Il giovane allievo dell’Accademia di Belle Arti di Roma partecipa a una collettiva assieme ad altri suoi colleghi frutto di un workshop di Andrea Jemolo. Le immagini colgono alcuni aspetti del Museo e del monumento
C’è anche la firma di Marco Orsini di Foglia tra quelle degli autori degli scatti della mostra “Luce, Memoria, Apparenze” in corso all’Ara Pacis di Roma. La mostra, che resterà aperta fino al 10 marzo, è promossa dall’Accademia di Belle Arti di Roma in collaborazione con il Comune di Roma e la Soprintendenza capitolina.
Il maglianese Marco Orsini è iscritto al terzo anno del corso di Fotografia e Video dell’Accademia e le sue foto sono state scelte dalle docenti Anna Maiorano e Flavia Matitti insieme a quelle di Emmanuel Kelechi Anyigor, Simona Murrone, Lucia Paparello, Giorgia Perrone, Rucsandra Raluca Cristache ed Elena Tagliaferri.
“L’esposizione – spiegano le due insegnanti – trae origine dal workshop della scorsa primavera del fotografo Andrea Jemolo. Sotto la sua guida, i partecipanti si sono recati più volte nelle diverse ore del giorno a fotografare l’interno e l’esterno del Museo dell’Ara Pacis, soffermandosi sia sul moderno edificio museale, progettato da Richard Meier, sia sull’Altare della Pace augustea. Ogni fotografo ha visto e interpretato il Museo dell’Ara Pacis secondo la propria sensibilità e formazione artistica, spesso privilegiando il dettaglio alla visione d’insieme. Sguardi differenti su elementi architettonici, sculture e sugli ornamenti, hanno catturato le forme geometriche, i giochi di luce, le ombre e le trasparenze, dando vita a un originale mosaico di immagini”.
“I miei tre scatti – spiega Marco Orsini – sono foto di dettagli non solo del monumento, ma anche dell’architettura del museo. Dalle immagini emerge una contrapposizione tra antico e moderno. Io ho scelto di utilizzare il bianco e nero perché volevo dare la sensazione di assenza di tempo e quindi di eternità. Un po’ come avviene in tutta la fotografia in bianco e nero. Il titolo ‘Pax romana’ è un’espressione latina che ho scelto sempre per avere, nonostante la contemporaneità delle foto, un forte legame con il passato e l’antico”.
newsletter 18 – febbraio 2024
