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Il cinema di Don Carlo, 80 lire e una domenica pomeriggio di divertimento

Dalla fine degli anni Sessanta ai primi Settanta, il teatro parrocchiale vicino al Duomo fu sala cinematografica per generazioni di bambini. Nel 1983 una breve riapertura con pellicole di Celentano e di Benigni

C’è stato un tempo in cui, a Magliano Sabina, la magia del cinema passava dalla parrocchia. Era la seconda metà degli anni Sessanta quando l’indimenticato parroco Don Carlo Nastasio trasformò una sala ricavata nei fabbricati prospicienti il Duomo in un piccolo punto di riferimento per intere generazioni di bambini, ragazzi e famiglie.

Dopo i lavori di ristrutturazione promossi dalla Curia vescovile, il vecchio teatro tornò a vivere anche come sala cinematografica. Un luogo semplice ma affascinante: la platea era disposta a gradoni, con file di robuste sedie in legno lucido che salivano progressivamente verso il fondo, garantendo una buona visuale da ogni posto. Speciali pannelli miglioravano l’acustica, mentre una macchina da proiezione a 16 millimetri, custodita in un piccolo stanzino, rendeva possibile il rito più atteso della settimana.

La domenica pomeriggio: il rito del film

Ogni domenica pomeriggio, piazza Duomo si riempiva di voci e attesa. Una folla festosa di bambini e ragazzi si radunava davanti all’ingresso comune agli appartamenti del parroco. Si scendevano poche scale e, sulla destra del pianerottolo, si entrava direttamente in sala. Il biglietto costava in media tra le 80 e le 100 lire, ma spesso bastava anche un’offerta libera. Lo spettacolo era uno solo, senza pubblicità né telegiornali. E bastava questo per sentirsi altrove.

Don Carlo Nastasio

I grandi film sullo schermo

Molte delle pellicole proiettate erano a sfondo storico e religioso, titoli che ancora oggi evocano il grande cinema di quegli anni: La Bibbia (1966), diretto da John Huston e prodotto da Dino De Laurentiis; Il re dei re (1961), dedicato alla vita di Gesù; Barabba (1961), con Anthony Quinn; La più grande storia mai raccontata (1965), kolossal con Max von Sydow; La tunica (1953), primo film girato in CinemaScope; I dieci comandamenti (1956), con Charlton Heston nel ruolo di Mosè.

Gli anni Settanta e la chiusura

Con il restauro della nuova Sala del Teatro di Magliano Sabina e la contestuale chiusura della precedente sala proiezioni situata dove oggi si trova l’archivio comunale in Largo Francesco Crispi, il cinema parrocchiale perse gradualmente la propria funzione. A decretarne la fine contribuì anche il guasto di un componente fondamentale della macchina cinematografica. E così, all’inizio degli anni Settanta, le proiezioni si fermarono. La folla dei ragazzi con le monetine in mano si spostò allora davanti alle vetrate del cinema comunale, dove la storica cassiera Rina Cesari apriva puntualmente le porte, controllando con attenzione l’età di chi tentava di entrare fingendosi più grande per superare i limiti della censura.

Il ritorno nel 1983

Ma la storia del cinema parrocchiale non era ancora finita. Nel 1983, per un breve periodo, alcuni giovani del paese convinsero Don Carlo Nastasio a riaprire la sala. Ripararono a proprie spese il proiettore e riuscirono a organizzare nuove proiezioni. Nel frattempo, però, il mondo del cinema era cambiato. La pellicola da 16 mm era ormai quasi scomparsa, sostituita dal 35 mm. Restavano poche possibilità di noleggio e una scelta molto limitata di film. Nonostante questo, arrivarono anche i sold out. La domenica pomeriggio, con spettacolo unico, film come Asso e Il bisbetico domato, entrambi con Adriano Celentano, riempirono la sala fino ad avere spettatori in piedi lungo le pareti. Altri titoli, come Tu mi turbi di un allora giovane Roberto Benigni, non ebbero invece il successo che il tempo avrebbe poi riservato al suo autore.

Il silenzio di oggi

Poi arrivarono le VHS, le prime visioni, la possibilità di scegliere tra più film e, successivamente, le multisale. Il modo di vedere il cinema cambiò per sempre. Oggi il teatro parrocchiale è fermo. La macchina da proiezione è stata dismessa, la piccola cabina utilizzata per altri scopi, i pannelli acustici sono caduti o rimossi, e la sala ospita mobili e oggetti accatastati. Eppure, per chi c’era, quel luogo resta molto più di una stanza abbandonata: è il ricordo vivo di un’epoca in cui bastavano poche lire, una domenica pomeriggio e uno schermo acceso per sentirsi parte di qualcosa di speciale.

Incontri newsletter 39 – aprile 2026