Press "Enter" to skip to content

Anno 1996, cade il tabù: anche le ragazze giocano a pallone. E vincono

La storia di un gruppo di amiche tra i 14 e i 16 anni che diede vita a un’esperienza sportiva straordinaria. Tra loro anche due campionesse di atletica leggera. Fu il via al calcio femminile maglianese

Ora sono mamme, imprenditrici. Lavorano in ufficio, una è diventata una affermata oncologa. Quasi 30 anni fa furono protagoniste, a Magliano, di una piccola rivoluzione. Ruppero un tabù: furono tra le primissime a mettere in piedi una squadra per giocare a pallone aprendo la strada poi a tante ragazze che negli anni successivi hanno tentato la stessa avventura.

Correva l’anno 1996. “Mentre il calcio maschile è andato in ferie per lasciare spazio al calcetto, ci hanno pensato le ragazze a non far sentire nostalgia agli amanti del football”. Questo era l’attacco di un pezzo uscito nella pagina sportiva del numero di Incontri del settembre successivo. La rivoluzione si era consumata in poche settimane tra luglio e agosto. Fino a quell’anno l’estate pallonara maglianese era stata monopolio dei tornei di calcetto. Il Memorial Gianni Pepe durante la Festa dell’Unità e il torneo della Festa del Cacciatore. Roba da maschi.

Tutte le titolari avevano un talento da spendere

All’epoca le atlete del calcio femminile maglianese avevano tutte tra i 14 e i 16 anni. La capitano era Sara Marinucci, la bomber Rita Emili, poi c’era Valentina Ippoliti in porta e la sorella Elisa centrocampista. E ancora: Emanuela Magnoni, Elena Francioli e Chiara Falcetta. Le punte di diamante erano Lucia Varasconi ed Elisa Speranza, entrambe stelle dell’atletica, all’epoca in forza alla Studentesca Cariri di Rieti: la prima come mezzofondista e la seconda nel lancio del peso.

L’allenatore era Alessandro Caira che all’epoca era diciassettenne. “È stato quello che ci ha creduto e ha perso un po’ di tempo per questa folle avventura. Dico folle perché allora, almeno in Sabina, non si era mai vista” racconta Sara Marinucci.

“Ricordo benissimo il primo allenamento in Pineta, nel campo di calcetto creato davvero da poco, in terra” rammenta Caira. “Dissi alle ragazze che ero molto felice di far parte della squadra, ma che avrei fatto davvero di tutto per farle assomigliare a calciatrici”.

Anche per Rita Emili, che oggi è dirigente medico in Oncologia all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Urbino, non è difficile tornare indietro: “Eravamo tutte amiche – che estati spensierate – e poi ricordo che negli allenamenti ci siamo rese conto di essere brave. Ci divertivamo davvero tanto insieme”.

Ricordo benissimo il primo allenamento in Pineta, nel campo di calcetto creato davvero da poco, in terra. Dissi alle ragazze che ero molto felice di far parte della squadra, ma che avrei fatto davvero di tutto per farle assomigliare a calciatrici.

Alessandro Caira

Le ragazze ce la misero davvero tutta. L’esordio avvenne in un torneo di calcio a 8. “La prima partita fu seguita più per curiosità che per altro, poi abbiamo fatto vedere che alla fine il calcio femminile poteva essere un’alternativa a quello maschile”, rammenta Sara Marinucci. “Nelle altre squadre – ricorda la dottoressa Emili – c’erano spesso delle professioniste e le partite ufficiali erano molto faticose. Ma noi avevamo fatto gruppo e non si mollava fino all’ultimo”.

Un gruppo che il mister ricorda stropicciandosi ancora gli occhi: “Lucia Varasconi era la stella, tecnica individuale superiore a parecchi uomini con cui ho giocato. Anche Rita Emili era un’ottima fantasista. Elisa Speranza era ‘the wall’: fortissima, fisicamente dominante, in coppia con Emanuela erano davvero difficili da superare. Poi c’era Sara, o Saretta come la chiamavo io. Il capitano. La grinta che metteva in campo era trascinante. Le compagne la ascoltavano e la seguivano. Ma anche le altre naturalmente, Valentina ed Elisa, sorelle grintosissime, ma con ruoli diversi”.

Rita Emili

In quel primo torneo, che si giocò a Montebuono, le calciatrici maglianesi arrivarono seconde. Ma al tentativo successivo salirono sul gradino più alto del podio e poi si fecero valere con una rappresentativa scolastica in un torneo a Poggio Mirteto.

Rita Emili, oggi oncologa, gioca ancora per beneficenza

Quell’esperienza – come racconta Sara Marinucci – “ha dato di fatto il via al calcio femminile in quegli anni. Sono susseguiti tornei di estivi e la squadra femminile di calcetto maglianese allenata da Luciano Romei” (della quale racconteremo in futuro).

Ma qualcosina è rimasto, se è vero che la dottoressa Rita Emili, da anni impegnata nelle campagne di prevenzione del tumore al seno, se capita l’occasione si rimette le scarpette e scende in campo, occasionalmente, nei tornei di beneficenza: “Professionalmente mi occupo anche dell’importanza dell’attività fisica in oncologia e anche dei benefici del calcio”. Insomma, bomber anche con il camice.

Nella foto di copertina Elisa Speranza e Lucia Varasconi.

newsletter 21 – maggio 2024