Controcanto. L’avvento del digitale ha portato all’agonia i giornali di carta e all’illusione che senza intermediazione di un giornalista si possa parlare direttamente alla gente
Qualche mese fa mi sono recato dalle parti dell’università “La Sapienza”. Anche io, come molti maglianesi, ho frequentato quella zona durante il periodo degli studi universitari, salvo poi tornarci poco negli anni successivi alla laurea. Una cosa mi ha molto impressionato: il cimitero di lamiere costituito dalle innumerevoli edicole che hanno chiuso. Uno scenario quasi post-apocalittico che appare tale se si pensa al colore che quelle rivendite davano alla zona con giornali, locandine attaccate anche sugli alberi, espositori di libri che invadevano la strada.
La moria delle edicole è stata causata dall’avvento del digitale, una rivoluzione che ha cambiato tantissimo anche l’informazione “disintermediandola” e facendo sì che giornali e riviste lasciassero il campo a blog, social e alle pagine internet dei quotidiani stessi. Un processo che ha radicalmente cambiato non solo il modo di informarsi, accendendo un pc, un tablet o cliccando su uno smartphone ma anche la modalità di pubblicare l’informazione stessa: contattare la redazione di un giornale non è più necessario, basta andare su un social per assicurare il massimo della diffusione possibile di un fatto, una notizia, un parere che si vogliono rendere pubblici.
Questa disintermediazione non ha risparmiato nemmeno noi, benché siamo online. Una volta si contattava la redazione di Incontri, spesso con una telefonata o più facilmente fermando per strada uno dei redattori, per far sapere che si era laureato un figlio, che i genitori festeggiavano un anniversario di matrimonio, che una coppia festeggiava l’arrivo di una bambina o che un’attività commerciale stava per aprire. Oggi tutto si annuncia con un post sui social ed il paradosso è che, a volte, la redazione di Incontri fatica a trovare la collaborazione richiesta per dare una notizia, fare un approfondimento, aggiornare la comunità locale sulle novità che potrebbero interessarla. E parliamo di argomenti serissimi.
È capitato, infatti, al sottoscritto e ad altri, di non ricevere una semplice risposta a una richiesta di contatto, rinviare a tempo indeterminato una semplice telefonata per approfondire un argomento. Fino a dire in modo franco: “Non ho tempo”. Il tutto perché? Semplice: si fa tutto da soli – o, meglio, ci si illude di farlo– sui social. E magari ci si dimentica – ad esempio – che chi non è online, come molti anziani, Incontri lo legge stampato prendendolo da un’edicola o una copisteria. Oppure che non tutti saranno i nostri contatti, magari quelli che ci mettono un like.
La verità è che ci si sottrae al confronto, alla domanda scomoda, allo spunto di riflessione che spesso si può avere facendo un ragionamento a voce alta con un interlocutore. E non si dà l’apporto alla crescita di una comunità perché sia completamente informata. Un atto tutt’altro che social(e).
No, non scriviamo queste righe perché ci sentiamo poco considerati, non la facciamo nemmeno per “vendicarci” di chi ci ha negato la sua disponibilità a un’intervista. Lo facciamo semplicemente perché se un gruppo di persone ha sentito il bisogno di ridare voce all’informazione locale dopo anni di silenzio è perché pensa che abbia ancora senso rilasciare un’intervista, fornire dei numeri per un approfondimento. Tutto ciò accade perché noi di Incontri crediamo che informare una comunità sia prima di tutto un dovere. E, per i cittadini, un diritto da poter godere in maniera completa e approfondita. Un post su Facebook non lo fa.
newsletter 18 – febbraio 2024
