Francesco a 22 anni pubblica Ad amore perso: un romanzo di formazione emotiva nato dall’isolamento della pandemia. Nelle 184 pagine distanza, ritorno alle origini e rinascita. Presentazione il 1° febbraio
Un’idea nata da un bisogno profondo di capire cosa sia davvero l’amore, non solo come presenza, ma anche come assenza. Un invito a guardare dentro le proprie ferite e, forse, a farne un punto di luce. È il cuore profondo del libro Ad amore perso, romanzo d’esordio del maglianese Francesco Beccaccioli, classe 2002, che con la sua opera prima porta in libreria una storia intensa, fragile e umana, capace di parlare a chiunque abbia vissuto lacerazioni, ritorni e ripartenze.
Dalla pandemia alla pubblicazione

Pubblicato il 24 novembre 2025, Ad amore perso affronta temi universali: legami affettivi, perdita, presenza e assenza, dolore e rinascita. “Racconta dell’amore, di distanza ma anche di ritorno alle origini, di ciò che si perde e di ciò che si ritrova”, spiega l’autore. Non è un’autobiografia, ma una storia che potrebbe appartenere a molti: “È una storia inventata. Un racconto reale ma non vero, che potrebbe essere la storia di tante persone”.
Centottanquattro pagine di narrativa contemporanea e realista, come racconta l’autore, nate da una ricerca interiore profonda. “Questa idea nasce da un bisogno profondo di capire cosa sia davvero l’amore, non solo come presenza, ma anche come assenza”, spiega Beccaccioli. “Volevo intraprendere un viaggio tortuoso nei meandri di questo sentimento che da sempre nessuno è mai riuscito a mappare. Sono felice di averci provato”.
Il libro disponibile online
Il romanzo, che sarà presentato il 1° febbraio 2026 in Sala consiliare e disponibile su Amazon e online sui siti delle principali librerie, racconta il percorso di Giulio, un giovane che dopo anni a Padova, è costretto a tornare nel suo paese d’origine. Quel ritorno diventa uno specchio impietoso del passato: l’infanzia difficile, il senso di inadeguatezza, le mancanze affettive che ancora condizionano il presente. È qui che Giulio ritrova Elisa, figura di equilibrio e autenticità, ma non un facile rimedio. L’amore, come suggerisce l’autore, non salva ma rivela.
Accettare ciò che è andato perduto è l’unico modo per ritrovare se stessi.
La genesi del libro affonda le radici nei mesi più duri della pandemia. “Ho iniziato a scrivere a marzo 2020, sullo smartphone”, racconta Beccaccioli. L’isolamento è stato il detonatore emotivo: “In quel periodo di normale non c’era niente, è stato per me motivo di estrema sofferenza così mi sono rifugiato nella scrittura. Ero al quarto anno di liceo e volevo abbandonare tutto, ma la professoressa di allora di Italiano e Latino, Laura M., citata nei ringraziamenti, mi fece cambiare idea trasmettendomi l’amore per la letteratura”.
La pubblicazione sostenuta da un’amica
Se le parole scorrevano, non altrettanto semplice è stata la decisione di condividere il romanzo con il pubblico: “Sono sempre stato restio all’espressione personale, non per vergogna ma per la mia tendenza all’auto-sabotaggio”, confida l’autore. A sostenerlo è stata soprattutto un’amica fidata: “Roberta è stata la prima a leggere il testo e le devo buona parte della pubblicazione. A lei ho affidato la correzione della prima bozza”.
Come racconta Beccaccioli “per andare avanti bisogna attraversare il dolore, non evitarlo”. “Accettare ciò che è andato perduto è l’unico modo per ritrovare se stessi”, “l’amore vero inizia quando ci si concede il diritto di essere vulnerabili”, lanciando così un messaggio potente, che rende l’opera un romanzo di formazione emotiva capace di parlare a chiunque abbia vissuto fratture, ritorni, ripartenze.
Incontri newsletter 35 – dicembre 2025

