Memories. Negli anni ’70 il circolo privato fu il luogo dove una generazione conobbe il rock ascoltando insieme i dischi. Ma lì si trovava anche l’intimità
Club. Detto così sembra la solita congrega di persone esclusive e molto benestanti. Sicuramente esistevano anche all’epoca, nei pieni anni 70, ma si chiamavano in un altro modo. Uno dimorava a Magliano, al secondo piano di un vecchio palazzo patrizio, ed era il misterioso “circolo”, al quale la voce popolana aggiunse “dei signori”. Ma questa è un’altra storia.
Ora dovete capire che in quegli anni non essendoci internet o i telefonini e quindi tutto ciò che ne deriva, per noi intorno ai vent’anni con pochi soldi in tasca, senza patente i più, e quindi senza auto, c’era la necessità di avere un luogo tutto nostro dove ascoltare musica, nel mio caso suonare, stare insieme per fumare una sigaretta. Ma soprattutto avere la possibilità di avere un po’ di intimità con la fidanzatina, cosa difficile per l’epoca: le ragazze all’epoca dovevano rientrare a casa prima del buio.
Il mitico club dei giovani di via Maglianello: la “trappola”
Quindi dopo una ricerca accurata la scelta cadde su dei locali che erano proprietà di una anziana zia di Antonio Marciani, situati proprio all’inizio di via Maglianello. Erano praticamente due piccole stanze poste al primo piano al quale si accedeva tramite scala interna, la prima venne adibita principalmente ad ascoltare musica mentre la seconda oltre ad essere una sala prove del CTF Group, era il posto dedicato agli incontri romantici. Sandro Beccaccioli si occupava dell’amministrazione, in parole povere raccoglieva le quote per l’affitto. Famosa la frase con la quale mio padre, Ludovico Tondinelli, parlando con i suoi amici in piazza descrisse il posto: “Hanno fatto a trappola pe e femmine“.
Dal club al Centro di ricerca musicale con tanto di targa
Per qualche anno fu comunque un ottimo luogo di aggregazione, sicuramente per noi che avevamo un posto per suonare fuori del teatro vescovile, esiste una corposa registrazione in merito. Ricordo che Sergio il marmista sistemò una targa all’ingresso con questa scritta “Centro di ricerca musicale”, che rimase lì anche dopo che lasciammo i locali, ma erano altri tempi. Ora lo stabile è stato completamente restaurato, ci abita una famiglia. Ma ogni volta che ci passo davanti, e ci passo spesso per andare a trovare l’amico Francesco Urbanetti, la mente corre a quegli anni a rivivere per un attimo quelle storie mai dimenticate.
newsletter 16 – novembre 2023

