Press "Enter" to skip to content

Che musica, maestro. Quando il prof è un direttore d’orchestra

Filippo Proietti insegna al Pertini e ha diretto l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, quella da Camera Fiorentina e quella dell’Accademia Nazionale di Danza. Il desiderio di suonare? Nato vedendo la sorella all’armonium. Quello di dirigere? Leggendo Selezione dal Reader’s Digest

Una passione può nascere anche per caso, si può attendere tempo per cominciare a coltivarla ma poi, proprio perché è tale, non si lascia più per tutta la vita. Questo è l’insegnamento della storia personale e professionale del Maestro Filippo Proietti, maglianese di 51 anni, professore di strumento musicale (pianoforte) all’istituto scolastico Sandro Pertini di Magliano Sabina.

Una passione coltivata fin da piccolo

“La volontà di cominciare suonare uno strumento – dice Proietti – nacque quando ero alle scuole medie, vedendo mia sorella maggiore che andava a lezione di armonium da un frate che frequentava il convento delle Clarisse di Magliano. Dissi ai miei di voler cominciare a imparare a suonare uno strumento, dapprima mi ritenevano troppo piccolo poi, dopo la mia martellante insistenza, chiesero a Roberto Finucci se potevo andare a lezione da lui ma per molti mesi aveva l’agenda piena ed io, impazientemente, dovetti attendere ancora dell’altro tempo prima di cominciare a sedermi davanti a un pianoforte.”

Ma da lì in poi, Filippo Proietti non si è più fermato: diploma al conservatorio “Giulio Briccialdi” di Terni nel 1999, in direzione d’orchestra all’Alfredo Casella de L’Aquila nel 2007 e poi di nuovo a Terni, nel 2008, per il diploma in composizione.

“Ma la cosa curiosa – continua il Maestro Proietti – è che il fascino per la figura del direttore d’orchestra, nacque anche prima della volontà di suonare il pianoforte: ero molto piccolo, andavo alle elementari, e mia nonna Balbina era abbonata alla rivista Selezione dal Reader’s Digest. Un giorno presi una copia di questo giornale e lessi un articolo di un giornalista che, dovendo intervistare un famoso direttore d’orchestra, si mimetizzò fra gli orchestrali e frequentò le prove fingendosi un suonatore del triangolo. Durante le prove, il direttore d’orchestra fermò tutto e chiese a questo musicista improvvisato di ripetere per tre volte una percussione… non ricordo se il direttore in questione era Bernstein o Von Karajan ma da lì rimasi affascinato da questa figura”.

A Vienna, Parigi, Londra, Oxford, Avignone ed Edimburgo

Prima che insegnante di strumento, il Maestro Proietti vanta presenze nel parterre della musica internazionale, come strumentista di organo e clavicembalo, in esibizioni a Vienna, Parigi, Londra, Oxford, Avignone ed Edimburgo, in occasione di uno spettacolo musicale ideato da Guido Barbieri, speaker di Radio 3, e denominato Storia di un Gesù. Tra le direzioni d’orchestra, il Maestro Proietti è salito sul podio a dirigere l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, quella da Camera Fiorentina per la Settima di Beethoven e la prima assoluta in Italia all’Accademia Nazionale di Danza, per la direzione di un balletto in occasione di una collaborazione tra Svezia e Italia.

Anni fa un politico disse “con la cultura non si mangia” e tu, molto amaramente, condividevi questa cinica conclusione.

“Premesso che la trovo ancora triste non solo per il realismo con cui fotografava la situazione ma anche per il cinismo con cui si svalutavano certi studi, posso confermare che la situazione è ancora questa, se non addirittura peggiorata. La musica vive una situazione particolare: da una parte è più diffusa la conoscenza, la possibilità di studiarla e praticarla, l’accesso in generale ma resta sempre un ambito poco valorizzato in Italia, per chi vuol farne una professione. Come succede in tanti altri ambiti, se si vuole acquisire uno status, diventare professionisti riconosciuti o ottenere riconoscimenti in questo ambito, è meglio andare all’estero. Ci sono indubbiamente maggiori opportunità”.

Quindi parliamo di un ambito per certi aspetti è inflazionato e quindi con meno valore reale?

“Esatto, un tempo studiare musica era molto elitario, qualcosa di riservato a persone colte o più abbienti. Oggi, per fortuna, è più accessibile imparare a suonare strumenti o acquisire una cultura musicale ma il livello è qualitativamente inferiore perché l’immagine e la forma, prevalgono sulla sostanza. Ci sono musicisti che danno importanza al numero dei passaggi televisivi, alle visualizzazioni sui social, all’esposizione mediatica in generale ma non è tutto oro quello che luccica. Ai miei studenti cerco di insegnare questo: il musicista non è un artista, piuttosto un artigiano, la musica non si improvvisa ma richiede conoscenza, applicazione, messa in pratica, esercizio e capacità”.

Un episodio particolare che ti piace ricordare, legato alla comunità di Magliano?

“Beh ce ne sono tanti, difficile fare una selezione, ma dato che sto parlando con Incontri, mi viene in mente uno scambio che ebbi con il maestro Guido Poeta, in occasione di un Biblio Thé dove feci da relatore. Quando si aprì il dibattito con il pubblico, il maestro Guido alzò la mano e mi chiese: ma perché quando ascolto la V di Mahler mi viene da piangere? Non ricordo di preciso quale fu la mia risposta, ma di sicuro non dissi cose retoriche perché la musica nasce come scienza”.

Incontri newsletter 34 – novembre 2024