Catalogato per la prima volta nel 1976, oggi viene ricercato da Gianluca Nicolella, esperto in Scienze naturali dell’Università di Roma. Le sue origini sono nel bosco della collina maglianese. Lo scienziato lancia un appello affinché chi lo individua lo segnali
Anche Magliano ha la sua “mandragola”. Ma in pochi, pochissimi, lo sanno. Di sicuro non è magica e non possiede nessuna delle proprietà millantate da Callimaco, celebre personaggio dell’omonima commedia di Niccolò Machiavelli, ma quasi cinquant’anni fa, uno dei più importanti botanici italiani trovò nei boschi del Giglio un aglio mai visto prima. A raccontare della pianta e a spiegare il perché della sua importanza è Gianluca Nicolella, 50 anni, laureato in Scienze Naturali, attualmente assegnista di ricerca in Sapienza Università di Roma, nella quale presta servizio al Museo Erbario.

“Mi occupo della cura e della valorizzazione delle collezioni d’erbario, ma anche dello studio della flora – dice il botanico – in particolar modo del Lazio. Ho collaborato a iniziative in ambito nazionale sia per quanto riguarda la flora autoctona che a quella alloctona. Sono, inoltre, tra i fondatori e amministratori del sito Acta Plantarum, progetto open source finalizzato allo studio della flora spontanea d’Italia”. Da qui l’interesse per l’Allium Anzalonei, questo il nome della specie che Nicolella è venuto a ricercare (purtroppo vanamente) anche pochi giorni fa a Magliano.
Da dove nasce l’interesse per questa pianta?
“Allium Anzalonei o Aglio di Anzalone, è una pianta endemica, ovvero esclusiva di un determinato territorio. Nel caso specifico stiamo parlando di una specie che cresce solo in pochissimi siti nel nord del Lazio e nel sud della Toscana. È poco rappresentata, non ci sono foto sul web, non è mai stata oggetto di studi di popolazione (conta degli esemplari, etc.).
Da chi venne individuata per la prima volta?
“Allium anzalonei è stato descritto come specie nuova per la scienza da tre botanici dell’Università di Catania (Salvatore Brullo, Pietro Pavone e Cristina Salmeri) nel 1997, in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica tedesca Sendtnera. Come dice il nome, la pianta è dedicata a Bruno Anzalone, professore di Botanica Farmaceutica e uno tra i massimi studiosi ed esperti della flora laziale. Fu proprio Anzalone a raccogliere per primo l’aglio a Magliano, in località Giglio, l’8 settembre 1976, durante una delle sue escursioni botaniche. Bruno Anzalone, morto nel 2007, durante la sua vita è stato autore di oltre 120 contributi scientifici e il suo erbario, comprendente più di 38.000 esemplari, è ora conservato nel Museo Erbario Sapienza. Un esemplare raccolto nel 1990 in località Madonna del Giglio da uno dei tre autori è stato anche scelto come “tipo” della specie ed è conservato nell’erbario di Catania. Per capirci, in gergo botanico, l’esemplare tipo è il campione su cuiviene basata la descrizione di una nuova specie per la scienza. Madonna del Giglio è quindi da considerarsi il locus classicus della specie, cioè il luogo dove cresce la popolazione-tipo”.

Come è possibile riconoscerla? Quali sono le sue caratteristiche?
“È una specie a fioritura tardo estiva-autunnale, contrariamente alla maggior parte delle specie è quindi probabilmente poco osservata. Cresce nei boschi, può raggiungere 50 centimetri di altezza, ma è poco appariscente, con infiorescenza biancastra, che si differenzia da altre specie simili per la presenza di una spata divisa in due parti erette. La spata è una foglia modificata che si trova alla base dell’infiorescenza. Nel Lazio è conosciuta, oltre che a Magliano, solo a Trevignano in provincia di Roma e Acquapendente in provincia di Viterbo, mentre in Toscana è stata segnalata solo in provincia di Grosseto”.
Perché è tanto importante?
“Trattandosi di un endemita è molto importante tutelare la specie e l’habitat in cui cresce, perché un’eventuale scomparsa porterebbe a una sicura perdita di biodiversità. Periodicamente l’Unione Europea chiede agli stati membri di fornire informazioni sullo stato di salute delle specie che crescono nel proprio territorio. Nell’ultima Lista Rossa della Flora Italiana, realizzata nel 2020, l’aglio di Anzalone è stato classificato ‘Quasi a rischio (NT, Near Threatened)’, ovvero specie prossima a essere considerata a rischio e che in assenza di adeguate misure di conservazione potrebbe diventare minacciata in un futuro prossimo. Per questo motivo monitorarne la presenza è molto rilevante”.

Qualora qualcuno dovesse ipotizzare di trovarsi di fronte ad un esemplare di Allium Anzalonei, a chi potrebbe segnalarlo e come? “
Si potrebbe segnalarlo alla redazione di Incontri, con cui sono in contatto, facendo una foto (ormai gli smartphone rilevano anche le coordinate GPS), ma non raccoglierlo assolutamente. Ripeto, è una specie da tutelare e deve essere un vanto per la comunità maglianese”.
Incontri newsletter 33 – settembre-ottobre 2025
