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La storica crisi mediorientale vista da Magliano Sabina

Controcanto: l’opinione di Luca Nesta. Dalla mozione consiliare sui due Stati alle campane per la Palestina: il dibattito internazionale polarizza le posizioni

In un mondo travagliato da tanti conflitti, anche una comunità locale piccola come quella di Magliano può sentirsi emotivamente e giustamente coinvolta come dimostrano posizioni prese da personaggi pubblici, istituzioni e la comunità ecclesiale. L’annosa questione palestinese polarizza in tutto l’attenzione dell’opinione pubblica locale: abbiamo cominciato dalla mozione approvata dal consiglio comunale sulla soluzione “due popoli, due stati”, si è proseguito con l’iniziativa Disertiamo il silenzio, promossa da un ex parroco di Magliano e consistente nel suonare le campane la sera del 27 luglio, si è finito (per ora…) con la condivisione sui social, per acclarato sostegno, delle gesta della Global Sumud Flotilla.

In mezzo a tutto questo, e proprio a metà agosto alla celebrazione della messa di precetto, ho potuto udire un’omelia in cui si parlava di “ebrei del nord ed ebrei del sud, ebrei buoni ed ebrei cattivi e poi ci sono i coloni, che facevano tanti anni fa proprio quello che fanno oggi”. E proprio mentre ero intento ad ascoltare il commento del sacerdote alle sacre letture del giorno che ho avuto un sobbalzo: la polarizzazione dell’opinione pubblica, la presa di posizioni sempre più antitetiche riguardano oramai tutti, Santa Romana Chiesa compresa, come ricordano anche le parole di Papa Francesco con quel suo “abbaiare della Nato alle porte della Russia”.

Ora, volendo fare un ragionamento un po’ più articolato, ci si può tranquillamente rendere conto che andarsi ad inerpicare sul terreno del conflitto israelo-palestinese, significa scivolare sulla banalizzazione, considerando che è impossibile farne una sintesi. Nella sintesi si perdono le informazioni superflue ma si conserva il significato, nella banalizzazione viene meno proprio il significato di ciò che si cerca di illustrare.

In quell’area del mondo c’è un conflitto che va avanti da 80 anni, ogni volta che c’è stata una minima speranza di soluzione è stata subito sopita dagli estremismi, tutti noi siamo portati a “tifare” per i più deboli e nessuno può rimanere insensibile di fronte a immagini di bambini uccisi o denutriti. Però non sempre si tiene sempre conto della differenza tra ebreo, parola usata per identificare un gruppo etnico-religiosi, e israeliano, cioè un cittadino dello stato d’Israele che è prigioniero anch’esso delle decisioni del proprio governo, vittima degli estremismi politici, ma che è libero di contestare per la gestione degli ostaggi.

Non va mai dimenticato che in Medio Oriente, l’unica, vera, grande democrazia è quella di Israele, dove 600 ex soldati e membri dell’intelligence hanno messo per iscritto il loro dissenso contro il primo ministro per l’invasione della striscia di Gaza mentre in quest’ultima parte del mondo, la più densamente popolata, c’è un popolo che è ostaggio prima di tutto di chi dice di volerlo proteggere come gli estremisti di Hamas, che non consentono agli abitanti di fuggire e li usano come scudi umani.

Gridiamo pure la nostra indignazione su come sta andando il mondo ma non dimentichiamoci che possiamo farlo perché siamo nati nella parte occidentale, piena di democrazie liberali che ci consentono dire ciò che pensiamo.

Incontri newsletter 33 – settembre-ottobre 2025