Accanto alla tradizione delle commedie dialettali del Gruppo Teatrale cresce un percorso di formazione guidato da Marco Marciani. Le testimonianze dei protagonisti di una nuova stagione dell’arte drammatica maglianese
Per molti anni a Magliano il teatro ha avuto soprattutto il volto delle commedie dialettali, portate in scena con passione dal Gruppo Teatrale, realtà che ha rappresentato a lungo uno dei punti di riferimento della vita culturale locale. Gli spettacoli, gli ultimi scritti da Alfredo Graziani, hanno raccontato con ironia e vivacità la tradizione e le storie di Magliano, creando un pubblico affezionato e contribuendo a mantenere viva una tradizione teatrale profondamente legata alla comunità.
Una scuola di recitazione modifica il panorama
Negli ultimi anni però il panorama teatrale della cittadina sembra aver preso una nuova direzione. Accanto alla tradizione popolare sta infatti crescendo un percorso più legato alla formazione teatrale e al repertorio d’autore, promosso da una scuola di recitazione diretta da Marco Marciani. Il progetto coinvolge un gruppo di giovani e appassionati che stanno affrontando il teatro con un approccio più strutturato. Il lavoro della scuola ha già portato in scena lo spettacolo “Il profumo del tiglio”, tratto dal libro “Il dolore del tiglio” di Laura Scanu, rappresentato in diversi teatri, tra cui il Teatro Flavio Vespasiano di Rieti e il Teatro Zeta dell’Aquila.

Dal libro di Scanu al palco del Flavio Vespasiano
Tra gli allievi ci sono anche Andrea e Filippo Cifoletti, gemelli di 23 anni, maglianesi, che parallelamente stanno frequentando l’Accademia internazionale di Teatro a Roma. Insieme a loro partecipano anche Francesco Beccaccioli, Maria Grazia Binnella, Alessandra D’Ippoliti, Leonardo Giuliani, Francesco Giurelli e Martina Sciarrotta, alcuni dei quali residenti a Otricoli e Calvi dell’Umbria. “Le mie più che lezioni di recitazione possono essere considerate ironicamente sedute di analisi, e vedere la loro disponibilità ad essere scrutati mi ha fatto un certo effetto” afferma il maestro Marco Marciani.
Alle radici di una passione artistica
Per alcuni dei partecipanti il percorso rappresenta anche la naturale evoluzione di esperienze già maturate sulla scena locale. Cifoletti, D’Ippoliti e Francesco Beccaccioli, infatti, hanno mosso i primi passi proprio tra le file del Gruppo Teatrale e della Compagnia Oscena, diretta da Maurizio Antonelli. “L’esperienza è stata fondamentale, per approcciarsi allo studio del copione, del personaggio, a recitare di fronte a un pubblico e a farci capire che volevamo di più” commentano i fratelli Cifoletti.
La presenza del Teatro Manlio
In questo percorso di rinnovato interesse per il teatro un ruolo importante è rappresentato anche dal Teatro Manlio, gestito da Luciano Minestrella insieme alla Mirabilis Teatro Societas, realtà che negli ultimi anni ha contribuito a mantenere viva nella cittadina una proposta teatrale continua e di qualità, ospitando spettacoli, workshop e iniziative culturali.

Uscire dalla comfort zone
Per Andrea e Filippo Cifoletti il teatro è poi diventato nel tempo qualcosa di più di una semplice passione. “È nata un po’ per gioco e un po’ per l’attrazione verso il mondo attoriale, avendo recitato da piccoli con Luciano Minestrella, alle scuole medie con la professoressa Rita Concilio e poi nelle compagnie amatoriali. Oggi, studiare recitazione a Roma significa uscire dalla comfort-zone e affacciarsi a panorami più ampi e professionali”. Anche tra gli altri partecipanti emerge lo stesso entusiasmo. “Il teatro per me è verità. È calarsi nella vita degli altri per mettere a nudo le proprie emozioni ed evadere con la fantasia dalla quotidianità” osserva Maria Grazia Binnella. “È l’epifania dei nostri tanti (o infiniti) io” chiude Francesco Giurelli.
Cosa è il teatro per chi recita
“Il teatro per me è specchiarsi nell’animo di un’altra persona” racconta Leonardo Giuliani. “È vivere frammenti di altre vite ed empatizzare con esse”. “È concentrazione, ascolto e comunicazione” aggiunge Alessandra D’Ippoliti. “Il teatro è cura, conoscere parti di me stessa, mettermi in gioco empatizzando con gli altri ed entrare in una realtà in cui tutto può sembrare finto, ma nulla è falso” aggiunge Martina Sciarrotta. “La loro capacità di apprendere rapidamente concetti che spesso preludono a una vera e propria professione, mi ha fatto pensare che non sia un avvicinamento ma una vero e proprio essere già nel teatro” conclude Marco Marciani.
Incontri newsletter 38 – marzo 2026

