Lo spettacolo sulla violenza domestica diretto da Marco Marciani e basato su un romanzo di Laura Scanu replica i successi dopo il debutto per la Festa della Donna. Prossime date al Teatro Zeta e al Flavio Vespasiano
“Quando si toccano temi delicati come la violenza sulle donne, gli attori in scena devono far entrare nella loro testa i personaggi, cercando di vivere quel dramma e rappresentarne emozioni e reazioni”.
Un intento chiaro e profondamente sentito, che sembra essere stato pienamente raggiunto con Il profumo del Tiglio, trasposizione teatrale del libro Il dolore del tiglio di Laura Scanu.
Dopo aver ricevuto ampi consensi e applausi a Magliano, dove è andato in scena al Teatro Manlio in occasione della Festa della Donna e poi a maggio, lo spettacolo ha raccolto nuove ovazioni durante l’area tiberina alle porte di Roma (Morlupo) e la vicina Otricoli, dove il gruppo di giovani attori diretto da Marco Marciani ha registrato il tutto esaurito nella suggestiva cornice dell’Anfiteatro dell’Ortera. Poi l’11 settembre lo spettacolo sarà di scena al Teatro Zeta de L’Aquila, il 25 ottobre a Collevecchio, il 25 novembre al Teatro Flavio Vespasiano di Rieti (iniziativa promossa da Comune e dalla Presidente della Provincia Roberta Cuneo), il 23 e 24 novembre a Sant’Oreste in teatro e per le scuole. Sono in via di perfezionamento inoltre accordi con Terni, Università della Terza Età di Narni e Fabrica di Roma.

Per Marciani, si è trattato anche di un ritorno al palcoscenico — o meglio, alla regia — dopo un periodo dedicato prevalentemente alla pittura. Figura di spicco del teatro locale, con esperienze a livello nazionale e internazionale, è stato maestro per molti attori oggi affermati nel cinema e sulla scena teatrale. Anche in questa occasione ha dimostrato le sue indiscusse doti, soprattutto sotto l’aspetto formativo.
Com’è stato questo ritorno al teatro e, in qualche modo, alla formazione degli attori amatoriali?
“Come spesso accade, tutto è nato all’improvviso. Un giorno mi ha chiamato Laura Scanu per parlarmi del suo progetto: voleva trasformare il suo libro in uno spettacolo teatrale e mi ha chiesto se fossi disponibile. Ho letto il suo libro in poco tempo e ho capito subito che non sarebbe stata un’impresa facile”.
Perché?
“Innanzitutto, non mi ero mai cimentato con un’operazione del genere. Non avevo mai adattato un libro per il teatro. Inoltre, il testo di Laura era concepito come un monologo, un genere che non mi ha mai appassionato particolarmente. Ho sempre preferito lavori che valorizzino l’aspetto corale del teatro. Da qui, l’idea di coinvolgere un gruppo di giovani con cui stavo già portando avanti un corso a Magliano”.
Non dev’essere stato semplice costruire un testo così impegnativo con interpreti giovani e amatoriali.
“Certamente. Ma quando abbiamo deciso di sospendere il corso per dedicarci a questo progetto, ho percepito un forte coinvolgimento da parte di tutti. All’inizio eravamo comprensibilmente spaventati: il tema era delicato e l’operazione complessa. Ma ogni partecipante ha dato il massimo, con la stessa dedizione e professionalità di attori esperti. Questo è motivo di grande soddisfazione”.
Chi conosce il teatro di Marco Marciani ha potuto riconoscere la sua inconfondibile impronta nello spettacolo: scenografie minimaliste e adattabili, attenzione alla “testa” dei personaggi, interpretazioni sempre naturali e mai forzate.
Qual è stata la chiave per rappresentare un dramma come quello della violenza domestica senza cadere nella banalità?
“La rappresentazione deve essere autentica. Bisogna lavorare sulla psicologia degli attori, aiutarli a capire profondamente il personaggio e farlo proprio, per restituirlo al pubblico con emozioni e reazioni credibili. In sostanza, vivere quel momento. È questo focus interiore che ci ha permesso di portare in scena la stessa intensità emotiva in contesti teatrali molto diversi tra loro”.
Com’è stato il rapporto con Laura Scanu, autrice del libro?
“Tutti noi viviamo il nostro lavoro a fasi alterne, a volte con più entusiasmo, a volte con meno. Laura è stata un vero vulcano di idee e stimoli sin dall’inizio. Ha ridato entusiasmo sia a me che agli attori. Il confronto con lei è stato continuo e mai banale. Credo che anche grazie a questo dialogo costante siamo riusciti a ottenere un forte riscontro dal pubblico”.
C’è la possibilità che questo gruppo prosegua la sua attività?
“Lo spero e, in un certo senso, ci conto. Stiamo valutando l’idea di trasformare questo lavoro in un mediometraggio, un piccolo film da far circolare più ampiamente. Considerando che i ragazzi del gruppo, pur bravissimi, non sono professionisti, non è sempre facile allestire uno spettacolo dal vivo. Il film potrebbe aiutarci a diffondere questo progetto e il suo messaggio in modo ancora più efficace”.
Incontri newsletter 32 – luglio-agosto 2025

