Il grande schermo per i maglianesi è stato un rito iniziato prima della Grande Guerra. La seconda metà del 900 è stata caratterizzata dalle proiezioni e dai personaggi che animarono questa vera e propria istituzione dell’intrattenimento
C’era un tempo in cui a Magliano Sabina il cinema non era solo uno spettacolo, ma un appuntamento, un rito, un modo di stare insieme. Un tempo in cui la domenica pomeriggio aveva un profumo preciso – quello del fumo di sigaretta mescolato al legno delle poltroncine – e un suono inconfondibile: il ronzio della macchina da proiezione che annunciava l’inizio del film.
La storia del cinema a Magliano è una storia fatta di nomi, volti, voci e gesti quotidiani. Ed è proprio da qui che prende avvio questo viaggio nella memoria, intrecciando le preziose ricostruzioni di Maurizio Mola (in due puntate su Incontri di febbraio e marzo 2000) e i contributi storici di Guido Poeta, che con passione e rigore ha raccontato le origini e l’evoluzione del cinema maglianese dalle prime proiezioni fino ai giorni nostri.
L’arrivo delle prime proiezioni a Magliano nel 1911 fu un evento straordinario. Il cinema portava il mondo in paese, spalancava finestre su realtà lontane, faceva sognare contadini, artigiani, ragazzi e famiglie intere. Non era solo intrattenimento: era modernità, stupore, condivisione. Le sale improvvisate, i primi schermi, le apparecchiature rudimentali non impedirono al cinema di diventare rapidamente un punto di riferimento culturale e sociale. Ogni proiezione era un piccolo avvenimento, commentato prima e dopo, discusso per giorni nelle strade e nelle botteghe.

Poi venne il Cinema Italia, affacciato su Piazza Garibaldi. Ed è qui che la memoria si fa più viva, più affettuosa, più “amarcord”. Maurizio Mola, nel suo racconto in due puntate del 2000, restituisce immagini che sembrano ancora muoversi davanti agli occhi: la folla in attesa, i ragazzi impazienti, le famiglie al completo. Alla cassa c’era Rina Cesari, presenza discreta ma imprescindibile. Ad aprire le porte “Ceccalettu” Fernando De Angelis, mentre dietro le quinte lavorava Ulderico Bellucci, custode della magia della proiezione. Tutti nomi che oggi appartengono alla storia del paese, ma che allora erano parte naturale della vita quotidiana.

Le sedie erano dure, le poltroncine spesso rotte, l’acustica tutt’altro che perfetta. Le pellicole arrivavano con anni di ritardo, già consumate, pronte a spezzarsi sul più bello. E quando succedeva, partivano i fischi, le urla, le proteste dei più giovani. Ma nessuno se ne andava: anche l’attesa faceva parte dello spettacolo.
C’erano i western, amatissimi, seguiti con partecipazione rumorosa. Al grido di “Arrivano i nostri!” il pubblico si sentiva parte della storia. E poi i film sentimentali, quelli con Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson, da Catene a Tormento, che riempivano la sala di fazzoletti e sospiri, soprattutto tra il pubblico femminile. Si proiettava anche durante la settimana, soprattutto quando i film erano “spinti”, con quegli spogliarelli che facevano discutere e attiravano curiosità. Il cinema era tutto questo: emozione, evasione, chiacchiera, trasgressione controllata.

Con il miglioramento delle condizioni economiche e l’arrivo della televisione, qualcosa iniziò a cambiare. La concorrenza dei cinema di Civita Castellana e Terni si fece sentire. Si tentò il restauro, le proiezioni temporanee nel teatro comunale, ma i problemi rimasero. Nella primavera del 1978 Augusto Granati, ultimo proiezionista dopo Fiore Innocenti, spense definitivamente la macchina. Cesarina Placidi vendette l’ultimo biglietto. Il Cinema Italia chiuse, e con lui si chiuse un’epoca.
Come racconta ancora Maurizio Mola, non fu solo una sala a spegnersi, ma un modo di vivere il tempo libero, di incontrarsi, di condividere emozioni. Nel 1999 la rinascita del Teatro Manlio, con poltrone comode e acustica perfetta, segnò un nuovo inizio, diverso, moderno. Ma mancava – e forse manca ancora – quel qualcosa di imperfetto e umano che rendeva unico il vecchio cinema.

Nel 2003 il proiettore è tornato in quello che era il Cinema Italia e sono riprese le proiezioni delle pellicole con piccole rassegne annuali. In occasione della riapertura molte delle persone che animarono il cinema di piazza, alcune erano ancora in vita, furono premiate. Il piccolo “cinema” del Manlio in questa epoca moderna, per quanto riguarda i film, ha dovuto fare i conti con la concorrenza delle grande sale dei centri commerciali.
Tuttavia quando il Teatro ancora per qualche giorno lascia lo spazio al grande schermo. Quando si spengono le luci. Quando la luce inizia a proiettare le immagini sullo schermo a diversi maglianesi, magari che hanno passato gli anta da un po’, sembra di sentire ancora l’odore delle sigarette in sala e i rumori dei film western. Il Cinema Italia in quel piccolo istante, come un incantesimo, continua ad esistere.
Incontri newsletter 37 – febbraio 2026

