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Laura Marciani: “La mia ricetta per la ristorazione a Magliano”

Parla la chef del Ristorante degli Angeli. L’ideale di una cantina, un frantoio, un mulino e un mercato comunale. Futuro: “Puntare sulla scuola e sull’aiuto a chi inizia”. Il premio dell’Accademia italiana della cucina

Non un singolo piatto, ma tutto il menu, dall’antipasto al dolce. È questo il senso del Diploma di cucina eccellente 2026, assegnato al Ristorante degli Angeli dei fratelli Marciani. Il riconoscimento è stato consegnato nelle mani di Laura il 2 settembre a Rieti, dalla delegazione reatina dell’Accademia italiana della cucina. Per Laura è un riconoscimento che va oltre il valore professionale: “Noi siamo sempre sotto lo sguardo attento dei critici e dei clienti. Non si corre dietro ai premi, ma quando l’impegno viene riconosciuto, soprattutto da professionisti, allora si capisce di aver lavorato bene e di essere sulla strada giusta”.

Cucina e crisi: la clientela si restringe

Il premio, dunque, non è legato a una ricetta particolare, ma alla proposta nel suo complesso. Da qui la riflessione di Laura sul settore della ristorazione locale: “A Magliano, o comunque nei dintorni, ci sono realtà enogastronomiche diverse. Ci sono i fast food e c’è chi porta avanti una cucina tradizionale, basata sulla qualità e spesso con prodotti a chilometro zero”. Tracciato il quadro, ha subito colto i nodi: “Poi c’è la crisi economica, che si riflette anche sulla ristorazione, e la clientela disposta a scegliere e a spendere per questo tipo di proposta è sempre più di nicchia”.

Materie prime e stagionalità: quello che manca

Ma il problema non è solo economico. “C’è anche una scarsa conoscenza, spesso alimentata da quello che si vede in tv, dove la cucina è solo un momento, mentre la realtà è diversa. Inoltre, non si conoscono abbastanza le materie prime, il territorio e la stagionalità dei prodotti”. Perciò “un pranzo non è soltanto quello che sta nel piatto. Dietro ci sono il lavoro di chi produce le materie prime e la creatività e la professionalità di chi le trasforma”. Il segreto? “Forse dovremmo comprare meno, ma spendere meglio, evitando pure gli sprechi”.

Cantina sociale, mulino, frantoio da ritrovare

Il passo successivo, secondo Laura, è riportare la giusta attenzione alla dimensione locale. “Quello che desidero per Magliano è un ritorno alle radici, all’identità del territorio e ai suoi prodotti. Ogni luogo ha caratteristiche proprie che può raccontare anche attraverso la ristorazione”. Da qui l’importanza di recuperare una propria capacità produttiva. “Sarebbe bello rivedere la cantina sociale aperta, un mulino e un frantoio che lavorino sul posto i prodotti maglianesi o comunque della Sabina. Significherebbe riscoprire tradizioni che ci appartengono, ma crearne anche di nuove”.  In tal senso, tra le idee, c’è anche quella di un mercato comunale.

Un ruolo ce l’ha pure la geografia. “Abbiamo tutte le carte in regola, anche grazie alla nostra posizione strategica, alle vie di comunicazione come l’autostrada e la Flaminia e alla vicinanza con Roma e con i centri del Viterbese e del Ternano”.

Il futuro della ristorazione passa dai giovani

Il futuro della ristorazione passa anche dai giovani. “È un mondo di sacrifici, ma può dare grandi soddisfazioni se fatto nel modo giusto. Non è facile e bisogna essere consapevoli dell’impegno che richiede, ma vale la pena provarci se c’è passione e voglia di fare”. L’Istituto Alberghiero può giocare un ruolo importante. Per Laura “bisognerebbe investire di più nella scuola, creando una rete con le imprese locali. I ragazzi devono prendere sul serio lo studio e capire quali opportunità può offrire una formazione di questo tipo”. E serve anche un sostegno concreto: “I produttori e chi vuole tentare la strada della ristorazione devono essere aiutati almeno a muovere i primi passi”.

Ed è proprio guardando a questo passaggio di conoscenze e di esperienze che Laura è tornata alla storia della propria famiglia. “Abbiamo fatto di questo mestiere una questione di vita. Tutto ruota intorno al ristorante e abbiamo continuato la passione di papà. Spero che lui sia orgoglioso di noi”. Una passione iniziata in famiglia, portata avanti e che oggi può diventare un esempio di come una professione possa trasformarsi in un legame quotidiano con il territorio.

Incontri newsletter 43 – settembre ottobre 2026