Sabato 25 maggio 1912 ai Piani apparve un gruppo di ciclisti all’inseguimento di un campione in fuga. Avevano sbagliato tutti strada, Giuria compresa. Cronaca di una corsa surreale di 110 anni fa
Il 25 maggio 1912 il Giro d’Italia di ciclismo arrivò a Magliano Sabina. La tappa, però, non era affatto previsto che finisse in territorio maglianese. Sarebbe infatti dovuta arrivare a Roma, allo stadio. Ad attendere i campioni delle due ruote nella Capitale c’era una folla di tifosi. All’esterno della struttura sportiva era schierato il servizio organizzato dal commissario di pubblica sicurezza, con guardie e carabinieri. Tutti in attesa.
Alle cinque del pomeriggio, vedendo avvicinarsi una vettura, gli spettatori romani iniziarono a prepararsi all’arrivo. Chi si agitava, chi rumoreggiava. Ma passata mezz’ora dei 37 corridori partiti alle 5 e 17 del mattino da Pescara non c’era traccia, finché – finalmente – l’auto della giuria non arrivò sul traguardo. Portava però una notizia clamorosa: la tappa del Giro d’Italia era già terminata. Ma a Magliano Sabina. Urla, commenti rumorosi, grida si levarono dagli spalti. Insomma, un disastro.
La caduta, la fuga, il dilemma: dove andare?
Cosa era accaduto? Bisogna andare a riprendere il gruppo di testa all’altezza di Cantalupo, nel cuore della Sabina, per ricostruire la vicenda. La corsa era iniziata a Pescara e – passando per l’Aquila, Antrodoco, Cittaducale e Rieti – aveva raggiunto Terni all’ora di pranzo. Dalla città umbra, attraversando la Sabina interna, si era diretta verso Roma per completare i 294 chilometri della tappa. Nei pressi di Cantalupo il gruppo si stava arrampicando in salita, sotto la pioggia. I freni della bicicletta di Giuseppe Contesini però si ruppero. Il campione cadde violentemente, travolgendo altri due corridori: Giovanni Micheletto e Carlo Galletti.
L’incidente degli avversari fu l’occasione per il fondista torinese Domenico Allasia per darsi alla fuga. Ma il fuggitivo, giunto al bivio per la strada per Passo Corese e quella per Civita Castellana si trovò di fronte a un dilemma: quale è quella giusta?

Il fuggitivo viene fatto tornare indietro
Il ciclista decise di prendere la seconda, perché gli apparve migliore. La Giuria lo imitò e così pure i corridori che lo inseguivano. Quando gli organizzatori però si accorsero della frittata chiesero per strada ai residenti in zona se c’era modo di rimediare. Ma non solo la via alternativa era impraticabile, c’era di più: Allasia aveva superato Ponte Felice e pedalava spedito verso Civita Castellana. L’auto con a bordo il cronista della Stampa venne così inviata all’inseguimento del campione, che fu raggiunto e fatto tornare sui propri passi. Intanto sotto Magliano cominciava ad arrivare, su un traguardo-non traguardo, il resto dei concorrenti. Le due auto delle squadre in gara erano ferme e fu interrogato un contadino maglianese che aveva assistito meravigliato all’arrivo. L’uomo disse agli organizzatori che da lì a Roma mancavano 80 chilometri. Troppi per chiunque.
Che fare? Tre ipotesi e alla fine gara annullata
I corridori si rifiutarono di proseguire, le squadre concordarono. E la gara finì con un’annotazione sui registri di 13 corridori arrivati tutti a pari merito, incluso lo stesso Allasia. Mentre i primi arrivati a Magliano discutevano sul da farsi, li raggiunsero – alla spicciolata – altri due ciclisti. Erano oramai le 16:30. Cosa si decise? C’era chi proponeva di portare i primi 15 a 20 chilometri da Roma e ridare il via da quel punto e c’era chi invece di stabilire a Magliano 10 chilometri di gara e far decidere la quarta tappa del Giro d’Italia su quel percorso. Infine, terza ipotesi, fu quella di tenere la classifica ferma così: tutti a pari merito.
Il finale della vicenda è scontato: la scelta fu quella di non scegliere. E i ciclisti alla fine arrivarono a Roma chi in auto, chi con un treno da Borghetto, chi con il “tram di Civita Castellana”. La Pescara-Roma sarebbe stata annullata il giorno dopo. Il Giro d’Italia, quell’anno, fu il primo e unico a essere disputato a squadre e fu vinto dall’Atala (Luigi Ganna, Carlo Galetti, Eberardo Pavesi e Giovanni Micheletto).
newsletter 11 – aprile 2023

