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Più morti che nati, più emigrati che immigrati: cala la popolazione

Nel 2022 a Magliano sono decedute 67 persone, ne sono venute al mondo 24. Diminuiscono gli immigrati, italiani e stranieri. Senza questi ultimi non sarebbe stata formata la prima classe dell’asilo. Il caso degli ucraini

Al pari del cambiamento climatico, della sostenibilità ambientale e della guerra, anche il tema del calo demografico è, purtroppo, uno degli argomenti all’ordine del giorno. Ed è un problema che affligge anche Magliano, dove il saldo tra nati e morti, tra emigrati ed immigrati (cioè chi cancella o iscrive la propria residenza nel nostro comune), è strutturalmente negativo. Il numero di morti è costantemente superiore a quello dei nati, come è costante il deflusso di persone che portano la loro residenza fuori dal territorio comunale.

Diamo una dimensione a questi numeri: nel corso del 2022, i nati sono stati 24 mentre le persone che ci hanno lasciato ammontano a 67, con una differenza negativa di 43. Una tendenza discendente che è stata una costante negli ultimi 20 anni, come evidenziano le statistiche dell’Istat: nel 2001 risiedevano a Magliano 3.746 persone che sono diventate 3.483 nel 2021, con un calo di 263 unità, il 7% in meno. Cambia anche la composizione dei nuclei familiari: nel 2003 c’erano 1.380 famiglie con una media di 2,71 persone per nucleo famigliare, mentre nel 2019 (ultimo dato Istat in validazione), le famiglie sono salite a 1.555 con una media di 2,3 persone per ciascuna.

Anche il fenomeno immigratorio segna il passo

Anche il saldo migratorio fa registrare una tendenza decrescente: nel 2020, 61 persone hanno portato la residenza a Magliano mentre 110 l’hanno cancellata, con una diminuzione di 49 persone. Leggermente meglio nel 2021 quando, pur restando negativo il saldo, 110 persone si sono iscritte all’anagrafe maglianese e 122 si sono cancellate. “Il decremento demografico è un fenomeno nazionale – dice il sindaco Giulio Falcetta – e neanche Magliano ne è immune. Tuttavia, la tendenza dell’ultimo biennio può essere inficiata da un’operazione di aggiornamento e bonifica della nostra anagrafe, che ha portato a cancellare circa 200 persone il cui accertamento di mancata residenza richiede tempi burocraticamente lunghi”.

Quest’anno senza i bambini di origine ‘straniera’ non saremmo riusciti nemmeno a fare la prima classe dell’asilo comunale.

Giulio Falcetta

“Dobbiamo metterci in testa che il fenomeno immigratorio è essenziale per la nostra comunità” prosegue il primo cittadino. “Quest’anno senza i bambini di origine ‘straniera’ non saremmo riusciti nemmeno a fare la prima classe dell’asilo comunale. Immigrazione vuol dire, da sempre, diversità ed energia in quanto, i figli delle persone che vengono dall’estero, soprattutto dalle realtà più povere della nostra, sono da sempre caratterizzati da una maggiore voglia di emergere”. 

Le presenze degli ucraini sono state a tempo

Anche la guerra in Ucraina ha generato un flusso migratorio verso Magliano. “Ancora una volta i maglianesi si sono dimostrati persone dall’enorme spirito di accoglienza e di inclusione”, prosegue Falcetta. “È commovente quello che hanno fatto i nostri cittadini, ospitando nelle case sfitte ben 27 persone di nazionalità ucraina, soprattutto donne e bambini sfollati dalla guerra. Molti di loro, dopo aver fatto un passaggio di qualche settimana o mesi da noi, si sono ricongiunti a parenti in altre parti del mondo o, in minor parte, sono tornati nella loro patria.

Un nucleo famigliare di quattro persone si è trasferito in Austria dopo che una ragazzina è stata selezionata per le sue abilità nel canto, l’audizione l’ha tenuta on-line da Magliano. Ora il comune sta indicendo un bando per rimborsare a queste famiglie le spese per le utenze durante il periodo in cui hanno ospitato gli sfollati dalla guerra”. Insomma, la piccola Magliano ha dato l’ennesima prova del suo spirito di accoglienza, nel solco di una tradizione che ha visto beneficiare del calore dei maglianesi i marocchini, sin dagli anni ottanta, gli albanesi, nei primi anni novanta e, da ultimo, i rumeni.

newsletter 10 – marzo 2023