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Sotto Magliano si nasconde un mondo: cunicoli e acquedotto

Gli speleologi del gruppo “Paolo Cometti” sono entrati sotto i giardini pubblici e hanno trovato un ambiente alto, con archi in mattoni e cordoli per l’acqua. Centodieci metri di storia ancora da datare e raccontare

Magliano ha una sua “vita” sotterranea tutta da scoprire. È quanto rivela il Gruppo Speleologico Sabino “Paolo Cometti” che, dopo la sua ricostituzione dopo il corso del 2025, ha ripreso le attività e si sta concentrando (anche) nell’esplorazione delle viscere della cittadina. Una ventina di persone di persone di Magliano, Montebuono e Riano. “Amiamo soprattutto  le grotte naturali, ma in occasione di piccole scoperte non ci tiriamo indietro, proprio come nel caso di Magliano” dice Tullio Bernabei, storico speleologo maglianese. Il gruppo sta ora scavando ed esplorando una nuova grotta a Monte Cosce, ma il nuovo progetto maglianese sta prendendo parallelamente forma.

“Anche su spinta dell’assessore Antonella Chieti – racconta un altro dei soci, Gianni Todini – abbiamo ripreso in mano un vecchio progetto legato alla ‘Magliano Sotterranea’. L’idea è quella di rendere fruibili, mettendoli a sistema, alcuni ambienti di questa vecchia città e dar vita a un circuito turistico di valore”.  “Si tratta di un lavoro che vorremmo corroborare anche con studi d’archivio o andando a raccogliere memorie storiche” racconta Laura Russo, coordinatrice del progetto, portato avanti anche con la consulenza di Cristiano Ranieri, uno speleologo reatino esperto di ipogei. 

Un ingresso piccolo, poi un ambiente alto

“Siamo già entrati in uno di questi ambienti – prosegue Laura –  a cui si accede proprio da sotto i giardini pubblici attraverso un ingresso piuttosto piccolo, in corrispondenza di un’antica fonte che ricade in un terreno di proprietà della famiglia Todini. Una volta dentro, però, ci si trova in un ambiente molto alto. Si tratta di un bel posto e ci sono pure due piccoli pipistrelli. In questo caso sembra di essere di fronte a un acquedotto di cui ancora, però,  non si conosce l’epoca. È per questo che vogliamo cercare in archivio”.

I segni dell’acqua: cordoli, fori e ingressi

Nella parte iniziale di questo ambiente si può osservare un arco con mattoni di un paio di metri di rinforzo, poi lo scavo si allarga su quello che viene definito ‘polverino’ e si snoda sotto l’ex mattatoio e fino ai giardinetti per circa 110 metri. Sui lati si notano anche ingressi laterali che però risultano chiusi. In alcuni punti, poi, c’è proprio un cordolo nel quale, evidentemente, veniva canalizzata l’acqua. Attualmente è pieno di incrostazioni, ma si possono vedere ancora i fori lasciati per far entrare l’acqua. Probabilmente si tratta di una antica sorgente “lineare” che veniva canalizzata e che serviva l’abitato. “Pensiamo possa trattarsi di un’opera pre acquedotto” conclude Russo.

La mappa è fatta: ora si cercano le memorie

 “Dopo una breve indagine abbiamo deciso con il gruppo di entrare e arrivare fino in fondo – racconta Gianni Todini – Si è trattato di una visita esplorativa grazie alla quale è stata realizzata una carta topografica. Abbiamo scattato molte foto e girato un video. Il passo successivo che vorremmo compiere è quello di organizzare una riunione con la cittadinanza per condividere quanto trovato e chiedere la collaborazione di chi, magari, ricorda o sa che nella sua proprietà ci sono altri cunicoli di questo tipo. Le scoperte, congiuntamente alla ricostruzione storica dell’uso urbanistico delle strutture, potrebbero portare a una valorizzazione turistica e quindi diventare risorsa a vari livelli”.

Incontri newsletter 39 – aprile 2026