I rilievi tridimensionali del gruppo Vespertillo rivelano una struttura di 105 metri ancora drenante sotto via Porta Romana. L’ipotesi: primo insediamento organizzato nella zona. In attesa di verifica di una università
Ha meritato una conferenza illustrativa nella sala del Consiglio Comunale la scoperta di un acquedotto essenzialmente intatto e funzionante ubicato materialmente in via Porta Romana indicativamente sotto i locali del Mattatoio. Ne abbiamo parlato ad aprile (Sotto Magliano si nasconde un mondo: cunicoli e acquedotto). Una struttura per gli esperti di origine preromana, quasi sicuramente sabina per la forma della costruzione, a cui si accede da una proprietà privata sottostante.
La conferenza del 30 maggio in Comune
La conferenza illustrativa si è svolta il 30 maggio alla presenza del sindaco, dei rappresentanti della Soprintendenza del Lazio e dei gruppi speleologici regionali, e di Tullio Bernabei. Tra loro il dottor Cristiano Ranieri il quale, alla guida del gruppo provinciale speleologico Vespertillo, ha condotto il sopralluogo nel sito su segnalazione di Giovanni Todini.
Centocinque metri sotto la strada
Ranieri ha esposto urgenti e importanti considerazioni dopo avere eseguito i rilevamenti topografici tridimensionali. Da essi è infatti emerso che la struttura dell’acquedotto si snoda su un percorso di circa 105 metri sotto il tratto stradale di via di Porta Romana, tra l’altro testimoniato presumibilmente anche da un tratto del muro di contenimento molto antico. Il manufatto idrico presenta degli accessi, originariamente usati come pozzi laterali, oggi completamente ostruiti e svolge ancora oggi una funzione di drenaggio e captazione delle acque a tutela del terrazzamento sovrastante. Inoltre, sempre secondo Ranieri, le acque venivano captate ordinatamente per il sostentamento delle culture e degli animali nei terreni sottostanti.

Il Vicus sabino: un’ipotesi inedita
Queste osservazioni – ha proseguito Ranieri – spingono a formulare un’ipotesi particolarmente suggestiva: si è in presenza della scoperta del primo insediamento sabino nella zona. Nel Museo archeologico sabino di Magliano e nella zona sono repertati manufatti di vario tipo provenienti dal territorio, mai però sono stati individuati segni reali di un primo insediamento di popolazioni sabine.
Cosa era un Vicus e come evolveva
Forse, questa costruzione idrica, può fornire le prime indicazioni per consentire ad un successivo campo archeologico in situ, magari coadiuvato dal probabile intervento della Università La Sapienza di Roma, per verificare l’ipotesi che si sia in presenza di un Vicus sabino. Si trattava di un aggregato di poche capanne e terreni, essenzialmente rurale, in cui si configurava una prima esperienza di vita organizzata tesa a soddisfare le funzioni primarie di vita comunitaria.
Con la conquista del territorio da parte di Roma il Vicus romano subentra a quello sabino, si evolve e diventa anche urbano: esso, tuttavia, non aveva un’amministrazione civile, che viene a determinarsi nel momento in cui più Vici formano insieme un Pagus, costituendo una circoscrizione territoriale.
Dieci anni fa, Fonte Pomponio
La ricerca di insediamenti di popoli sabini nel territorio ha una storia lunga: già circa dieci anni fa veniva esplorato a Magliano Sabina l’antico acquedotto romano di Fonte Pomponio, appartenente all’epoca a un fundus dei Pomponii e che, oggi, sorge in un terreno privato. La ricerca si inseriva nel progetto di censimento e studio degli antichi acquedotti romani in Sabina, promosso sempre dal Gruppo speleo archeologico Vespertillo, diretto da Cristiano Ranieri, che, a seguito segnalazione di Giorgio Filippi, archeologo, ricercatore e studioso della topografia antica del territorio sabino, ne condusse anche il sopralluogo.

La gens Pomponia in Sabina
Il toponimo Pomponio a Magliano Sabina, spiegava Filippi, testimonia la presenza di un podere della gens Pomponia, ricordata nella storiografia romana per alcuni suoi illustri membri dell’età repubblicana e imperiale. Una conferma proveniva dal ritrovamento nei territori di Magliano Sabina, Otricoli, Narni, Orte e Amelia di numerosi laterizi con marchi di fabbrica di forma rettangolare recanti il nome di Marcus Pomponius, probabilmente originario dell’area sabina.
Studi collegati avevano fatto ipotizzare che gli impianti produttivi dei Pomponii sorgessero a sud di Magliano Sabina, (ex Fornace?) nell’area dove erano sopravvissuti dall’età romana fino ad oggi i vocaboli Pomponio e Fonte di Pomponio.
L’acquedotto romano intatto
L’acquedotto, perfettamente conservato e funzionante, alimentava con ogni probabilità la zona rustica di un’antica villa nelle vicinanze. Il cunicolo di adduzione idraulica risultava scavato tra tufi provenienti dall’apparato Sabatino e Vicano e argille impermeabili, sicuramente in un periodo più antico dello stanziamento dei Romani in Sabina. Ad alcuni metri dall’ingresso il condotto, al di sotto di un pozzo, presentava una biforcazione che si dirigeva sotto la dorsale collinare. Uno spesso deposito fangoso alla fine di entrambi i condotti di captazione bloccava ulteriori esplorazioni.
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