Tullio Bernabei presenta il prototipo realizzato con Politecnico di Torino e Università dell’Aquila. Una “navicella” che scalda, nutre e mette in sicurezza chi cade. Servono 150 mila euro per lo sviluppo
Una capsula che scalda e nutre. Un po’ un ritorno al grembo materno, in attesa di poter (ri)cominciare a vivere. Si tratta del prototipo che Tullio Bernabei ha messo a punto, insieme a specialisti del Politecnico di Torino e dell’Università dell’Aquila. Un robot che è stato sviluppato per salvare i bambini che fatalmente si trovano a vivere l’incubo di una caduta in un pozzo stretto.
Dal dramma di Alfredino l’idea che può salvare vite

L’idea arriva, evidentemente, da lontano: da quel 1981 quando Tullio Bernabei, allora giovanissimo, si calò per primo nel pozzo di Vermicino per tentare di salvare il piccolo Alfredino. Un tentativo che, purtroppo, non ebbe un epilogo positivo. Ed è proprio mosso da quell’accadimento, ma anche spronato dai tanti altri episodi simili che continuano ad accadere in tutto il mondo – con sempre i piccoli vittime – che Bernabei ha iniziato a pensare al robot.
Il bando europeo e l’attesa dei risultati
L’occasione a Bernabei è stata offerta dal bando europeo KAPP a cui la Protezione Civile nazionale – capofila del progetto dedicato al soccorso – ha potuto partecipare, insieme a quella della Slovenia e della Spagna e di cui, proprio a giorni si aspettano i risultati. “Siamo in attesa – dice Bernabei – di conoscere, a giorni, l’esito del bando. Naturalmente ci auguriamo di essere tra i beneficiari ma, se così non sarà, naturalmente non ci fermeremo e tenteremo altre strade per trovare i fondi necessari”. Il crowfounding, la ricerca dei fondi, per la realizzazione del prototipo avrebbe così bisogno di raggiungere una cifra pari a circa 150mila euro. Poi si passerebbe alla fase dei test. E qui Bernabei è ottimista.
Come funziona la “navicella” salvavita
Nel concreto, quella che è stato progettata è una sorta di “navicella” da calare nel pozzo fino a raggiungere la persona precipitata. Qui il macchinario la stabilizzerà, scaldandola, nutrendola e mettendola in sicurezza evitando che continui a scivolare sempre più in basso nel pozzo.

Il sistema con la sua alta tecnologia, inoltre, riesce a mettere in contatto il bambino con i soccorritori, contribuendo a mantenere la calma, e permette a questi ultimi di scansionare il pozzo anche per meglio decidere come intervenire per creare un’apertura alternativa per raggiungere la persona intrappolata e liberarla. “Con i tecnici dell’Aquila è stata sviluppata la parte software, mentre a Torino si è lavorato sulla meccanica” specifica Bernabei. “Siamo certi che i valutatori del progetto – prosegue Tullio – comprenderanno fino in fondo il valore di questo robot che potrebbe essere messo nella disponibilità delle Protezioni Civili di tutto il mondo e consentire di salvare la vita a tanti bambini dell’Africa, dell’India e della Cina dove si continuano a verificare tanti incidenti di questo tipo”.
Incontri newsletter 32 – luglio-agosto 2025

