Press "Enter" to skip to content

Record di casi di ipotiroidismo tra i maglianesi: un mistero

A Magliano un tasso del 63,8. Nel resto del distretto è al 46,9, nel Lazio al 57,4. I casi in tutto sono 254, dei quali 211 riguardano donne. L’allarme nato nel 2002 al Marzio Marini non trova risposte

Un mistero che va avanti da almeno 20 anni. C’era ancora l’ospedale quando si è iniziato a notare una strana incidenza di patologie alla tiroide tra i maglianesi. Un fenomeno che non trova una spiegazione scientifica. Nel 2022, secondo i dati in possesso della Regione, a Magliano risultavano 254 casi di ipotiroidismo, vale a dire la cosiddetta Tiroide di Hishimoto. Si tratta di una malattia causata da un’insufficiente azione degli ormoni tiroidea o da una carenza degli stessi. Una situazione patologica che causa un rallentamento dei processi metabolici che nel tempo può causare seri problemi di salute.

In termini assoluti i numeri dicono poco. Ma un raffronto con il circondario o con il Lazio del tasso standardizzato, ovvero il numero dei malati ogni mille residenti, fa rizzare i capelli. A Magliano il tasso si assesta al 63,8: nell’intero territorio del distretto di Poggio Mirteto è 46,9, in tutti comuni della Asl di Rieti 50, 3 (con 8.584 casi) e nella regione 57,4. Ed è un problema che riguarda molto più le donne rispetto ai maschi: su 254 casi ben 211 sono in rosa con un tasso standardizzato che si attesta a 103,9.

La cura chiede una terapia farmacologica complessa

Ma perché accade questo? Tra le cause dell’ipotiroidismo possono esserci la rimozione chirurgica della tiroide, le terapie e i trattamenti con iodio radioattivo, le malattie autoimmuni (Tiroide di Hashimoto, appunto) e alcuni farmaci. Il disturbo talvolta può essere presente dalla nascita, a causa di disfunzioni che causano l’incapacità di produrre gli ormoni necessari alla stimolazione della tiroide, dalla gravidanza o dalla carenza di iodio. Di solito chi soffre di questi disturbi è costretto a curarli con una terapia farmacologica piuttosto complessa che va avanti per tutta la vita. Anche i controlli ai quali deve sottoporsi sono numerosi.

Si è ipotizzato pure di mettere iodio nell’acquedotto

Difficile trovare un medico o qualche esperto disposto a sbilanciarsi, anche perché quello dell’incidenza dei disturbi alla tiroide nella popolazione maglianese è un rebus che va avanti da oltre 20 anni. Nel 2002 – dopo aver osservato un anomalo aumento di patologie – fu preso in esame dai medici dell’allora ospedale “Marzio Marini”. Lo studio fu avviato perché fu notato un incremento di richieste per ecografie e analisi alla tiroide.

L’endocrinologa in servizio all’ospedale ipotizzò una carenza di iodio dovuta alla distanza di Magliano dal mare. Una delle ipotesi che furono ventilate fu quella di immettere iodio nell’acqua che sgorgava dai rubinetti. Opzione che fu presto accantonata, anche perché già allora il consumo di acqua minerale era piuttosto massiccio. Un consumo che, va ricordato, è aumentato poi in maniera esponenziale negli anni successivi quando i maglianesi iniziato a fare i conti con il problema dell’arsenico nell’acquedotto di Fabrica di Roma.

newsletter 19 – marzo 2024