L’A1 fu inaugurata un anno prima rispetto all’apertura ufficiale. Ecco cosa accadde il 19 settembre 1963, giorno del taglio del nastro della tronco dell’Autosole che collega a Roma
Il 4 ottobre 1964 venne inaugurata dall’allora presidente del consiglio Aldo Moro l’Autostrada del Sole. Ricorrono quest’anno 60 anni. Un evento che segnò un record per l’Italia: l’Autosole fu infatti costruita in soli otto anni, spendendo 100 miliardi di lire e furono realizzati 760 chilometri . Ma l’A1 in quel 1964, quando ci fu una solenne cerimonia all’altezza di Firenze, a Magliano Sabina era già arrivata. Ed esattamente un anno prima: il 19 settembre 1963.

Il taglio del nastro non avvenne – come magari si potrebbe pensare – al casello di Ponti Nuovi, bensì 45 chilometri più a sud: alle porte di Roma. Le prime auto, invece, iniziarono a circolare dalle 6 del mattino successivo.
Fu una giornata che avrebbe segnato l’avvio di un cambiamento epocale, per l’Italia e, un po’ meno di quanto sperato, per Magliano che con il cantiere dell’Autosole ci conviveva già da sei anni. Dopo l’inaugurazione ci furono curiosità – i romani vennero nelle poche trattorie maglianesi a mangiar fettuccine per tre o quattro fine settimana – e pure un sospiro di sollievo da parte degli automobilisti sollevati dal dover affrontare un po’ curve della Flaminia da e per Roma.
Ma ora ritorniamo a 61 anni fa e andiamo sul tronco stradale che collegava la Capitale con Magliano .
Occhiali e forbici sotto il sole “dardeggiante”
Ultimo ponte prima di arrivare a Roma (o primo nella direzione inversa). Ore 10 di giovedì 19 settembre. Nel cielo un sole che Il Messaggero definì “dardeggiante”. Sono il presidente del consiglio Giovanni Leone (che precedette Moro nell’incarico), il ministro dei lavori pubblici Fiorentino Sullo e quello delle partecipazioni statali, Giorgio Bo, e il presidente dell’Iri Giuseppe Petrilli – tutti democristiani – a schierarsi per le foto di rito.
Il primo ministro, dopo la benedizione impartita da monsignor Ettore Cunial, inforca le forbici e sorride. Gli altri due membri del governo indossano due occhiali da sole scuri e hanno volti visibilmente soddisfatti.
“Non sono mai riuscito a capire perché mai nessun parlamentare, sindaco, autorità mi abbiano fatto pressioni o si siano fatti vivi a perorare la causa per avere il casello e le aree di servizio nel territorio di Magliano. Quello che avete, lo dovete a me, in quanto ho osservato rigorosamente gli aspetti tecnici più convenienti per la costruzione dell’autostrada”.
Ingegner Fati, progettista dell’A1
Con loro c’è anche il presidente di Autostrade, Ezio Donatini, dc anche lui e il primo a parlare. “Il nuovo tratto dell’Autostrada del Sole – dice – si limiterà, per qualche tempo, a unire Roma all’Alto Lazio, assolvendo, tuttavia, anche la funzione di migliorare i traffici tra la Capitale e l’Umbria“. E per provarlo tutte le autorità salgono in auto, direzione Magliano Sabina per percorrere i 52 chilometri del tronco appena inaugurato.
Prima di arrivare avrebbero incrociato anche l’area di servizio Flaminia, non ancora completata. Allora l’A1 era larga 24 metri, divisa in due carreggiate da sette metri e mezzo con un’aiuola spartitraffico larga tre, più le corsie di emergenza. Costo: 350 milioni di lire al chilometro, oggi con la rivalutazione rispetto al 1963 si sarebbe trattato di circa tre milioni di euro ogni chilometro.
Quello che vedono i notabili, sfrecciando sull’asfalto in un lunghissimo corteo di auto, era stato frutto di una feroce corsa contro il tempo. I lavori non solo erano stati consegnati tre mesi prima, ma gli operai per consentire l’inaugurazione in quei tempi avevano lavorato anche per 10-12 ore.
