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La Motostaffetta dei Caschi rossi a Magliano contro la violenza di genere

Sensibilizzazione nelle scuole, incontri con la comunità e il Diario di Bordo del cambiamento: un’iniziativa che parla di rispetto e uguaglianza. Fiorenzo Francioli racconta il progetto: una staffetta che ha attraversato l’Italia

Porta il numero 45 la tappa della Motostaffetta partita da Roma l’8 marzo, giunta a Magliano, in una calda giornata di novembre in coincidenza della giornata della gentilezza, mercoledì 13. Un viaggio che si è concluso poi il 25 novembre in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Dopo aver attraversato tutta l’Italia, i tedofori partiti da Viterbo dell’associazione Angeli in moto hanno portato un messaggio di non violenza a circa cento alunni dell’Istituto omnicomprensivo Sandro Pertini grazie al patrocinio del Comune e della Provincia di Rieti. Si trattava del progetto Caschi Rossi sotto lo stesso cielo.

Ma in cosa consiste il progetto Caschi Rossi? A spiegarlo è Fiorenzo Francioli, responsabile delle sezioni locali di Rieti e Viterbo di Angeli in moto e coordinatore, nel Team Caschi Rossi, di tutte le tappe della Motostaffetta. “La scintilla iniziale è stata la dolorosa esperienza di vita condivisa da una nostra volontaria della sezione di Ragusa, che sin dai primi mesi di attività associativa ha espresso la volontà di dar vita a ‘un qualcosa’ che si schierasse dall’unica parte nella quale abbia senso e valore schierarsi: la condanna a ogni forma di violenza e discriminazione e il contributo concreto al cambiamento culturale necessario e di sostegno alle vittime”.

Perché nelle scuole?
“Perché la cronaca ci racconta che si sta abbassando sempre di più l’età di ragazze e ragazzi coinvolti in storie di violenza contro le donne. Tutti noi lo scorso anno fummo travolti dalla commozione del femminicidio della Giulia Cecchettin. In quei giorni nei giornali e nelle tv giravano interviste a giovani e giovanissimi che consideravano quasi normale una idea di possesso dell’altra o dell’altro. Dobbiamo fare qualcosa per cambiare questo paradigma. Fosse anche nell’uso lessicale di termini relazionali violenti. Perché è lì in quell’età che si formano la coscienza, la personalità e la consapevolezza. A volte il problema nasce nelle famiglie stesse delle ragazze e dei ragazzi magari assuefatti ad un clima di prevaricazione già dentro le mura di casa. E’ anche dentro la Scuola che si può e si deve provare ad arginare i fenomeni di devianza”.  

Come ogni staffetta, i volontari si scambiano un testimone, nel vostro caso si tratta di un casco rosso per l’appunto e un libro. Cosa contiene quel libro?
“Il libro: accanto al casco rosso, l’altro testimone della Motostaffetta, è stato il libro Donne sotto lo stesso cielo – storie e poesie  a cura di Pamela Di Lorenzo con Luciana Raggi e Maurizio Mazzurco, edito dalla Nemapress nel 2023. È il frutto di un progetto, dal quale prende il nome, nato in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne del 2022 e ideato e promosso dall’associazione SiAmo VII, la cui presidente è proprio la curatrice, la dottoressa Pamela Di Lorenzo. Il volume raccoglie poesie di artisti, professionisti, rappresentanti di istituzione e associazioni culturali ma soprattutto la storia di dieci donne e le opere delle bambine e dei bambini studenti dell’IC Raffaello di Roma”.

“La copia del libro Donne sotto lo stesso cielo che ha viaggiato per l’Italia assieme al casco rosso è stata un’edizione speciale, andata in stampa appositamente per la motostaffetta, con alcune pagine bianche da riservare per le ‘firme’ e i pensieri delle istituzioni, dei rappresentanti delle associazioni antiviolenza, delle scuole, dei tedofori e dei cittadini che hanno partecipato alle varie tappe. Paginesulle quali hanno potuto apporre i propri pensieri sul tema della lotta contro la violenza sulle donne e di genere. Anche a Magliano è stato così. Questa speciale copia si è così trasformata prendendo nuova vita ancora e alla fine ha fatto del libro stesso un Diario di Bordo della Motostaffetta”.

