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Un allenatore per amico, intervista al coach di Francesco Sorato

Ecco chi ha accompagnato l’arciere maglianese nella preparazione al nuovo titolo italiano: Giuseppe Marascia. Ex colonnello dell’Aeronautica racconta la straordinaria bellezza dello sport paralimpico

Fa di nuovo centro la freccia scagliata dall’arco di Francesco Sorato che, insieme al compagno di squadra Maurizio Panella ha portato a casa, lo scorso 28 maggio a Firenze, il titolo di campione del 35° Campionato Italiano Targa Para-Archery. C’è però un altro protagonista di questo ennesimo successo: Giuseppe Marascia, colonnello dell’Aeronautica in pensione e allenatore nell’A.S.D. Frecce Azzurre, la squadra di Sorato.

Quando ha iniziato?

“Sono ormai 10 anni. Ho intrapreso questo percorso timidamente con un ragazzo con disabilità, Antonio del Fosco, e poi è stata tutta un’escalation. Da sempre appassionato di tiro con l’arco ho conseguito il diploma per tecnico per arcieri paralimpici, ma lavorare con la disabilità era solo un desiderio che sembrava destinato a rimanere tale. Poi ho conosciuto il colonnello Roberto Punzo (GSPD Frecce Azzurre) e con lui ho avuto modo di mettere concretamente in atto quanto studiato. E ho compreso davvero una cosa fondamentale: le disabilità sono tutte differenti tra loro”.

Oltre ad allenare ragazzi con disabilità, partecipa anche a giornate di incontro con i ragazzi delle scuole per parlare di inclusione.

“Grazie agli atleti che seguo mi è capitato di andare in alcune scuole. In particolar modo in Abruzzo e con un ragazzo non vedente che, ciò nonostante, tira con l’arco. Abbiamo mostrato cosa significa avere una disabilità estrema e trovare, allo stesso tempo, strategie per superare quel limite. Parlare con gli studenti offre loro l’opportunità di conoscere e vivere la disabilità e li pone in una dimensione naturale di inclusione perché, come si dice, la disabilità è negli occhi di chi guarda. Il tiro con l’arco, poi, è uno sport inclusivo in tutti i sensi. Non è raro trovare sulla stella linea di tiro un atleta disabile e uno non. Il confronto tra loro esalta il principale punto di forza di un atleta paralimpico: la caparbietà e la testardaggine verso il raggiungimento dell’obiettivo”.

Come ha incontrato Francesco Sorato? 

“La storia ha dell’incredibile. Ho avuto un problema con il parafiamma del camino di casa che si è rotto. Ho telefonato alla ditta umbra che lo aveva prodotto per acquistarne uno nuovo. Parlando al telefono con una donna, è venuto fuori della mia passione per l’arco. La donna, che solo dopo ho saputo essere la zia di Francesco, di tutta risposta mi ha detto che anche lei aveva un nipote appassionato di arco, ma che non tirava più. Senza riflettere troppo ho chiesto il perché non lo facesse più. E questa donna mi ha spiegato. L’ho ascoltata e, con emozione, ho raccontato a lei della mia attività e ho chiesto di conoscerlo dopo avergli fatto vedere la mia pagina Instagram”.

E come è andata?

“In un primo momento Francesco non era contento di venire. Quando l’ho incontrato aveva proprio il muso lungo! Sono bastati però pochi minuti e subito l’iniziale sintonia si è trasformata in empatia. Oggi il nostro non è il classico rapporto di allenatore e atleta, ma di vero affetto. Quello che mi lega a Francesco è bene vero. E so che anche per lui è lo stesso. Il nostro è un rapporto molto forte. E allo stesso modo ha legato Francesco al suo compagno di squadra Maurizio”.

Lei ha parlato della differenza tra l’una o l’altra disabilità, ma tecnicamente come può una persona disabile praticare questi sport?

“Nulla è impossibile si tratta solo di adottare delle strategie e studiare i giusti ausili. Prendiamo il caso di Francesco.  Francesco è un atleta nato. In lui è insito lo spirito di competizione e la tenacia di chi da anni pratica sport a livelli agonistici. Quello che è stato fondamentale è l’aver trovato la giusta strategia: Francesco tira con un arco legato alla mano sinistra, lo tende attraverso alcune strategie articolari e, nella fase del rilascio, grazie al laboratorio delle Frecce Azzurre abbiamo inventato una leva che viene articolata dal viso la quale con una trazione del mento agisce sullo sgancio”. 

Se pensa al futuro, cosa vede per Francesco?

“Nella mia carriera, con i miei atleti, abbiamo vinto 21 titoli italiani e di questi sei li ha conseguiti Francesco a squadre. È un atleta giovane, tira da pochissimo tempo, ma da juniores ha ottenuto il record italiano della sua categoria indoor. Stiamo lavorando tantissimo con lui. Io non pongo e non ho limiti. Una delle mie frasi che uso abitualmente in alcune occasioni pubbliche è: ‘Oggi è per noi. Nulla è impossibile da realizzare’. Perché non poter pensare alla nazionale, ai campionati europei o mondiali? È giovane, ha davanti a se una vita già improntata nello sport, ha un atteggiamento agonistico. Non ha limiti. Intanto facciamo le interregionali e le nazionali. Nulla è impossibile”. 

Cosa ha imparato entrando nel mondo della disabilità?

“Nel paralimpismo quello che ti accade ogni volta che incontri una nuova persona è che pensi di sapere tutto perché hai studiato e avuto altre esperienze.  Ogni volta però ti accorgi che hai davanti una persona unica nella sua diversità. La saggezza di quesi ragazzi e di chi hanno intorno sta nel saper accettare questa loro diversità riscoprendo la rinascita in questa nuova vita”.

newsletter – settembre 2022