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Quarant’anni fa l’Heysel. Nella tribuna della morte c’erano anche maglianesi

Maria Corona Grimani fu travolta e schiacciata. Fu ritrovata dopo giorni in un ospedale di Bruxelles. Il racconto della vicenda vissuta dagli altri tifosi di Magliano. Il ricordo di Mauro Rossi, storico juventino e tabaccaio

Esattamente 40 anni, il 29 maggio 1985, si consumò una delle più grandi tragedie della storia del calcio: in occasione della finale di coppa dei campioni tra Liverpool e Juventus, disputatasi allo stadio Heysel di Bruxelles, morirono 39 tifosi di cui 32 di nazionalità italiana. Tra i tifosi presenti in quella tragica notte c’erano anche quattro maglianesi: Luciano Monti, Renato Umani, Mauro Rossi e Maria Corona Grimani, che rimase ferita nella ressa scatenatasi prima della partita. Insieme a loro, altri 8 tifosi sabini provenienti da Collevecchio e Poggio Sommavilla.

Mauro Rossi

Mauro Rossi, 78 anni e storico titolare della tabaccheria Rossi di Piazza Garibaldi, ricorda oggi quella tragica esperienza. “Faccio una premessa: non parlo molto volentieri di quell’esperienza per motivi che sono comprensibili” dice Mauro. “Anche perché è come se la mia memoria avesse tagliato fuori una buona parte di alcuni momenti di quella giornata. Mi fa comunque piacere che si ricordi quell’evento per mantenere viva la memoria di chi ha pagato con la vita il fatto di volere andare a vivere una serata di sport”.

“Conservo ancora la ricevuta del pacchetto che acquistai per vedere quella gara: 570 mila lire per volo, sistemazioni in albergo e biglietto per lo stadio nel settore Z, quello dove avvennero gli scontri mortali”. Il settore Z è passato tristemente alla storia perché fu li che si consumarono gli scontri per effetto di un gravissimo errore organizzativo: in un periodo dove il fenomeno dei teppisti inglese terrorizzava tutti gli stadi d’Europa, i gruppi organizzati di tifosi furono tenuti in settori distanti ma nel settore Z, a contatto con la tifoseria inglese e destinato alla vendita ad un pubblico “neutrale”, finirono moltissimi tifosi juventini che subirono le cariche degli hooligans.

Il clima si surriscaldava, poco prima che gli inglesi cominciassero a caricare per invadere il nostro settore, decidemmo di uscire di corsa dallo stadio. Fu una decisione che ci salvò la vita, pochi minuti di esitazione ci sarebbero potuti costare caro.

“Ricordo che prendemmo il pulmino a Orte poi l’aereo a Fiumicino per Bruxelles. Durante il viaggio in aereo socializzai con un ragazzo dal fisico importante e con la barba folta. Giorni dopo vidi la sua foto tra quelle delle vittime”. Dal racconto di Mauro si potrebbe trattare di Eugenio Gagliano, 36 anni e proveniente dalla provincia di Catania.

Allo stadio i tifosi maglianesi si rendono conto del pericolo

“Arrivati allo stadio – prosegue – ci rendemmo conto della pericolosità della situazione mano a mano che si riempiva: eravamo a contatto con i tifosi del Liverpool e da loro ci separava solo una rete di metallo come quelle dei pollai. Il clima si surriscaldava, poco prima che gli inglesi cominciassero a caricare per invadere il nostro settore, decidemmo di uscire di corsa dallo stadio. Fu una decisione che ci salvò la vita, pochi minuti di esitazione ci sarebbero potuti costare caro”.

Heysel è il nome di una piccola collina di Bruxelles, dove si trova il famoso Atomium. Per andare via da lì come avete fatto, considerando anche la ressa? “Salimmo a bordo di un taxi guidato da un italiano, raggiungemmo la stazione centrale della capitale belga da dove chiamammo casa dai telefoni pubblici per far sapere ai familiari che eravamo vivi”. 

