La pizzicheria di via Sabina si prepara al secolo di vita: dal nonno Umberto ai tempi moderni, tre generazioni custodi della memoria di Magliano tra formaggi d’Abruzzo e confidenze delle clienti
La pizzicheria di Alberto Pagliani, in via Sabina, ha 99 anni e l’anno prossimo ne compirà 100. “Nonno è morto e io non gli ho mai chiesto il giorno preciso di apertura” confessa ridendo Alberto con la sua solita ironia. “Il negozio di nonno Umberto – ricorda – esisteva già quando costruirono il palazzo di Giuliva. Al suo posto c’era una casa con al pianoterra il forno di Bricida mentre al primo piano vivevano un tale chiamato Pippolungo e Leonina”.
Così si faceva spesa negli anni 60
“Fin dal ’63 ho lavorato in bottega – sono del 1950 – vendevamo di tutto” prosegue Alberto. “Nonno, e poi, mio padre Bruno, ordinavano i prodotti confezionati ai rappresentanti che passavano in negozio, ad esempio le confezioni della Galbani, e poi ce li spedivano con la corriera. I formaggi freschi li prendevamo da una famiglia di pastori, i Castrucci, di passaggio dall’Abruzzo (i Castrucci originari di Antrodoco erano diretti a Civita Castellana ndr). Poi si vendeva il Belpaese, il parmigiano, il pecorino e il formaggio Roma, di forma rettangolare, più economico rispetto agli altri. Nel bancone c’erano esposti la mortadella di suino e di somaro, che costava meno, e il salame. Prosciutto e salsicce no, le famiglie ce l’avevano dentro casa. La mozzarella era ritenuta un cibo strano, la panna per carità”. E Alberto mima i nasi arricciati delle massaie di una volta.
“Che è su schifu?”: quando lo yogurt faceva ribrezzo
“Ricordo che, quando andavo a Roma dal dentista, alla stazione compravo lo yogurt. Quelli di casa, mia dicevano:che è su schifu?” racconta ancora. “Come i negozi di una volta, vendevamo anche articoli di merceria, aghi e filo, riposti nei cassettini del mobilio del negozio, e poi calze, calzettoni, fazzoletti, sugheri per le damigiane, e poi sapone, potassa, tutto l’occorrente per fare il sapone a casa, anche i profumi. Papà vendeva bomboniere e articoli per nozze”.
Suocere, nuore e gli “zinali” della spesa
“Ricordo che a fare spesa venivano soprattutto le femmine, cogli ‘zinali’ in vita da riempire, o con il fazzoletto grande da spesa e ripartivano magari a piedi per Collesala. Spesso erano suocera e nuora. Siccome comandava la suocera, la nuora le si avvicinava all’orecchio e le sussurava ‘O Ma’, me serve questo’. E quella rispondeva: ‘Ma come, te l’ho preso un mese fa?!!’”.
Il passaggio di testimone tra qualità e modernità
Alberto a 27 anni assume un ruolo diverso. “Nel 1977 prendo le redini del negozio, sotto lo sguardo vigile di papà e mamma Clara. Sono tempi moderni e porto anche i prodotti moderni, ma durano poco, perché i clienti hanno sempre preferito la qualità alla moda. Ho sempre puntato a vendere cibo ricercato, ho ammodernato il negozio per renderlo sempre più accogliente, vendo tanti articoli pubblicizzati per essere al passo coi tempi, e accolgo le persone con fare scanzonato perché nella vita occorre farsi due risate, anche quando vai a fare la spesa”.
Confidenze al bancone: “L’euro dopo che so’ morta”
Oggi i tempi sono cambiati, e di parecchio. “Il mio negozio ha vissuto i cambiamenti di Magliano, coi personaggi storici di via Sabina come Rosa di Cacini o Oreste, dietro il bancone ascolto da sempre le storie e le confidenze delle clienti affezionatissime e delle volte scandalizzate dalle mie battute e dai miei consigli, commentiamo le chiacchiere di paese e potrei raccontare un’infinità di aneddoti. Ad esempio, nel 2002, con l’arrivo dell’euro, le clienti più anziane erano tutte preoccupate per il cambio nel fare la spesa. Tra tante, Nellina, in là con gli anni, la quale si chiedeva: ‘Perché l’euro non arriva dopo che so’ morta? Quanto mancherà mai?’”.
Incontri newsletter 32 – luglio-agosto 2025

