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Ciro Pietrucci, non solo grande attore ma animo sensibile e generoso

Il popolare interprete di numerosissime rappresentazioni teatrali (e firma di Incontri delle origini) ci ha lasciato. L’abbraccio di una incredibile quantità di persone nonostante avesse voluto un funerale “riservato”

Ogni volta che si aprirà un sipario il pensiero correrà agli applausi che ha strappato dal palcoscenico. Ma non solo. Perché è stato tanto altro. Se n’è purtroppo andato troppo presto. E tanti, tantissimi maglianesi erano accanto a lui nell’ultimo saluto al cimitero. Il 13 marzo scorso si è spento all’ospedale di Terni Ciro Pietrucci. Aveva 62 anni ed è stata una delle figure tra le più amate di Magliano. Mente brillantissima, generoso, altruista. Per capire chi è stato Ciro basta scambiare due parole con uno dei tanti colleghi incrociati negli anni all’Autogrill, dove ha lavorato nei bar prima di andare in pensione poco prima dell’avanzare della malattia.

Talento naturale, da fuoriclasse, per il teatro

Ciro, inoltre, è stato conosciuto e apprezzato come attore. Un talento naturale, da fuoriclasse. Dalla fine degli anni ’80 è stato protagonista di numerose commedie in dialetto, spesso firmate da Alfredo Graziani. Alcune sue interpretazioni rimarranno indelebili: la zia Bibba nelle varie repliche de L’Andru Monnu, il sensibile nonno sognatore di Adamo, il malato immaginario de U Pappagallu, solo per citare alcune. In una rassegna dei gruppi teatrali del reatino ad Amatrice moltissimi anni fa fu insignito – con la commedia Coi sordi nun ce se sciala, figuramice cu bisogno, del titolo di miglior attore.

Il fiuto giornalistico sulle pagine di Incontri

Nella sua esistenza, però, non c’è stato solo il teatro. Curioso e propositivo non possiamo non ricordare che Ciro ha fatto parte del primissimo nucleo di collaboratori di Incontri. Fu una delle prime firme comparse nei numeri di inizio anni ’90, quelli a quattro pagine realizzati con la macchina da scrivere e i titoli fatti con i trasferibili. Ciro Pietrucci firmò alcune inchieste che, a distanza di anni, dimostrano quanto avesse anche un discreto “fiuto” giornalistico. È quasi da scuola di giornalismo un suo servizio sull’intolleranza, allora sotterranea, verso gli immigrati. Correva l’anno 1991 e il tema non era in cima all’agenda del dibattito pubblico come oggi. A Borghetto si ipotizzava di ospitare alcuni profughi in fuga dal sud est asiatico. Pietrucci firmò un pezzo – dal titolo “Allarme siam razzisti” – nel quale, con grande coraggio per l’epoca, faceva venire alla luce forme di intolleranza per i tempi impensabili.

Il grande amore per la musica

Amava tantissimo la musica di Renato Zero e di Patty Pravo – memorabile la sua interpretazione di “Pensiero Stupendo” durante un varietà in piazza – e non è un caso che durante i funerali, che si sono celebrati il 15 marzo, sono stati eseguiti alcuni brani del cantautore romano. Ciro aveva scelto un saluto “riservato” nella cappella del cimitero, prima della cremazione. Ma è stato impossibile quel pomeriggio contenere il fiume di persone giunte a salutarlo. E Ciro si è veramente meritato un lungo, silenzioso, affettuoso ultimo applauso. Chissà, forse c’è veramente quell’Andru Monnu immaginato in una delle sue celebri commedie da Alfredo Graziani, quella Magliano senza tempo dove si ritrovano i maglianesi di tutte le epoche. Se fosse veramente così, siamo sicuri, che da zia Bibba fino all’antico Sabino, da “quellu novu” a San Liberatore, tutti lo stanno accogliendo a braccia aperte.

Incontri newsletter 29 – aprile 2025