Il Messaggero del 30 maggio 1985 con un numero di morti ancora incerto

Ma avevate avuto subito la percezione della gravità della situazione? “Dei morti apprendemmo alla stazione dei treni: una giornata davvero tragica. Un po’ di tempo fa incontrai una persona di Poggio Sommavilla che prese parte a quella trasferta, mi riconobbe lui e cercò di chiamare alla mente alcune fasi della giornata. Ma è come se la mia mente avesse deciso di selezionare solo gli episodi che ricordo ora con te. Tra cui uno un po’ curioso, considerando la tragicità dell’evento: al mattino, mentre passeggiavamo nella capitale belga, incontrai in un bar Gianni Brera (famosissimo giornalista sportivo scomparso nel 1992 ndr) ed ebbi il piacere di conversare con lui e offrirgli un caffè”.

La drammatica vicenda di Maria Corona Grimani

Mauro Rossi ebbe la “fortuna” di scampare alla ressa, non altrettanto fortunata fu Maria Corona Grimani, infermiera professionale dell’ospedale di Magliano “Marzio Marini” che rimase schiacciata sotto altri corpi morenti o feriti del settore Z. Di lei non si ebbero notizie per giorni e fu rintracciata dai parenti grazie ad una delle tante tragiche immagini che circolavano nei telegiornali: il suo corpo, parzialmente coperto da quello di altri tifosi, fu riconosciuto in tv grazie ad una tuta verde che indossava.

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Dopo quel riconoscimento, i parenti partirono in macchina e – in un solo giorno di viaggio iniziato all’alba – raggiunsero la capitale belga dove, ospiti di una famiglia italiana di emigrati che li aiutarono anche a chiedere informazioni in una lingua che non conoscevano , vagarono nei diversi ospedali di Bruxelles per giorni fino al suo ritrovamento. Corona fu trovata con il torace schiacciato e dopo qualche settimana fu trasportata con un aeroambulanza in Italia per continuare la degenza proprio nell’ospedale dove lavorava a Magliano.

I postumi di quel trauma segnarono la vita di Corona: di quell’evento non ricordava assolutamente nulla, nemmeno il viaggio di andata con tappa intermedia a Firenze e cominciò ad avere problemi nello stare insieme a gruppi di persone numerosi che sentiva come incombere su di lei, problema che non aveva prima di quella tragica notte.

La provincia di Rieti ebbe una vittima: Gianni Mastroiaco

Gianni Mastroiaco

Anche la provincia di Rieti pagò il suo tributo di sangue: tra le 39 vittime ci fu anche Gianni Mastroiaco, 20 anni, di Casette dove gli è stato intitolato il campo polisportivo del paese. E poi c’è una storia di enorme generosità da raccontare: quella di Roberto Lorentini, medico aretino di 31 anni e medaglia d’argento al valore civile  che, già in salvo dopo la prima carica degli hooligans, ritornò sugli spalti del settore Z a soccorrere un bambino ferito  restando travolto tragicamente dalla calca per una nuova carica degli inglesi mentre era chinato a praticargli la respirazione artificiale.

Di quella sera si possono ricordare molte altre cose: uno stadio inadeguato all’evento e con una struttura molto usurata, l’impreparazione delle forze dell’ordine che rimandarono sulle tribune i tifosi che provarono a fuggire dagli scontri invadendo il campo di gioco, l’intervento di Gianni De Michelis, a Bruxelles in qualità di ministro del lavoro e che fu inviato sul posto dal presidente del consiglio per provare a gestire la situazione. Proprio a seguito dell’intervento del ministro italiano, di concerto con le autorità di polizia belga e con l’UEFA, si decise di far svolgere l’incontro di calcio per cercare di organizzare il deflusso delle tifoserie e distrarle da quanto stava succedendo.

Successivamente a quella tragica notte ci furono molte polemiche anche sull’insignificante esito sportivo dell’incontro: molti criticarono l’esultanza di Michel Platini dopo il goal vittoria e i festeggiamenti post-gara della squadra vincitrice, imposti anch’essi dalle autorità per evitare l’uscita in contemporanea tra le due tifoserie. Qualche anno dopo quella tragica notte, Michel Platini venne intervistato circa quella partita e gli fu rivolta una domanda circa l’opportunità di avere esultato, lui rispose in modo laconico: “Quando cade l’acrobata, entrano i clown”. Una frase che è diventata anche il titolo di un libro di Walter Veltroni che racconta in forma di narrativa lirica l’evento dell’Heysel. Per chi volesse approfondire la conoscenza di quella notte, si consiglia anche la lettura di “Heysel – La verità di una strage annunciata” di Francesco Caremani e “Quella notte all’Heysel” di Emilio Targia.

(Si ringrazia Gelsomina Grimani).

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