Prima i batteri, poi l’arsenico a 26 μg/l (il limite è a 10): la sorgente Barco vietata due volte tra agosto e settembre. Per gli avvisi il Comune usa internet e mette gli anziani in difficoltà
“Magliano come l’Africa!” Così titolava uno storico manifesto affisso dalla minoranza comunale a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, quando Magliano fu afflitta da una vera e propria carenza idrica data dalle continue rotture dell’acquedotto. Erano anni in cui avere un serbatoio equivaleva ad avere oggi la domotica in casa.
Quarant’anni dopo il problema cambia
A distanza di 40 anni, dopo aver cambiato gestori del servizio e amministratori locali, dopo aver investito milioni nel miglioramento delle reti, il problema dell’acqua a singhiozzo a Magliano non sembra totalmente risolto ma si è trasformato. Si è passati dalle carenze idriche all’inutilizzabilità dell’acqua.
L’ordinanza di agosto: ci sono batteri
La vicenda si è aperta il 20 agosto scorso. Quel giorno il Comune riceve una nota dell’Asl di Rieti. La nota riporta i risultati delle analisi condotte da Arpa Lazio su un campione prelevato il 18 agosto alla fontanella pubblica di piazza Giuseppe Mazzini. I risultati indicano un superamento dei parametri previsti dal D.Lgs. 18/2023 per la presenza di contaminazione microbiologica: batteri coliformi pari o superiori a 201 MPN/100 ml, Escherichia coli a 3 MPN/100 ml ed enterococchi a 18 MPN/100 ml.
Sanificazione e revoca del divieto
Il sindaco Giulio Falcetta firma quindi l’ordinanza n. 17, vietando l’uso dell’acqua a scopo alimentare per tutte le utenze alimentate dalla sorgente Barco: Centro storico, Viale XIII Giugno, Francellini, Verzieri, Santa Eugenia Bassa, Foglia, Casa Cantoniera, Macchia grande, Alboreto e Pomponio. Il gestore del servizio idrico, Acqua Pubblica Sabina, avvia subito una sanificazione dell’acquedotto con l’iperclorazione, a cui seguono nuove analisi di verifica.

Dieci giorni di tregua, poi il secondo stop
L’esito dei controlli è positivo e il 27 agosto il Comune revoca il divieto. Le nuove analisi confermano la conformità dell’acqua e l’Asl di Rieti esprime parere favorevole alla revoca. “L’acqua torna utilizzabile”, comunica Palazzo Vannicelli, invitando i cittadini a diffondere la notizia perché raggiunga rapidamente tutte le zone interessate. Il divieto, in vigore per una settimana, viene così ufficialmente chiuso.
La comunicazione solo online
La tregua però dura poco. Il 10 settembre arriva una nuova nota dell’Asl di Rieti e il giorno seguente, 11 settembre, il sindaco emana l’ordinanza n. 19, che reintroduce il divieto di utilizzo dell’acqua per consumo umano sulle utenze rifornite dalla sorgente Barco. Questa volta la causa non è di natura batterica ma chimica: le analisi hanno riscontrato un valore di arsenico pari a 26 μg/l, oltre il limite fissato dal D.Lgs. 18/2023 (il tetto per l’arsenico è di 10 μg/l).
Il provvedimento riguarda le stesse zone del divieto di agosto: Centro storico, Viale XIII Giugno, Francellini, Verzieri, Santa Eugenia Bassa, Foglia, Casa Cantoniera, Macchia Grande, Alboreto e Pomponio. È il secondo stop in poco più di venti giorni, ma con una causa diversa rispetto al primo.
Gli anziani in crisi chiedono aiuto
A proposito poi dei manifesti degli anni ’80: se i problemi con l’acqua hanno fatto tornare in mente quanto succedeva 40 anni fa ai maglianesi, gli stessi hanno anche sentito la nostalgia dei manifesti e della macchina dei vigili urbani che dall’alto parlante annunciava il problema per avvisare la cittadinanza. Forme di comunicazioni immediate e accessibili a tutti, a differenza di oggi, dato che i divieti di utilizzo dell’acqua sono stati pubblicati sul sito internet e sulla pagina Facebook del comune, seppur con invito nel post del social ai “cittadini a condividere questa informazione, affinché possa raggiungere rapidamente tutte le persone interessate”.
E in effetti c’è chi ha dato seguito all’invito. Infatti chi ha familiari anziani ha ricevuto la notizia di seconda mano: ‘“Sta scritto su internet”, dicevano. Qualcuno ha poi dovuto consultare la Rete per dare conferma. Il digital divide esiste perché per molte persone con tante primavere non è scontato saper usare internet. Ne è la conferma un episodio accaduto anni fa all’ufficio postale di Magliano: un’anziana signora, invitata dall’impiegata delle poste a prendere il tablet e firmare la ricevuta della pensione, reagì in modo energico: “Ve l’ho dettu pure l’andra vòrda: datime un pezzu de carta e ve firmo quello che ve pare ma io stu ‘ndruju nun lu tocco! Eh si me pija a scossa?”.
Incontri newsletter 43 – settembre ottobre 2026

