In primo grado l’amministrazione comunale non era stata condannata a pagare risarcimenti. Adesso se dovesse perdere la richiesta di danni arriva quasi a 800 mila euro. Ed è appena iniziata la battaglia delle perizie
Oltre tre decenni senza pace. Sono passati 33 anni dalla battaglia contro la discarica che la Regione voleva proprio lì, 20 esatti dal blitz che portò alla scoperta di un maxi traffico di rifiuti illeciti che ruotava intorno a un impianto di compostaggio che si era insediato, sempre lì, agli inizi degli anni 2000. Ma per il Comune i guai legati al sito dell’ex Fornace di Campana non sono terminati: è pendente presso la Corte d’Appello di Roma il processo civile intentato dalla proprietà che chiede un risarcimento danni mostruoso – vicino agli 800 mila euro senza calcolare rivalutazioni e interessi – accusando l’amministrazione di aver “occupato” i capannoni durante le operazioni per la messa in sicurezza dell’area, ossia la bonifica che fu attuata con fondi arrivati dalla Regione.
Venti anni fa l’esplosione del caso
Il procedimento nacque quando la 3P Immobiliare, società che dal dicembre del 1991 è proprietaria dell’area, decise di citare in giudizio Comune, Provincia di Rieti e Comune. Correva l’anno 2018 e dopo un lungo braccio di ferro la questione finì in tribunale. Ma cosa era successo? Qualche passo indietro. Nel 2001 l’area era stata affittata alla società toscana Masan srl che vi impiantò un impianto per la produzione di compost autorizzato – attraverso la procedura del silenzio/assenso – dalla Provincia di Rieti. Ci furono proteste fino al 5 luglio del 2004 quando Forestale e Carabinieri del Noe portarono a termine l’operazione “Agricoltura biologica” che portò alla scoperta di un traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi che dalla Toscana finivano in Campania e in alcuni campi della Maremma dopo essere transitati a Magliano. La vicenda finì con una serie di condanne in primo grado poi prescritte in appello nel 2010.

La causa di risarcimento conto il Comune
I guai per il Comune sono legati a quello che è avvenuto durante e dopo la bonifica. Infatti per tutta la durata dell’inchiesta della Procura di Rieti e dei processi poi il sito rimase sotto sequestro. Dal momento del blitz, nel 2004, sono rimasti stoccati per anni ingenti quantitativi di compost. Dopo il dissequestro, nel 2010, partirono i lavori del Comune per la bonifica e qui iniziò lo scontro con la proprietà. Il compost nel piazzale – “nonostante le rimostranze verbali della proprietà” (si legge nell’atto di citazione) – venne trasferito nei capannoni e rimase lì per anni dopo la fine dei lavori di messa in sicurezza (dicembre 2011) e nonostante alcuni progetti per la rimozione (nel 2012 e nel 2015). Nel 2018, visto che il materiale era ancora all’interno dell’ex Fornace, la proprietà citò in giudizio gli enti che giudicava responsabili dell’occupazione chiedendo un risarcimento danni di 792 mila euro per non aver potuto affittare l’area a causa di quel materiale abbandonato per anni nei capannoni.
In primo grado Magliano “non deve pagare”
Un primo verdetto è arrivato nel febbraio del 2020 quando il giudice del tribunale civile di Rieti Roberta Della Fina ha accolto parzialmente le rimostranze della proprietà condannando il Comune al rilascio degli immobili in favore della 3P Immobiliare, rigettando tuttavia la richiesta di risarcimento. Nella sentenza si bolla come “abusiva” l’occupazione dei capannoni per stoccare il compost. Per il giudice il Comune avrebbe dovuto agire, eventualmente, attraverso un atto di requisizione, temporaneo e motivato da cause speciali, che non ci fu. Tuttavia, visto che nell’atto di citazione non era specificato, a detta del giudice, in maniera analitica l’eventuale danno subito in termini monetari non è stato possibile quantificare un risarcimento.

Nuovo round in Appello: battaglia di perizie in vista
Il Comune ha liberato l’area all’inizio del 2020 come da sentenza. Tuttavia il contenzioso non è ancora terminato. È in corso presso l’VIII sezione della Corte d’appello di Roma il processo di secondo grado. Il collegio a giugno ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio per stabilire il valore locativo dei locali occupati per anni per stoccare il compost “da quantificare assumendo quale parametro di riferimento il prezzo praticato con riguardo ai beni aventi caratteristiche e destinazione similari” oltre a una dettagliata descrizione dei luoghi. La giunta comunale in estate ha deciso di nominare un consulente di parte che parteciperà ai lavori. Insomma, il pericolo di dover pagare un risarcimento è tuttora vivo. Per il Comune al danno si aggiungerebbe un’enorme beffa.
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