Il conduttore televisivo e radiofonico vive da anni a Magliano dove si è fatto conoscere per simpatia e passione per musica e spettacoli. Gli aneddoti con Maradona, le telecronache dagli spalti e dalla strada
La radio ha segnato il suo destino e gli ha cambiato anche il nome. Lui è Sergio Parletta, pensionato settantenne, maglianese d’adozione, appassionato di musica e spettacoli. Si è trasferito a Magliano nel 2000. Si è fatto conoscere, i primi anni, per i suoi pianobar. Dal 2016, prima autonomamente poi attraverso la sua agenzia di promozione di spettacoli Mapss, ha organizzato eventi musicali con, solo per fare qualche esempio, Mario Maglione, chitarrista di Roberto Murolo e amico dell’indimenticata Mia Martini, Saverio Martucci e il suo tributo a Lucio Dalla, poi la canzone tradizionale romana o gli Adika Pongo.

Ma l’origine di tutto va ricercata in una storia romantica legata allo sviluppo delle prime radio libere a Napoli a metà degli anni ’70. Una storia che incrocia Pino Daniele, i Napoli Centrale, Murolo, Enzo Grananiello, Sergio Endrigo, il Napoli, l’ex stadio San Paolo e Diego Armando Maradona. “La radio mi ha cambiato addirittura il nome” sorride sornione Parletta davanti a un aperitivo aprendo pubblicamente il suo album dei ricordi. “Sulla mia carta d’identità c’è il nome Pellegrino, ma a Napoli per tutti ero Rino. Ma nei primi anni delle radio libere andava di moda darsi una sorta di nome d’arte e io scelsi di farmi chiamare Sergio”.

A Napoli era una celebrità: una voce conosciutissima alla radio, tra gli amanti della musica e dello sport, ma anche un volto noto nelle televisioni partenopee che trasmettevano nei primi anni ’80. “Nel 1975 venni contattato da un esperto giornalista, Augusto Crocco, che mi coinvolse nel progetto Radio Giornale Sud, una delle prime emittenti radiofoniche private, all’epoca quasi pirata, della città. Leggevo le notizie, facevo da speaker, lanciavo la musica”.
In breve la voce di Rino – così era conosciuto dai napoletani – divenne familiare, tanto che venne ingaggiato da Radio Marte che all’epoca era il colosso dell’emittenza privata partenopea: “Intervistavamo ogni celebrità che passava all’ombra del Vesuvio, poi dopo un po’ ci fu una partnership con una delle prime televisioni private e iniziai anche una trasmissione che prevedeva una serie di servizi in strada dove interpellavo i napoletani sui temi del giorno. La trasmissione durava 30 minuti, ma veniva rimandata in loop in serata, durante la notte e il mattino successivo”. L’epoca aveva dei baffoni e girava con degli occhiali da sole. “Registravo tutte le interviste su casetta e per tanti anni ho conservato quei nastri. Oggi sarebbero un patrimonio, ma purtroppo subì un furto in abitazione quando mi ero già trasferito a Roma e non li ho più”.
Quella volta che rischiò l’arresto per il Napoli
Ma Sergio Parletta ebbe un ruolo anche se si parla di Napoli, Maradona e tifosi. Infatti fu tra i primissimi a proporre la radiocronaca in diretta delle partite degli azzurri. E per una partita di Maradona e soci rischiò anche di essere arrestato. Correva l’anno 1985 e insieme a un giovanissimo Raffaele Auriemma – per anni il telecronista “tifoso” del Napoli per le reti Mediaset – iniziò a trasmettere delle radiocronache pirata dalle gradinate del San Paolo. L’episodio avvenuto durante una sfida con l’Atalanta è stato rispolverato dal famoso telecronista qualche tempo fa in un’intervista concessa ad alcuni siti di informazione partenopei: “Di quella gara ricordo il baffo adunco di Rino Parletta, che mi aiutava con un raffinato commento tecnico”.
“Fummo tra i primi a proporre una moderna radiocronaca a due voci, a quei tempi faceva qualcosa del genere solo Rino Tommasi” ricorda Parletta. Riuscire a trasmettere le partite, per loro, era quasi un’impresa. Si posizionavano sulla tribuna laterale, in cima. In qualche modo riuscivano a far entrare allo stadio un baracchino alimentato da una batteria da auto. Fuori dallo stadio era parcheggiata l’auto del proprietario di Radio Marte, una Mercedes con una grande antenna che mandava il segnale verso un’altra antenna posizionata su uno dei grattacieli più alti della città e da lì alla radio.

Ma perché rischiarono l’arresto? “A quei tempi le radiocronache non erano regolamentate e la nostra attività era considerata pirata dalla società. Per due-tre gare riuscimmo a farla franca poi venimmo scoperti, proprio durante quel Napoli-Atalanta, dall’addetto stampa del Napoli che ci fece portare in Questura”. Le radiocronache tuttavia furono sospese solo per poche settimane per poi riprendere e andare avanti per un bel po’. “La soddisfazione più grande fu tuttavia a Roma in occasione di un Lazio-Napoli degli anni ’80” rammenta Sergio Parletta. “Ci fu concesso di trasmettere dalla tribuna stampa e quel giorno quasi tutta Napoli si sintonizzò sulle nostre frequenze. Infatti Tutto il Calcio Minuto per Minuto saltò per lo sciopero dei tecnici Rai e fummo gli unici a raccontare la partita ai napoletani”.
El Pibe de Oro e il bambino che voleva conoscerlo
E Maradona? “A Diego è legato uno degli episodi più teneri della mia avventura in radio. Erano gli anni ’80 e frequentavo per la radio il campo di allenamento. Una mia amica aveva un bambino che andava pazzo per Maradona e io gli promisi di fargli conoscere il suo idolo. Così un giorno mentre Maradona era negli spogliatoi avvicinai il suo manager Jorge Cyterszpiler e mi inventai una storia, dissi che il bambino non stava bene e che voleva conoscere il suo idolo. Maradona uscì poco dopo e si avvicinò al piccolo accarezzandogli i capelli. Non se li lavò per un mese! Ma Diego era così, sempre disponibile specialmente con chi diceva di avere bisogno”.

Dopo gli anni delle passioni in radio arrivò il lavoro alle Poste. “Mi trasferì a Roma dove ho lavorato nella segreteria dell’ufficio stampa, poi in Umbria dove mi sono occupato di annulli filatelici fino alla pensione”. Nel frattempo aveva conosciuto Mariella e si era trasferito a Magliano dove si è distinto organizzando con la sua passione, e anche mettendoci del suo, diversi spettacoli. “Non sempre il riscontro è stato pienamente soddisfacente – ammette un po’ amaro – ma la passione per quello che si è comunque fatto spinge a proporre sempre nuove cose”.Una radio moderna a Magliano? Chissà. Rino, alias Sergio, è sempre pronto e, bisogna dirlo, la sua storia suggerisce che sarebbe bene farsi dare qualche consiglio.
Incontri newsletter 27 – gennaio 2025

