Il blitz del 7 luglio di Carabinieri e Guardia di Finanza a Borghetto ha riportato alla memoria la Ce.Sa.Bo., la cooperativa dei ceramisti maglianesi che chiuse una decina di anni fa
Un colpo al cuore. Quei capannoni, che per una ventina d’anni sono stati il luogo dove si realizzava l’ultimo sogno di riscatto della “classe operaia” maglianese, finiti al centro di una storia di presunto traffico di sigarette di contrabbando. Il 7 luglio scorso quando sul web, social e televisioni sono iniziate a circolare le immagini del blitz di Carabinieri e Finanza a Borghetto tantissimi maglianesi hanno riconosciuto quelli che gli investigatori hanno definito capannoni “apparentemente abbandonati”.
Erano quelli che fino al 2016-17 hanno ospitato l’attività della Ceramica Ce.Sa.Bo. al confine con Civita Castellana. Quella che per tutti era la “Ceramica dei maglianesi”, gestita da una cooperativa nata a metà degli anni ’80.
Va specificato immediatamente, a scanso di equivoci, che con le presunte attività illecite ipotizzate da Finanza e Carabinieri la precedente attività non c’entra nulla. La Cooperativa è stata liquidata già da una decina di anni e i beni, compresi gli immobili utilizzati, sono stati gestiti secondo le modalità giudiziali che si utilizzano in questi casi.
Chissà dunque come sono finiti nella disponibilità dell’organizzazione che, dove un tempo di producevano sanitari in ceramica, avrebbe allestito una grande “industria del tabacco” per la produzione continua di sigarette illegali. Durante il blitz sono stati scoperti locali insonorizzati con pannelli fonoassorbenti, probabilmente per diminuire il rumore dei macchinari di trinciatura in funzione. In uno dei capannoni era stato allestito anche un dormitorio con 12 posti letto.
Tutto è stato allestito nei capannoni dismessi della Ce.Sa.Bo. acronimo che stava per Ceramica Sanitari Borghetto dove lavorano tantissimi ceramisti provenienti da Magliano compresi quelli che nel 1986, partecipando alla fondazione della Cooperativa, rilevarono lo stabilimento attivo con altro nome dal 1957 per rilanciarlo. Una storia di “riscatto operaio” quella della Ce.Sa.Bo. che fu riassunta in un bel reportage presente in uno dei primi numeri di Incontri nell’aprile 1990 (il numero 3). Pagina 2 ospitava un’intervista all’allora presidente della Cooperativa Sergio Proietti firmata da Tino Pagliani e Alberto Calabrini (che lavorava nella ceramica ed era uno dei soci).
“La Ce.Sa.Bo. si può considerare una vera e propria anomali nella realtà industriale che ci circonda non tanto per ciò che produce, ossia igienico-sanitari, quanto per il suo aspetto societario: è stata la prima cooperativa in Italia nel settore”, dichiarava l’allora presidente. In quella primavera del 1990 – si legge su uno specchietto informativo a margine dell’intervista – la società impegnava 54 lavoratori, il 60% dei quali proveniente da Magliano, il 90% comunque dall’entroterra sabino. Allora vendeva la sua produzione per metà nel centro-sud Italia e isole e per metà in Arabia Saudita e Africa con un fatturato di 3,5 miliardi di vecchie lire.
La Cooperativa negli anni successivi continuò a crescere fino alla prima decade dei primi anni 2000 arrivando a sfiorare le 100 unità di lavoratori e inviando la produzione anche in Russia oltre che nei paesi Arabi. La solidità dell’attività era testimoniata anche dal fatto che il marchio era spesso sponsor di iniziative pubbliche, eventi e squadre sportive di Magliano. Dopo la crisi mondiale del 2008 è iniziato il declino che portò alla chiusura dell’esperienza circa 10 anni più tardi. Ma la storia della “Ceramica dei Maglianesi” resta comunque una storia di riscatto che va ricordata come tale.
Incontri newsletter 42 – luglio agosto 2026

