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Acquasì, l’impresa maglianese che disseta Roma a chilometro zero

Massimo e Luigino Lorenzoni hanno costruito un’azienda all’avanguardia che oramai ha distributori da Milano alla Puglia. Cinquecento casette, due brevetti, grandi clienti pubblici e privati. E dodici chiostri per il Giubileo appena concluso

Più di cinquecento casette dell’acqua in Italia, la gran parte tra Lazio, Umbria e Abruzzo, ma anche a Milano, Bari, Napoli. Due brevetti industriali, frutto di invenzioni originali. Grandi clienti, come Acea, Corte dei conti, Guardia di Finanza, Cnel. Più una miriade di ristoranti, bar, alberghi. E poi uffici, con erogatori in grado di distribuire – grazie a uno dei brevetti – ben sette tipi d’acqua: fredda, tiepida, lievemente frizzante, mediamente frizzante, frizzante, gasata e gasatissima.

I 12 chiostri per la fornitura di acqua in punti estremamente strategici della Capitale in nessun giorno del Giubileo sono stati fermi assicurando a pellegrini e turisti acqua sempre fresca e pulita.

È questo il mondo di Acquasì, impresa maglianese con sede a Sassacci. Un marchio di Magliano Sabina – quello di Acquasì – che appare da due anni pure sul cartellone del Festival dei due mondi di Spoleto, al quale fornisce le casette, accanto a partner come Rai cultura, Trenitalia e Banca Intesa.

“Abbiamo iniziato nella bottega dei nostri genitori”

“E dire che è tutto iniziato capando insalata e mettendo a posto cassette nella bottega di frutta verdura dei nostri genitori a via Cavour” dice Massimo Lorenzoni. Insieme al fratello Luigino ha dato vita a un’azienda che per certi versi sa delle storie d’impresa che si è abituati ad ascoltare dal profondo Nord. Impegno, creatività, voglia di provarci. Una storia che vede i due fratelli Luigino insieme al figlio Leonardo e Massimo con sua moglie Roberta insieme in una holding di proprietà comune all’interno della quale operano dal 2025 due società distinte: una per la Lorenzoni distribuzione, gestita da Luigino e Leonardo Lorenzoni, e la Lorenzoni Acquasì gestita da Massimo Lorenzoni e Roberta.

Massimo Lorenzoni nei panni di presidente dell’AIAQ, Associazione italiana acque di qualità

Tutto ha avuto inizio nel 1999, quasi per caso. All’epoca i fratelli Massimo e Luigino lavoravano nella distribuzione di bevande e nell’installazione degli impianti di birra alla spina. La loro curiosità fu richimata, in un agriturismo di Viterbo, da una sorta di “giocattolo”: un piccolo impianto per distribuire acqua del rubinetto fredda, liscia o gasata. “Al primo banchetto ero certo che sarebbe andato in crisi – racconta Massimo – Ma l’impianto mi accese la curiosità verso una tecnologia, che poi non era così estranea a noi che montavamo impianti alla spina. E iniziai a studiare, chiedere a fornitori. Finché non ci venne un’idea”.

Un marchio registrato prima ancora di produrre

L’idea fu quella di registrare un marchio, Acquasì appunto, prima ancora di avere impianti da proporre. Un passo audace. Ma il progetto era destinato a essere vincente per un’altra ragione: Lorenzoni non avrebbero venduto apparecchi per l’acqua agli esercenti, come facevano tutti nel settore, bensì glieli avrebbero noleggiati, assicurando assistenza e manutenzione. E i primi clienti furono quelli a cui già fornivano birra e vino.

Massimo e Luigino Lorenzoni nel 2016 ai festeggiamenti per i 40 anni della loro azienda nata nel 1976

Un business che andò avanti per una decina d’anni, soprattutto nel Reatino. I fratelli Lorenzoni, poi, vennero a conoscenza che in Piemonte stavano sperimentando un nuovo modo di distribuire l’acqua pubblica: le casette dell’acqua. “Prendemmo un aereo per Torino e andammo a Chivasso per vederne la prima in funzione – prosegue Massimo Lorenzoni – E così nell’estate del 2009 costruimmo la nostra di casetta, la caricammo su un camion e iniziammo a girare per comuni del Centro Italia. Le mettevamo in funzione durante feste ed eventi, e ci facevamo conoscere. Non c’era nulla del genere in zona e così il 23 dicembre 2009 riuscimmo a firmare con il Comune di Amatrice il primo contratto per la fornitura di una casetta Acquasì”.

La crescita tumultuosa: 100 casette in due anni

Iniziarono così due anni a dir poco tumultuosi. Iniziati nel 2010, culminarono con l’installazione della 100a casetta nel maggio del 2012. L’azienda dei fratelli Lorenzoni, a quella data, era cresciuta al punto tale che non trovando spazio adeguato a Magliano si dovette trasferire a Sassacci. E qui arriva la prima grande svolta: Acquasì raggiunge un accordo con Acea per la fornitura delle casette dell’acqua a Roma Capitale. Sì, tutto il territorio di Roma sarebbe stato servito dall’ingegnosa azienda maglianese.

La casetta prodotta da Acquasì installata al Colosseo

Le casette di Massimo e Luigino Lorenzoni divennero così prodotti di ingegneria: sistemi di telecontrollo, capacità di assemblare ma anche di personalizzare. “Grazie a Industria 4.0 – racconta Massimo – abbiamo avuto le risorse per investire nella digitalizzazione. Non abbiamo però montato elettronica di consumo, che si può trovare su tanti prodotti simili, ma dal 2014 commissioniamo le nostre schede elettroniche a un’azienda artigiana di Rieti. Il che ci permette di personalizzare modelli, di evolverli secondo le richieste dei clienti, di dare una risposta alla cultura dell’acqua a km zero”. Un cultura che ha portato, di lì a poco, al secondo grande cliente: la Corte dei conti, che ha voluto una mini-casa dell’acqua nel proprio cortile, e allo sviluppo degli erogatori da ufficio per altri clienti. Non più bocce di plastica con acqua, ma apparecchi pieni di funzioni connessi alla rete idrica. Oggi gli erogatori da ufficio di Acquasì sono cinque o sei modelli diversi, una gamma da fare invidia a parecchi concorrenti.

L’impianto in servizio alla Corte dei Conti

Uno dei brevetti nato per un’intuizione di Fabrizio Granati

Tutte le casette dell’acqua offrono acqua filtrata, depurata, dearsenificata (un know how che Lorenzoni Acquasì fornisce da più di 10 anni anche ai grandi acquedotti pubblici) e sicura batteriologicamente. “Uno dei brevetti, registrato nel 2013 e rinnovato nel 2023 – racconta Massimo Lorenzoni – è quello della sanificazione elettronica che utilizza, grazie a un’intuizione del caro e compianto dottor Fabrizio Granati, l’anidride carbonica per sanificare, ogni notte, gli erogatori Acquasì”.

Di tutta questa lunga storia, cosa rende più orgoglioso Massimo? “Aver installato a Roma, per il Giubileo che si è appena concluso, 12 chiostri per la fornitura di acqua in punti estremamente strategici della Capitale e in nessun giorno delle celebrazioni sono stati fermi assicurando a pellegrini e turisti acqua sempre fresca e pulita”.

Incontri newsletter 37 – febbraio 2026