A prevedere la struttura di 150 ettari una mappa della Sogin che individua 57 siti candidabili tra cui 22 nel viterbese. Due di essi, tra Corchiano, Gallese e Vignanello sono considerati “molto buoni“. L’impianto da 78mila metri cubi è previsto per il 2029
Un deposito di scorie nucleari proprio davanti a Magliano Sabina. È quello che potrebbe nascere se la scelta del governo cadrà su Corchiano, Gallese e Vignanello. Il 15 marzo la Sogin, che si occupa dello smantellamento delle centrali nucleari italiane, ha infatti trasmesso al ministero della transizione ecologica la proposta di Carta nazionale delle aree idonee a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Si tratta di 57 aree idonee delle quali alla fine ne resterà solo una.
Quattro aree idonee tra Gallese, Corchiano e Vignanello
Nella Carta nazionale delle aree idonee (Cnai) figurano un sito, denominato Vt-20, collocato tra Gallese e Vignanello di 195 ettari, un altro (Vt-15), tra Corchiano e Gallese di 456 ettari, un terzo (Vt-16) a Corchiano di 195 ettari e un quarto (Vt-12) tra Corchiano e Vignanello di 420 ettari. La struttura, prevista per il 2029, occuperà 150 ettari: 40 per un parco tecnologico e 110 per il deposito per un costo di 900 milioni di euro. Sarà destinata a ospitare 78mila metri cubi di rifiuti radioattivi che diventeranno privi di emissioni in 300 anni: circa 50mila metri cubi derivano dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica dopo il referendum del 1987, circa 28mila metri cubi dagli impianti nucleari di ricerca e dai settori della medicina nucleare e dell’industria (qui la mappa di dove si trovano adesso le scorie).

La decisione spetterà ai ministeri ambiente e infrastrutture
Ma si farà davvero in un punto del triangolo Gallese, Corchiano e Vignanello? A decidere sulla mappa sarà il ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con il ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Poi si aprirà una fase di consultazioni con regioni ed enti locali. Se non ci fosse adesione volontaria, la decisione potrebbe però essere presa d’autorità. Ma questa eventualità appare improbabile, anche se non da escludere a priori: nessuno vorrebbe inimicarsi la popolazione e gestire di nuovo situazioni simili a quelle dell’alta velocità dei No Tav.
Il sito web del deposito nazionale
Su 56 siti potenziali ben 22 si trovano nel viterbese
Per ora si è candidato solo il comune di Trino, in Piemonte, ma la mappa – che è circolata grazie a uno scoop dell’Essenziale – prevede ben 22 siti nel Lazio e tutti nel viterbese. Tra i candidati ci sta Montalto di Castro, che viene indicata come papabile, e due delle aree nel comune di Corchiano: la Vt-12 e la Vt-16. Le altre aree idonee, sparse in cinque regioni, si concentrano tra Alessandria, Potenza, Bari e Matera. All’estero impianti del genere sono alquanto diffusi, come ad esempio quello spagnolo di El Cabril.

Le consultazioni che hanno fatto stringere la rosa
Una prima mappa prevedeva 67 siti, poi sono state raccolte le osservazioni degli enti locali coinvolti e ora si è arrivati alla definizione di quest’ultima mappa la cui versione ufficiosa è scaricabile dai server del settimanale l’Essenziale. Sin dalla prima mappatura i comuni coinvolti, la Pro Loco di Gallese, e il Comitato per la salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia hanno manifestato tutte le loro perplessità nelle sedi istituzionali durante le varie fasi della consultazione pubblica.
Le contestazioni dei comuni e dei cittadini della zona
Oltre a serie questioni procedurali – come l’assenza di Vas (Valutazione ambientale strategica) e Via (Valutazione di impatto ambientale – emerge che una delle aree considerate “molto buone”, la Vt-16, è a solo un chilometro dall’abitato di Corchiano, investe un sito Natura 2000 e un’oasi Wwf. L’altra in pole position – la Vt-16 – aggiunge a ciò la presenza di numerose aziende agricole ai problemi della Vt-15. Vale a dire la presenza della Centrale di pompaggio di Snam a Rio Fratta di Gallese, la Fabbrica romana esplosivi di Borghetto e un altro sito di Natura 2000. A ciò vanno aggiunte le caratteristiche geologiche, idriche e archeologica di tutte le zone. La Valle del Tevere, tra il 2009 e il 2010, fu già oggetto di un’ipotesi di realizzazione di una centrale nucleare – cosa diversa da un deposito di scorie – nella confluenza tra Nera e Tevere, il cosiddetto “bucu de Orte”, ma non se ne fece nulla.
newsletter 06 – novembre 2022

