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Torna a Magliano il “Marzio Marini”, ma sarà una Casa di comunità

Apriranno ospedali di comunità a Poggio Mirteto e a Passo Corese. Abbiamo letto l’atto aziendale della Asl, che prevede a Magliano Chirurgia, Lungodegenza e Geriatria. Ancora niente pronto soccorso

Non sarà l’ospedale di una volta, ma tornerà a essere un punto di riferimento per la sanità territoriale. L’ex “Marzio Marini” di Magliano Sabina, chiuso nel 2011, si appresta a riacquisire un ruolo all’interno della rete ospedaliera del Lazio, seppur con una fisionomia diversa rispetto al passato: niente reparti completi, niente pronto soccorso, ma un’articolazione ibrida che coniuga assistenza ospedaliera e servizi di prossimità.

Secondo quanto previsto dall’Atto aziendale della Asl di Rieti, adottato di recente per recepire piano regionale di riorganizzazione della rete ospedaliera (approvato a fine 2023), la struttura ospiterà una Casa di Comunità Hub, una Centrale operativa territoriale (Cot) e una sezione dedicata a 69 posti letto ospedalieri, suddivisi tra Chirurgia a bassa intensità (9 posti per acuti, in regime di Day Surgery), Lungodegenza (14 posti) e Geriatria (45 posti).

Il ritorno (parziale) della funzione ospedaliera

La Casa della Salute di Magliano, secondo i dettami del Pnrr, si trasformerà quindi in una Casa di Comunità Hub, centro nevralgico per l’assistenza territoriale del Distretto mirtense. Ma la vera novità, rispetto all’ultimo decennio, è il ritorno – seppur limitato – di attività ospedaliere all’interno dell’ex “Marini”.

La Casa di Comunità di Magliano dipenderà dall’ospedale De Lellis di Rieti

L’atto aziendale parla chiaro: i posti letto previsti saranno “funzionalmente dipendenti dall’ospedale di Rieti”, ma rappresenteranno comunque un importante snodo per alleggerire la pressione sul capoluogo, in attesa anche del completamento della ricostruzione dell’ospedale di Amatrice. In particolare, l’introduzione del Day Surgery e dell’Assistenza primaria avanzata (Apa) per over 65, potrebbe rappresentare una risposta concreta ai bisogni della popolazione locale.

Cot, la regia della sanità di prossimità

A breve sarà inoltre attivata nella struttura la Centrale operativa territoriale di tipo D, una delle novità più significative introdotte dal Pnrr. Il suo compito sarà quello di coordinare la rete dei servizi territoriali, pianificare le dimissioni complesse, gestire gli accessi ambulatoriali e le cure intermedie, con un focus particolare sui pazienti cronici. Un vero e proprio centro di regia della sanità di prossimità per tutta la Bassa Sabina.

Ospedali a Poggio Mirteto e a Passo Corese

Il nuovo assetto della sanità nel Distretto mirtense prevede la creazione, accanto alla Casa della Comunità di Magliano, di due Ospedali di Comunità da 20 posti letto ciascuno, uno a Poggio Mirteto (nell’edificio che già ospita il centro di riabilitazione) e uno a Fara in Sabina, precisamente a Passo Corese, dove sono in corso i lavori di adeguamento della sede Asl.

Case di comunità: in Italia solo 46 hanno attivato tutti i servizi. Bene gli ospedali di comunità

Secondo un monitoraggio dell’Agenas, a fine 2024 solo 46 delle 1.717 Case di comunità previste in Italia risultano pienamente operative, con tutti i servizi obbligatori attivi e personale medico e infermieristico presente. Altre 118 strutture offrono i servizi richiesti ma senza personale sanitario, mentre 485 hanno attivato almeno un servizio. Il divario tra Nord e Sud è marcato: 334 Case attive al Nord, 98 al Centro e solo 8 al Sud. Le Centrali operative territoriali (Cot) rappresentano un’eccezione positiva, con 642 su 650 funzionanti. Gli Ospedali di comunità, invece, sono indietro: solo 124 su 568 hanno almeno un servizio attivo.

La differenza tra Casa di Comunità e Ospedale di Comunità è sostanziale, ma complementare. La prima è una struttura territoriale che ospita team multidisciplinari composti da medici di medicina generale, pediatri, infermieri, psicologi, assistenti sociali e altri specialisti, ed è dotata di un punto unico di accesso (PUA) per la valutazione dei bisogni sanitari e sociali dei cittadini. L’Ospedale di Comunità, invece, è pensato come una struttura intermedia tra il domicilio e l’ospedale per acuti. È destinato a pazienti con patologie acute minori o con cronicità riacutizzate che necessitano di stabilizzazione clinica, ma non di un ricovero ospedaliero tradizionale. È gestito con presenza infermieristica continuativa, 24 ore su 24.

Un progetto ambizioso, ma legato ai soldi

Il rilancio del “Marzio Marini” come nodo strategico della nuova sanità territoriale dipenderà, in larga parte, dalla disponibilità di risorse umane e finanziarie. Il documento aziendale non nasconde che l’effettiva attuazione entro il 2026 – termine previsto – sarà condizionata alla capacità di reperire e impiegare personale qualificato. In sintesi, Magliano non tornerà ad avere l’ospedale che aveva un tempo, ma si candida a diventare un modello integrato di sanità di prossimità, in linea con i nuovi paradigmi assistenziali del post-pandemia. Un cambiamento che, se realizzato, potrebbe colmare le lacune della sanità territoriale e restituire alla comunità una struttura dimenticata, ma mai del tutto spenta.

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