Perché certe passioni, semplicemente, non hanno età.
Incontri newsletter 38 – marzo 2026