L’attività di “Angeli in moto” è tutta rivolta al sociale, a chi soffre, persone alle quali vi adoperate per portare un aiuto concreto. In questo caso la vostra non è una posizione di “soccorso”, ma di sensibilizzazione e prevenzione. Un ruolo ben diverso.
“In realtà anche Caschi rossi potrà essere una azione di ‘soccorso’ e si è rivolto a donne, uomini, ragazzi, famiglie, istituzioni, associazioni. A chiunque abbia a cuore il rispetto, la dignità e l’uguaglianza. Abbiamo voluto sensibilizzare l’opinione pubblica, scuotere le coscienze, far riflettere e aprire gli occhi di tutti. La violenza di genere non è solo un problema delle vittime, ma una piaga che colpisce l’intera società. Attraverso Caschi rossi, abbiamo voluto che ogni persona incontrata si sentisse coinvolta e responsabile di porre fine a questa ingiustizia. Per il futuro vogliamo supportare le vittime  di violenza di genere spesso che si sentono sole e impotenti. Caschi rossi è il primo passo verso un cambiamento. Vogliamo offrire, in rete con chi già opera nei territori,  servizi di ascolto, supporto e consulenza alle vittime, aiutandole a trovare la forza per affrontare la loro situazione e a ricostruire le loro vite. Perché la violenza contro le donne non è solo un problema di donne, ma una ferita profonda che lacera l’intera società promuovendo una cultura del rispetto e della non violenza, basata sull’uguaglianza di genere”. 

Avete incontrato tanti ragazzi nelle tappe che vi hanno coinvolto. Cosa porterà per sempre nel cuore?
“Questa domanda è davvero “potente” e mi è stata fatta anche da un alunno della 4^ elementare dell’Istituto Comprensivo Raffaello di Roma il giorno 22 novembre, in occasione del ritorno a Roma della Motostaffeta. La sua domanda, mi pare che si chiamasse  Lorenzo, era stata anche più ”impertinente’. Del tipo: come sei cambiato da quando è iniziata ad adesso che è finita? Ma lo sai che sono giorni che ci penso? Ho interagito con centinaia di persone, volontarie e volontari di Angeli in moto delle varie sezioni dove erano stati organizzati eventi ed incontri, ho visto centinaia di foto, di volti, di luoghi meravigliosi dove sono passate le tappe. Mi sono commosso nel vedere il nostro Casco Rosso nel cortile della casa di Alda Merini a Milano. Decine di piazze bellissime ed in ogni appuntamento i volti di persone consapevoli dell’argomento vicino ad altre, forse per la prima volta sfiorate dal tema portato in maniera inusuale. Ho imparato che le cose possono anche essere molto diverse dalle nostre aspettative. Ho colto anche la ‘fatica’ di accendere la scintilla. Mi sono a volte ‘arrabbiato’ con me stesso per non aver fatto abbastanza in alcuni passaggi. Ho visto però anche l’orgoglio di tutte le nostre sezioni di essere parte di questo grande progetto che magari sarà stato soltanto un seme messo in terra”.

“Forse ne potrà nascere un pianta, bisognerà dargli cure, concime di idee e buone pratiche, irrigarne il germoglio senza farlo affogare. Ho visto le istituzioni e le forze dell’ordine esserci sempre più vicine e riconoscere in Angeli in moto persone serie ed affidabili al servizio degli altri in maniera pura. Ecco cosa porterò sempre nel cuore di questa esperienza: La consapevolezza di poter essere stato dalla parte giusta di un problema da risolvere. Oggi, dopo questi mesi, ho imparato che si possono sempre ricevere grandi lezioni”. 

Incontri newsletter 26 – dicembre 2024