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Se ne va Morino Massoli, memoria storica di Magliano Sabina

Scomparso alla soglia dei 99 anni il testimone del Ventennio che raccontava la cittadina negli anni del fascismo e anche tanti episodi di un passato più recente. Aveva un archivio di foto d’epoca

È scomparso un pezzo di memoria collettiva di Magliano Sabina. Testimone del Ventennio, della ricostruzione del Dopoguerra e di una gran parte dell’ultimo scorcio del 1900. Morino Massoli, classe 1926, è venuto a mancare il 5 settembre scorso a un mese dal 99° compleanno (era nato l’8 ottobre). Alle sue esequie non molte persone, come capita ai quasi centenari. Eppure in questo ultimo scorcio di esistenza, Morino – da Roma dove risiedeva e da Magliano d’estate – non ha mai fatto mancare la propria voce, grazie anche a una sorprendente capacità di cavarsela con le piattaforme online e al suo spirito propositivo su piscine, manutenzione del territorio e tutela dei beni culturali. Nella Capitale dirigeva il coro del Centro anziani di via Sabotino, nel rione Delle Vittorie a Prati.

Morino Massoli mentre dirigeva i coro Fantasy del Centro anziani di via Sabotino

Morino Massoli, imprenditore edile in pensione, possedeva una ricca collezione di foto, spesso risalenti all’epoca del fascismo. Immagini che sapeva descrivere con nomi, cognomi, aneddoti. Dobbiamo alla sua memoria anche il racconto orale sulla vita quotidiana, sulle persone, sui luoghi del fascismo. Impegnato nell’Azione cattolica sin da ragazzino è stato anche vicinissimo a don Guido Trombetta e ha lavorato alla ideazione e costruzione dell’attuale Santuario della Madonna di Uliano a Chiorano.

La sua stessa esistenza – ha narrato pubblicamente ai maglianesi come era la vita scolastica negli anni ’30 in occasione dell’inaugurazione dell’Edificio – è degna di un racconto. Lo incontrammo un anno fa, a metà settembre, per raccogliere sue memorie sulla vita a Magliano durante il Regime e che in futuro cercheremo di pubblicare su Incontri. Fu anche l’occasione per avere scampoli della sua vita, per certi versi movimentata.

Il ragazzino che serviva messa per quattro soldi

Già da sei anni – siamo dunque nel 1932 – Morino andava in Cattedrale per servire messa assieme ad altri due o tre ragazzini in occasione delle funzioni che i tanti professori del Seminario – tutti preti – celebravano a San Liberatore. “L’arciprete don Lorenzo De Angelis ci dava quattro soldi a Messa.  Mego, il sacrestano, prendeva appunti. La domenica poi il parroco ci dava queste belle sommette: erano dieci, 12 messe a quattro soldi”. Da ragazzetto viene mandato dal padre, muratore, a bottega da un falegname.

Dal falegname che lo umiliava al lavoro con i danni di guerra

“Ci sono andato per mesi”, raccontava un anno fa Morino. “Non facevo altro che fare fuoco per sciogliere la Colla Cervione. Mi dicevo: va bene, ma quando imparo a fare falegname?” Presto la verità fu chiara: all’epoca c’erano troppi falegnami e nessuno insegnava niente a nessuno. Un giorno portò la colla che secondo lui era sciolta, ma non per il falegname: “‘Mori’, ma questa è dura!’ E mise il dito dentro. ‘Vedi?’. Risposi: ‘Ma che dura!’ E me la strisciò sulla bocca. Ho visto tutto rosso: uscii di fuori – le strade allora erano imbrecciate – presi due brancate di breccia, andai là, gliele tirai in faccia”.

Morino raccontava con disincanto e ironia le disavventure della sua gioventù, un mondo difficile se visto con gli occhi di oggi. Il lavoro all’Associazione nazionale agricoltori diretta da un certo Gigi Marciani, “che stava dove oggi si trova la gelateria del Bar Roma”, mentre era studente dell’avviamento agrario (equivalente a un professionale fatto in età di scuola media). Fu costretto dall’ispettore provinciale, con grande scorno, a togliersi il gagliardetto dell’Azione cattolica evidentemente incompatibile con l’iconografia fascista.

Morino Massoli con la moglie Silvana Taddei

Poi l’istituto tecnico industriale a Terni per frequentare il quale andava in bicicletta alle 5:30 del mattino a Borghetto dove passava un treno per la Germania che faceva scendere gli studenti nella città umbra. Un solo anno di scuola, poi il bombardamento della stazione di Terni lo costrinse a trasferirsi a Roma, dove – non avendo la tessera annonaria e finendo le provviste della madre al mercoledì o giovedì – si sfamava con le cozze. “Col passare degli anni ho capito perché sono rimasto a uno e 60 d’altezza. Perché io nel 1940, avevo 14 anni, stavo già a uno e 60, però dopo non sono cresciuto più per deficienza di alimentazione”.  

Oltre che per la facciata della sua abitazione in piazza Garibaldi che aveva una copertura, oggi scomparsa, che la faceva chiamare la “piscina” Morino tra i maglianesi era conosciuto perché aveva vissuto per anni in Messico.“Finita la guerra, io ero appena diplomato e non c’era lavoro” raccontava Morino. “Con Alberto Marciani ci siamo dedicati a fare le pratiche per i danni di guerra. Questo nel 1944. A Magliano sono cadute tante cannonate: c’è stato lavoro abbastanza interessante, anche se tanti ci dicevano: ‘Sì, però io ti pago quando mi danno i soldi’”. Andati a vuoti i concorsi – molti posti erano riservati a ex combattenti, capifamiglia e invalidi – Massoli non trovava da fare

I padri messicani a Magliano in una foto dell’archivio di Morino Massoli

Tredici anni in Messico, poi il ritorno per la famiglia

“Allora mi sono avvalso della conoscenza dei preti messicani (che stavano al monastero della Madonna delle Grazie ndr) che mi hanno fatto un contratto di lavoro con un’impresa in Messico e io sono andato là a colpo sicuro. Sono partito nel 1949, avevo 22 anni, e sono tornato nel 1962: ci ho vissuto per 13 anni. Ma sono dovuto tornare prima del previsto: è morto mio padre, poi è morto pure Mario, mio fratello, a 37 anni. Era rimasta mamma sola con l’attività della tintoria. Perché mandarla alla malora? Allora ha fatto ritornare subito mia moglie (Silvana Taddei ndr) con i figli a Magliano. Io avevo un cantiere: stavo costruendo una scuola collegio. Ho detto: finisco il lavoro e poi la raggiungo”.

L’ultima battaglia per il quadro del monastero di Santa Croce

L’ultima sua preoccupazione per l’amata Magliano risale allo scorso luglio, quando si interrogava – e ci interrogava – sulla sorte di una quadro a olio, che diceva essere di tre metri per due, che stava nel parlatorio del Monastero di Santa Croce. “Che fine ha fatto? Dove si trova adesso?” chiedeva Morino. Un dipinto per il quale, già nel 2024, nel pubblicarne una foto con davanti la Badessa Maria Teresa Anniballi reclamava una adeguata collocazione dopo che il convento era stato venduto.

Incontri newletter 33 – settembre-ottobre 2025