Dopo gli inizi a Magliano Valeria Annibaldi è stata a Dublino dove, conseguito il dottorato, ha lavorato alle cure per un tipo di leucemia. Oggi è a Colonia alle dipendenze di un’azienda biotecnologica
Sono tanti i maglianesi che girano il mondo e che esportano sapori, tradizioni, mentalità e lo spirito laborioso della nostra terra. Tra loro c’è pure chi dà un importante contributo alla scienza, dopo aver fatto un’impegnativa esperienza nei laboratori universitari e pure in quello delle preparazioni galeniche della storica Farmacia Surico di Magliano Sabina. Stiamo parlando di Valeria Annibaldi, laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche alla Sapienza di Roma, che ha lavorato nella farmacia di piazza Garibaldi per circa due anni, prima del trasferimento in Irlanda a fine 2006.
“Quella presso la Farmacia Surico è stata un’esperienza che ricordo con molto affetto” racconta Valeria. “Il carisma della dottoressa Luciana lo conosciamo tutti, suo marito Enzo era generoso e gentile, delle mie colleghe Rosanna e Lucia ammiravo l’infinita pazienza che avevano con le persone. Da tutti loro ho imparato che la prima qualità del farmacista è quella di saper ascoltare. Certi giorni il caffè lo bevevamo freddo, ma si lavorava con grande armonia. Tuttavia, sentivo che non era quella la mia strada”.
E di qui il trasferimento in Irlanda.
“Sì, per un dottorato di ricerca sono andata a Maynooth, una città universitaria vicina a Dublino. Durante quel percorso accademico e nei due anni successivi in cui ho lavorato come ricercatrice, mi sono occupata di sensori elettrochimici. Hai presente la macchinetta per misurare la glicemia? I sensori di cui mi sono occupata io invece erano pensati per misurare il livello di inquinanti nelle acque”.

Dopo avere ottenuto il dottorato di ricerca, Valeria Anniballi ha insegnato per un po’ chimica inorganica per poi andare a lavorare in un’azienda.
“Nel 2012 sono stata assunta dalla Avectas, una start up affiliata all’università che aveva l’obiettivo di creare e commercializzare una nuova tecnologia per modificare cellule, processo necessario per creare terapie cellulari, come ad esempio le cure CAR-T. La prima terapia CAR-T è stata approvata nel 2017 per la cura di un tipo di leucemia: in pratica si preleva un campione di sangue dalla persona malata e si isolano le cellule immunitarie, cellule che poi vengono geneticamente modificate in laboratorio per renderle capaci di distruggere le cellule cancerose. Dopo qualche giorno vengono re-infuse nel paziente e cominciano subito ad attaccare le cellule cancerose del sangue. Se il paziente reagisce bene alla terapia, migliora in pochi giorni e può essere in remissione già dopo poche settimane”.
Si tratta di cure che ancora non sono utilizzate sui pazienti oppure hanno un’applicazione nei reparti ospedalieri?
“La maggior parte di questo tipo di terapie sono ancora in fase sperimentale, ma ce ne sono alcune già approvate e disponibili. Ho dato il mio contributo alla ricerca sulle cure CAR-T lavorando insieme ai miei colleghi a un metodo innovativo chiamato Solupore® (poi brevettato dall’azienda stessa) che rende le cellule permeabili per pochi istanti in modo da fare entrare un piccolo frammento di mRNA, senza danneggiarle. Questo frammento di mRNA trasforma le cellule immunitarie in cellule CAR-T. Un lavoro immenso al quale siamo arrivati dopo centinaia di esperimenti deludenti che tuttavia non ci hanno mai fatto gettare la spugna”.
Approfitto dell’opportunità di questa intervista per lanciare un appello a favore della scienza, basandomi anche su quella che è la mia esperienza: le aziende farmaceutiche vengono spesso additate per la loro avidità ma la ricerca di una nuova cura costa tantissimo.
Valeria Anniballi
Sono ricerche costose?
“Approfitto dell’opportunità di questa intervista per lanciare un appello a favore della scienza, basandomi anche su quella che è la mia esperienza: le aziende farmaceutiche vengono spesso additate per la loro avidità ma la ricerca di una nuova cura costa tantissimo. Fare ricerca sulle cellule umane è costosissimo, spesso un processo può essere vanificato con facilità estrema, ogni volta che si apre un contenitore si espone il materiale a rischio di contaminazione. Posso assicurare che basta pochissimo per compromettere un lavoro di settimane e bruciare 5 o 10 mila euro per un test non riuscito”.
Adesso su cosa stai lavorando?
“Dal 2020 sono in Germania, a Colonia. Lavoro per la Lonza Cologne GmbH, un’azienda biotecnologica. Io e il mio team lavoriamo con un altro metodo già consolidato per modificare cellule immunitarie e non solo. Ci occupiamo di creare prodotti che vengono acquistati da laboratori di ricerca universitari ma anche da aziende che lavorano a terapie cellulari. Inoltre, testiamo le ultime novità in ambito biotecnologico per valutare come possano contribuire a creare delle prospettive di cura migliori per i pazienti negli anni futuri”.
(in copertina foto tratta dal sito Avectas)
newsletter 15 – ottobre 2023

