La maestra Laura Scanu racconta l’evoluzione dell’insegnamento dal 1980 a oggi. Dopo quasi mezzo secolo in cattedra alle elementari di Magliano è andata in pensione
“Maestra ho finito il libro delle vacanze”. Una frase che la maestra Laura si è sentita pronunciare dalle vocine dei suoi alunni centinaia di volte. Per quasi 45 anni. Ma alla ripresa della scuola, a metà settembre, non era più in cattedra.
Lei è Laura Scanu, insegnante per qualche generazione di maglianesi, che da qualche settimana è in pensione. Quello che è appena iniziato nelle scuole elementari è il primo ciclo che parte senza di lei dal 1980 in poi. Due giorni prima della campanella ha incontrato i colleghi e raccolto i suoi libri. Ora si dedicherà ai suoi progetti teatrali, farà la nonna e ha in progetto di scrivere un nuovo libro dopo i due romanzi usciti negli anni scorsi.
Si resta insegnanti tutta la vita? E come è cambiato questo ruolo in tutti questi anni?
“Come per i medici anche per gli insegnanti le nuove tecnologie hanno cambiato tutto, internet in particolare, è rimasto, almeno per me, sempre un lavoro bellissimo che auguro a chiunque”.
Come è iniziato tutto?
“Grazie a uno zio che staccò un manifesto all’università. Era il 1980 e l’anno prima di ero diplomata. Quel manifesto era il bando per il reclutamento per il corso degli insegnanti di sostegno. Quasi una novità per l’epoca considerando che quel corso era il secondo anno che si faceva”.
Quella dell’insegnante di sostegno è stata la tua prima esperienza a scuola. Come era quel ruolo negli anni ’80?
“Ho fatto l’insegnante di sostegno per 15 anni, dal 1985 fino al 2000. Un’esperienza che ha valorizzato il mio percorso e che rifarei sempre”.
Poi?
“Sono passata all’insegnamento comune senza mai smettere di studiare e aggiornarmi. Ho perfezionato l’inglese (che insegnerà nell’ultima fase della sua carriera, ndr) con una borsa di studio in Gran Bretagna, a 45 anni mi sono iscritta all’università conseguendo la laurea triennale prima e la specialistica poi, sostenendo anche esami scritti e orali di lingua araba. Poi ho terminato anche l’anno integrativo per l’insegnamento”.
Sei rimasta ad insegnare sempre a Magliano.
“Tranne un anno a Toffia, sempre qui. Quella scuola, come molte mie colleghe e colleghi, è diventata una seconda casa. E anche negli anni che abbiamo vissuto nell’immobile della scuola media c’è stato un forte legame e spirito di squadra tra tutti gli insegnanti di tutti i cicli”.
Hai avuto davanti, tra i banchi, diverse generazioni.
“Eh sì. Negli ultimi anni sono capitati anche dei bambini e bambini che mi hanno detto: ‘Mamma mi ha detto che sei stata la sua maestra’. È una grande emozione veder crescere gli alunni che hai avuto davanti per diversi anni, specie quando vedi persone oggi adulte che magari hanno superato piccoli disagi dell’infanzia proprio grazie alla scuola”.
Sei stata anche una maestra-giornalista…
“Si, grazie al collega Guido Poeta, che è stato un faro per molti insegnanti. Per diversi anni, grazie a Incontri, portammo avanti un piccolo laboratorio al quale prendevo parte insieme a Guido e a diversi collaboratori, allora giovanissimi, della testata. È stata una bella esperienza anche quella”.
Le idee per allargare l’orizzonte della scuola classica non sono mai mancate.
“Con Guido portammo avanti anche dei progetti sotto l’aspetto storico, poi ci sono stati i viaggi e i progetti all’estero, il progetto piazza oppure esperienze teatrali. Con i miei alunni abbiamo realizzato anche un cortometraggio. L’idea è stata sempre quella di offrire più percorsi, più varianti agli alunni in modo da dargli l’opportunità di scegliere il loro futuro secondo le loro attitudini. Ricordo che in un progetto teatrale uno degli alunni ci parlò della sua passione per la danza che in qualche modo assecondammo. Oggi è un ballerino professionista. Quando si fa un bilancio, queste sono le cose che alla fine danno un vero senso all’insegnamento”.
Incontri newsletter 33 – settembre-ottobre 2025

