Due figure umane sul muretto, una rivolta all’orizzonte e un’altra verso Magliano. Cosa significa quest’opera e come è nata. L’inaugurazione è arrivata al termine del progetto del Comune “Turismo delle radici”
Due figure umane sul muretto. Alle Mura Castello. Due di noi. Una guarda verso la Valle del Tevere, dove scorrono le vie di comunicazione – quella antica, il fiume, e quella moderna, l’autostrada – e una è rivolta verso Magliano. Non si danno le spalle, non si negano l’una all’altra, ma sono di fianco, con l’opportunità di parlarsi. Forse si stanno davvero parlando. Sono lucide, riflettenti, ma non restituiscono un’immagine nitida di chi le guarda. I loro volti, cercandosi, si specchiano l’uno nell’altro come per implorare reciprocamente: “Non ti scordar di me”.
È questa l’installazione – opera di Luciano Minestrella – che è stata inaugurata a Magliano il 17 maggio pomeriggio, nella suggestiva luce del tardo pomeriggio, di fronte a un nutrito pubblico. L’evento ha concluso il progetto Turismo delle radici promosso a favore dei discendenti di italiani all’estero, un’iniziativa di Ministero degli esteri, l’Italea, la Regione Lazio e il Comune di Magliano Sabina. Un progetto realizzato con la collaborazione del Centro ricreativo anziani “Marzio Marini e l’istituto onnicomprensivo “Sandro Pertini”. Un’iniziativa che è stata declinata in particolare guardando ai discendenti dei maglianesi trasferitisi a Manchester negli Stati Uniti lo scorso secolo.

Chi non si è mai seduto sul muretto dei giardini pubblici a osservare la valle e poi, alzando lo sguardo non si è lascio stato lasciato trasportare dei sogni di attraversare quell’orizzonte? C’è chi lo ha solo immaginato e chi lo ha fatto. Quelle due figure “stanno a ricordare – dice Luciano Minestrella, scrivendolo pure sulla targa che le accompagna – chi se n’è andato portando con sé i comuni Penati e chi è rimasto riempiendo con i ricordi il vuoto lasciato e così quest’opera sta suggellare rinsaldati i legami a testimoniare che di nessuno ci si è dimenticati”.

Le due figure – in sottile acciaio – possono anche essere lette, con un’altra interpretazione, come il simbolo del maglianese che è emigrato, di colui o colei che spesso ha guardato oltre i Cimini per approdare Oltreoceano e che, insieme, mantiene gli occhi sotto sulla sua cittadina natia sotto forma di ricordo e legame. E sempre sul filo della memoria è tornata visibile, all’aperto dal lato delle Mura Castello che confinano con l’ecOstello, la mostra documentale sugli emigrati maglianesi Navi di uomini. L’emigrazione dei maglianesi curata dalla responsabile dell’Archivio Caterina Placidi. Durante l’inaugurazione Simona Chieti e Luciano Minestrella – accompagnati dalla fisarmonica di Antonello Nesta – hanno dato lettura di un testo dello stesso Minestrella.

“Chi sa cosa avranno mai visto da qui quei giovani maglianesi nel tempo lontano, più lontano del nostro, chi sa pensando all’America da quale parte di orizzonte guardavano” ha raccontato Luciano. “Era agosto e avevo sei anni o forse otto, il cielo era di un blu notte illuminato da un gregge di stelle al pascolo, era l’8 d’agosto ed era consuetudine andare, calata la notte, alle Mura a volgere lo sguardo su, oltre la valle, verso l’altopiano dove Gallese festeggiava quel giorno il suo patrono San Famiano, un tuono echeggiò, era il richiamo dell’inizio dei fuochi d’artificio, il maestoso spettacolo pirotecnico che si aspettava tutto l’anno. Nel silenzio generale e nel buio più totale una scintilla partì salendo su, su poi esplose formando un fuoco di luce fatto di gocce di stelle colorate che cadevano al suolo illuminando a giorno quel vasto piano”.



“Rapito da quella visione, ho visto sotto quell’ombrello di luce l’America e i parenti miei emigrati che l’attraversavano, ad ogni esplosione ad ognuno di quei parenti davo il nome e li vedevo fare quello che nelle lettere che spedivano ai miei nonni raccontavano. Così ho visto l’America davanti a me, per poco tempo, ma dall’infanzia mi porto dentro questa emozione che ritorna viva ogni volta che vedo dal muretto, oltre la valle, quest’orizzonte”.

All’inaugurazione ha partecipato la rappresentante per il Lazio di Italea, Sonia Fiorini. Hanno preso la parola – moderati dall’assessore alla cultura Antonella Chieti che coordinato il progetto – il console Giovanni Maria De Vita, coordinatore del turismo delle radici, delle attività culturali pluriennali e della comunicazione e il sindaco Giulio Falcetta. La consigliera regionale Eleonora Berni ha avuto parole di apprezzamento per la qualità del lavoro artistico di Minestrella, il quale – nel suo intervento – si è mostrato sorpreso e felice del consenso che sta raccogliendo negli ultimi anni tra i cittadini. L’opera, per una volta non in legno, è stata inoltre resa possibile anche grazie al lavoro della Ag Metal di Civita castellana, azienda specializzata nella produzione, nella lavorazione artigianale di lamiere, ferro, alluminio e di altri metalli.
(la foto in copertina è di Patrizia Poeta)
Incontri newsletter 30 – maggio 2025