Le loro condizioni di vita, in un cantiere fatto pure di baracche di legno sei metri per tre piene di brande, furono raccontate in un reportage di Silviero Corvisieri sull’Unità del 17 settembre. “Chi sono i veri costruttori dell’Autostrada del Sole? Chi sono gli artefici materiali della nuova opera? – aveva scritto – I loro nomi non figurano sui cartelloni presenti in tutti i cantieri, i loro volti non appaiono che per un attimo nei documentari della televisione“.
La dura vita degli operai nei cantieri
“Alcuni di noi lavorano dalle cinque del mattino fino al tramonto; si lavora anche quando piove, se non si tratta proprio di un nubifragio” aveva raccontato l’operaio Massimo Patrignani, ex contadino, 30 anni, quattro figli.
Con lui una pattuglia di altri operai, molti dei quali chiamati gli “abruzzesi”. In realtà venivano dai paesini della Ciociaria, dell’Umbria, della Campania e dell’Abruzzo. Operai che quel giorno non furono invitati, ma anche se lo fossero stati si sarebbero presentati a ranghi ridotti: era in corso uno sciopero degli edili in tutta Italia. Operai che due anni prima avevano visto morire sette loro compagni di lavoro nel crollo di una campata in cemento del cavalcavia Malpasso, vicino Settebagni, per il cedimento di centinaia di tubi metallici.
La galleria fotografica di Ansa con foto dei lavori a Magliano
Ma quella degli alloggi precari, per lo meno, non era la situazione vissuta dalle maestranze che lavorarono, dal 15 maggio 1960, con le grandi imprese che realizzarono il tratto maglianese. Si trattava della Saiseb di Udine, operante a nord verso Orte (32° lotto), della Di Penta, sotto Magliano (1° lotto), e della Garbarino-Sciaccaluga-Mezzacane a sud, sotto Foglia (2° lotto). C’era infatti uno staff di geometri e tecnici di valore – come raccontò su Incontri nel 2014 Guido Poeta – tutti “residenti”, e con uffici, all’interno nel centro storico di Magliano. Stessa situazione alloggiativaper quasi tutti gli operai delle imprese impegnate sui tratti. Va detto che anche alcuni maglianesi lavorarono alle dipendenze delle ditte mentre altri furono fornitori di servizi, come l’autotrasporto.

il 19 settembre 1963 il presidente Leone e le altre autorità furono accolti al casello di Magliano Sabina, a Ponti Nuovi, dal sindaco Veneto Lotti. Le cronache parlano di una folla in attesa dell’arrivo del corteo da Roma. Sventolavano bandiere al vento ed erano innalzati gonfaloni in onore degli ospiti. Il primo cittadino maglianese, da parte sua, espresse al capo del governo la riconoscenza dei suoi concittadini “per la bella realizzazione”.
I tecnici arrivarono a Magliano nel 1957
Però per Magliano la storia dell’autostrada non era cominciata quel giorno bensì nel 1957 quando arrivarono i primi tecnici per disegnare i tracciati: l’ingegnere Fati, autore dei disegni, e il geometra Lupi. E la storia di Magliano in rapporto con l’A1 proseguì negli anni successivi con l’impianto di produzione asfalti per la costruzione anche di altre autostrade e le loro manutenzioni, che diede lavoro a imprese e maglianesi, diventato prima SCAI e poi Pavimental. Ma il legame continuò nel tempo soprattutto con le aree di servizio: fonte di lavoro e di relazioni.
Aree di sosta, stazione, ponti. Tutto ciò era l’Autosole. Un insieme di strutture collocate a Magliano solo per ragioni “tecniche”. Diceva infatti spesso l’ingegner Fati, riportato da Guido Poeta nell’articolo su Incontri del 2014: “Non sono mai riuscito a capire perché mai nessun parlamentare, sindaco, autorità mi abbiano fatto pressioni o si siano fatti vivi a perorare la causa per avere il casello e le aree di servizio nel territorio di Magliano. Quello che avete, lo dovete a me, in quanto ho osservato rigorosamente gli aspetti tecnici più convenienti per la costruzione dell’autostrada”.
(Per la redazione di questo articolo sono state consultati i seguenti quotidiani del 1963 Corriere della Sera, Il Messaggero, Il Tempo, La Stampa, Corriere d’informazione, Stampa Sera e l’edizione 2014 di Incontri)
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