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Nascose un soldato inglese, ottant’anni dopo i figli si abbracciano

Norma Urbanetti, 95 anni, ha incontrato Eric Hemming, figlio del militare britannico che suo padre Vito nascose per mesi in una grotta a Magliano tra il 1943 e il 1944, rischiando la vita

Novembre 1943. Vito Urbanetti, contadino di Magliano Sabina, si imbatte in un giovane militare inglese ferito, fuggito dal campo di prigionia di Montelibretti dopo l’armistizio dell’8 settembre. Lo accoglie, lo nasconde in una grotta sul suo terreno, accanto ai maiali, in un giaciglio di paglia. Lo nutre con lo stesso cibo della famiglia, gli cura le ferite più volte, gli ripara le scarpe.

Il soldato è Norman Dudley Hemming. Parla solo inglese, Vito solo italiano: la comunicazione passa attraverso gesti, sguardi, tentativi pazienti di comprensione reciproca. Con il tempo, Hemming impara qualche parola di italiano. La figlia di Vito, Norma, all’epoca ha tredici anni. È lei che spesso porta da mangiare al militare nascosto, raggiungendolo al suo rifugio.

La situazione è pericolosa. Le pattuglie tedesche presidiano le vicinanze e la famiglia Urbanetti viene sottoposta a una perquisizione. Il soldato Hemming, però, è ben nascosto nella porcilaia. Vito continuerà a proteggere Hemming per mesi, fino alla liberazione del giugno 1944, quando le truppe britanniche entrano nel territorio maglianese.

Due famiglie, 8.400 chilometri di distanza

Ottant’anni dopo, il destino ha ricucito il filo. Eric Hemming, figlio di Norman, ha cercato la famiglia Urbanetti attraverso le ricerche dello storico Raniero Pedica, individuando Norma oggi 95enne e residente a Civita Castellana. I contatti si sono moltiplicati: documenti, fotografie, scambi di notizie. Poi, l’incontro a Sassacci, frazione di Civita Castellana: Eric con moglie, figli, nipoti e pronipoti arrivati dal Canada. Una gratitudine per sempre verso gli Urbanetti. Va detto che Vito aiutò anche altri due militari inglesi.

La mostra alle Scuole Elementari

Il 20 giugno, alle ore 17, alle Scuole Elementari di Viale XIII Giugno, l’Assessorato alla cultura del Comune di Magliano Sabina guidato da Antonalla Chieti ha inaugurato con un incontro pubblico la mostra documentale “Un soldato nascosto”, dedicata a questo episodio finora sconosciuto. Documenti, fotografie e testimonianze ricostruiscono la vicenda della famiglia Urbanetti e del militare britannico. L’inaugurazione alla quale è intervenuto il sindaco Giulio Falcetta ha incluso la proiezione di materiali storici e un riconoscimento pubblico ai protagonisti.

Il carro armato inglese in Piazza Garibaldi a Magliano Sabina la mattina del 13 giugno 1944

Gli altri soldati nascosti

Quella di Urbanetti non fu l’unica storia di questo genere a Magliano Sabina. Secondo quanto ricostruito in Guerra senza eroi di Guido Poeta, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 circa cinquanta prigionieri inglesi provenienti dal campo di Fara Sabina — impiegati nell’azienda agricola del conte Orsolini Cencelli a Francellini — furono trasferiti in località Collicello. Nella notte tra il 21 e il 22 settembre i tedeschi intervennero per deportarli in Germania.

Alcuni dei materiali esposti alla mostra

Due di loro, Joseph Robinson, nato a Manchester nel 1917, e un commilitone noto solo come Charles, si rifiutarono di seguire i compagni e fuggirono nelle campagne. Per quasi otto mesi vissero nascosti tra Chiorano, Colle Sala e Colle d’Oro, ospitati principalmente dalla famiglia di Giuseppe Nesta a Collinelli e sostenuti da decine di contadini locali, nonostante la taglia di 1.800 lire posta dai tedeschi su ogni prigioniero catturato. Per eludere i controlli delle pattuglie si travestivano da donne mentre andavano a lavorare nei campi.

La leggenda di Charles

A Charles viene attribuita, tra storia e leggenda, un’impresa decisiva: il 12 giugno 1944, mentre l’artiglieria britannica cannoneggiava Magliano credendola ancora presidiata dai tedeschi, attraversò il Tevere a nuoto — il Ponte Felice era stato distrutto — per raggiungere l’avanguardia dell’VIII Armata e avvertirla che il paese era già libero. Il cannoneggiamento si fermò.

Il 23 gennaio 1945 quattordici famiglie maglianesi che avevano aiutato i militari alleati ricevettero contributi in denaro dal governo militare di Terni. A Pietro Menicucci fu consegnato un attestato firmato dal Maresciallo Alexander, comandante supremo delle Forze Alleate.

Incontri newsletter 41 – giugno 2026