Il biliardo senza buche portò una nuova passione a Magliano Sabina. Tre edizioni del torneo Miro Antonini con vittorie di Pino Lombardo, Maurizio Ricci e giovani protagonisti. Un viaggio nell’arte delle sfere oggi soppiantata da altri passatempi
Bocce, tresette, briscola e biliardo: sono i passatempi che hanno storicamente interessato i maglianesi più “sedentari”. Magari meno affezionati alla pratica dello sport, trovavano nei bar, nei circoli e nel campo di bocce sotto alla Circonvallazione luoghi di aggregazione nei quali mettere alla prova le proprie capacità “balistiche”.
Il biliardo l’ha fatta da padrone anche tra le generazioni più giovani, segnando un passatempo che coinvolgeva dai più adulti – che nei bar continuavano a giocare dopo aver appreso l’arte al Circolo cittadino alla “Banca vecchia” – ai più giovani che avevano conosciuto il biliardo “senza buche”, quello per carambola e goriziana, nel quale la componente psicologica pesa quanto e più delle abilità balistiche.

Il “pool americano”, che si gioca con 15 biglie numerate, più la bianca, con l’obiettivo di imbucare le proprie biglie (piene o rigate) e infine la numero 8, la faceva da padrone. Forse anche per effetto dei film americani che mostravano dialoghi nelle sale da biliardo con protagonisti attori di fama mondiale.
Biliardi con le buche erano presenti nei principali bar di Magliano. C’era “Pipperi”, il Bar Roma (nell’interrato dove era anche il tavolo da ping pong) il Circolo Arci, il Circolo cittadino spostatosi a Villa Solimani Mariotti, dove la sala da biliardo era decorata da stucchi, mobili e quadri antichi.
All’inizio degli anni 90, il Bar Comunale piazzò nella sala più grande un biliardo diverso da quello tradizionalmente conosciuto dai maglianesi: un tavolo da 284 x 142 cm senza buche dove si poteva giocare a carambola, con tre biglie di colore giallo, rosso e bianco oppure a goriziana, una specialità molto difficile: bisogna colpire la propria biglia che deve toccare quella avversaria (direttamente o di sponda), la quale – a sua volta – deve abbattere il castello di birilli.
Il gioco catturò subito l’attenzione degli avventori del bar che cominciarono a praticarlo, chiedendo anche ad amici e parenti che abitavano nella città come Roma e Terni quali fossero le regole di questo nuovo passatempo. Il successo fu enorme, tanto da organizzare un torneo con un grosso numero di partecipanti intitolato a Miro Antonini, appassionato giocatore di biliardo scomparso nel 1990 in un incidente stradale.

La prima edizione fu datata 1991 e fu vinta da Pino Lombardo, storico casellante autostradale nato a Roma ma con casa e famiglia a Magliano Sabina. Pino batté in finale Roberto Tolfi, anch’egli di origini romane ma sposato con una maglianese. L’anno successivo, Pino Lombardo si concesse il bis battendo in finale Cirillo Pacelli. Un torneo di cui Incontri diede conto nel numero 6 del 1992 con il titolo: “Ancora lui: Pino Lombardo, il freddo”. E dopo l’uscita del giornale, Lombardo con la sua consueta ironia commentò: “Tu guarda se a Magliano non me lo mettono come soprannome: Er freddo”.
La partecipazione al gioco si allargava anche alle generazioni meno adulte, tant’è che nel 1993 fu organizzato anche un torneo per i giovani i quali, dopo aver passato serate ad apprendere l’arte del gioco vedendo i più esperti e imparando “a contare i diamanti” sulle sponde, si cimentarono in una competizione che vide trionfare Simone Bertocci in finale contro Edoardo D’Ubaldo.
Sempre nel 1993, il torneo degli adulti fu vinto da Maurizio Ricci che batté in finale Ugo Stazi il quale, negli ottavi di finale, eliminò il “bi-campione” Pino Lombardo. Di lì in poi, l’attenzione per il gioco andò via via calando, accompagnando quel processo che vedeva le pay-tv rimpiazzare nei bar i tavoli da biliardo che, ironia della sorte, al Bar Comunale erano spesse sintonizzate sui canali di Telepiù che trasmettevano campionati internazionali di goriziana.
(Immagine in evidenza: foto di Conan con licenza CC BY 2.0)
Incontri newsletter 36 – febbraio 2026

