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Locandine fatte con l’intelligenza artificiale: il trionfo del dozzinale

Sagre, negozi e avvisi comunali anche a Magliano creati dando un prompt a una Ai. I risultati danneggiano chi li usa. L’opinione di tre grafici maglianesi: serve competenza. Lo strumento va guidato da mani esperte.

Feste e sagre, manifestazioni, promo di negozi. E pure, purtroppo, gli avvisi dell’Amministrazione comunale. Ormai è un’invasione. L’invasione delle locandine e delle grafiche fatte con l’intelligenza artificiale. A Magliano, come nei paesi dei dintorni, monta l’onda delle “creazioni” di pessimo gusto realizzate dando un comando a Gemini, a ChatGpt o a un altro modello di intelligenza artificiale.

Il costo di una grafica improvvisata

“Non costa niente, è veloce e basta un prompt” è la risposta che si raccogli da chi ne fa uso quando osservi che si tratta di locandine di bassissima qualità. “Poi non è vero che sono brutte. Bisogna modernizzarsi”. Basterebbe solo riflettere che si somigliano tutte e si riconoscono a colpo d’occhio.

L’immagine che si dà della propria sagra è più meno questa: visto che già la locandina è fatta senza cura e a buon mercato, anche i prodotti serviti saranno da supermercato benché siano presentati come “fatti in casa”. Peccato poi che invece siano fatti benissimo e genuini, ma il danno è fatto. Per un’istituzione si restituisce invece l’idea di poca cura nelle iniziative e nei rapporti con i cittadini. Per una manifestazione si fa pensare a una organizzazione frettolosa. Per un negozio si suggerisce che venda prodotti a buon mercato e di bassa qualità.

Come riconoscere le grafiche Ai-slop

Da cosa si riconoscono le grafiche Ai-slop (poltiglia ia), siano esse locandine o post sui social? “Dai font utilizzati, dagli stili grafici ‘piatti’ e parecchio standardizzati in base alla tematica trattata, dall’enfatizzazione degli elementi chiave alquanto uniforme” rivela Fabio Agostinelli, grafico maglianese. “I contenuti di bassa qualità – aggiunge Edoardo Vivadio, anche lui grafico di Magliano Sabina – si riconoscono da una serie di incongruenze, tipo immagini, testi e dettagli poco credibili o deformati, elementi che all’occhio non tornano. Però non sempre è possibile riconoscere la presenza dell’intelligenza artificiale, perché la qualità dipende da chi la utilizza”.

Il limite del prompt da inesperti

“Se si dà un prompt chiedendo di fare qualcosa a un’intelligenza artificiale – osserva Mattia Iacobelli, altro professionista maglianese della grafica e della comunicazione – quella si limita a elaborare le informazioni che gli si danno e a tirare fuori un costrutto grafico che però magari non tiene conto di quelle che sono le accortezze visive o delle regole visive che una persona che non è del mestiere non dà nel comando”. Il risultato? “Prodotti dozzinali, dove non c’è un focus visivo. Magari esce una locandina senza un centro attenzionale, senza un messaggio focalizzato su un qualcosa. Una rinfusa di oggetti, di elementi messi lì”.

Il danno per chi comunica

Perché i prodotti grafici di bassa qualità fatti con l’Ai sono un danno per chi li usa? “Lo sono per chi cerca di caratterizzarsi sul mercato, per chi cerca di creare una propria immagine” risponde netto Fabio Agostinelli. Edoardo Vivadio argomenta così: “Per le realtà più piccole può essere anche un buona opportunità perché riduce tempi e costi, il problema nasce se viene utilizzata senza competenze in ambiti più grandi, ad esempio in un contesto aziendale o istituzionale, dove si rischia di sminuire l’identità costruita nel tempo e l’improvvisazione può diventare un problema”. È evidente, dunque, che di per sé l’intelligenza artificiale non è il demonio: il punto è saperla pilotare.

Serve il cervello di un professionista

Non si tratta solo di saper dare le istruzioni giuste, ma di avere consapevolezza di cosa si sta facendo. Occorre conoscere la materia. Un po’ come se di fronte a un quesito medico a leggere la risposta di un ChatGpt qualsiasi non fosse un medico – in grado di scoprire un grave errore della macchina – ma il paziente che non ha studiato medicina per almeno cinque anni. Anche qui, pure se non si tratta di salute di una persona (ma di quella di un’iniziativa, un ente o un’impresa sì), servono conoscenze ed esperienza di un professionista. “Non riuscirà mai all’intelligenza artificiale di tirare fuori qualcosa che sia ottimale per l’obiettivo del cliente. Serve ancora il supporto cerebrale di una persona” chiosa Mattia Iacobelli.

Le competenze che mancano

A chi si improvvisa grafico generando locandine a ripetizione a suon di chat difetta qualcosa. “Spesso manca proprio la competenza grafica – dice Edoardo Vivadio – le basi tecniche, la cultura visiva, l’esperienza e il senso critico. Bisogna sapere quali indicazioni dare, come correggerne il risultato e come renderlo coerente con l’obiettivo di comunicazione da raggiungere”.

I professionisti e l’uso dell’Ai

Non che i professionisti non usino l’intelligenza artificiale e facciano tutto a mano, con paziente lavoro certosino. “L’intervento di un professionista è fondamentale nella programmazione di un percorso che porti alla creazione di un’identità visiva” sottolinea Fabio Agostinelli. “Questo non significa necessariamente non ricorrere all’ia, ma piuttosto significa utilizzare l’ia per sviluppare elementi di base, da poter poi sfruttare e rielaborare al fine di creare un brand o un’identità ben definita e caratterizzante”.

Il parere sul futuro

Se i professionisti della grafica mettono in guardia degli svantaggi di usare da apprendisti stregoni l’intelligenza artificiale per manifesti, locandine, impaginati e grafiche di ogni tipo, c’è da scommettere che il fenomeno non si fermerà. Almeno per ora. “È una sorta di tsunami – conclude Mattia Iacobelli – L’onda ha travolto tutto e tutti. Ma prima o poi se ritira perché la qualità sicuramente uscirà fuori. L’esigenza di rivedere qualcosa di artigianale sicuramente ci sarà. E in questo mare magnum di contenuti generati con l’ia la verità è che tutto è uguale e niente spicca. Quindi l’occhio della gente si stufa e alla fine emergerà per forza l’esigenza di vedere e volere qualcosa di diverso”.

Incontri newsletter 44 – novembre 2026