Consiglio comunale convocato d’urgenza il 21 luglio per pagare le spese legali di una sentenza definitiva. Trentacinque anni di contenziosi con la 3P Immobiliare tra rifiuti, bonifiche e procedimenti civili
È un fantasma che ritorna da 35 anni, e ogni volta presenta il conto: l’ex Fornace di Campana continua a perseguitare il Comune di Magliano Sabina, tra contenziosi, bonifiche infinite e sedute consiliari al limite del grottesco. E ora il rischio è che la vicenda si trasformi in un buco nero capace di inghiottire centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici.
L’urgenza del debito fuori bilancio
L’ultima puntata si è consumata il 21 luglio, quando il Consiglio comunale è stato convocato in fretta e furia per approvare un debito fuori bilancio da circa 18 mila euro, necessario a pagare le spese legali imposte di un procedimento intentato negli anni scorsi per tentare di recuperare parte dei soldi spesi per la bonifica. Una pratica scomoda, figlia di uno dei numerosi procedimenti civili che vedono Palazzo Vannicelli contrapposto alla 3P Immobiliare, proprietaria del terreno e dei capannoni dell’ex Fornace.
1999: quando arrivarono i rifiuti dalla Val d’Aosta
Per capire come si è arrivati a questo punto bisogna tornare indietro: anni ’90. Nel 1999, nei capannoni della Fornace finirono rifiuti speciali – polveri di abbattimento fumi – provenienti dalla Val d’Aosta, piombati a Magliano in circostanze mai chiarite fino in fondo. Seguì una bonifica lunga e complessa, intrecciata anche alla vicenda Masan, l’inchiesta sul presunto traffico illecito di rifiuti che portò al sequestro dell’area dal 2004 per ben sette anni (le accuse finirono in prescrizione in appello).
L’ingiunzione da 365mila euro finita male
Conclusa la bonifica, nel 2020 il Comune tentò di recuperare parte dei costi inviando alla 3P un’ingiunzione da 365mila euro legata a quei rifiuti provenienti da Cogne. Ma la società si oppose e nel frattempo il debito venne saldato direttamente da chi quei rifiuti li aveva prodotti. Risultato: sono venuti meno i presupposti della procedura intentata dal Comune. Ma il colpo di scena è arrivato nell’agosto dello scorso anno, quando il tribunale di Rieti ha stabilito che le spese di lite dovessero essere pagate dal Comune stesso: 18 mila euro.

Il “copia e incolla” di atti di Attigliano
Fin qui, gli aspetti legali della vicenda. Ma la seduta del 21 luglio ha regalato pure una parentesi surreale: la delibera che stava per essere votata conteneva riferimenti ad atti e amministratori di un altro Comune: Attigliano. Una svista figlia probabilmente di un “copia e incolla” da parte di chi ha preparato materialmente gli atti e del quale nessuno dei presenti aveva letto. Un errore che non è sfuggito ai consiglieri di opposizione, i quali, increduli, hanno chiesto chiarimenti. Solo a quel punto – non senza imbarazzo e qualche battuta per sdrammatizzare – è stato corretto il testo, che è stato poi approvato.
Altri procedimenti in coda e l’approdo in Cassazione
Intanto l’incubo continua. In coda ci sono altri procedimenti: uno, avviato nel 2018, riguarda l’“occupazione” dei capannoni durante le operazioni di bonifica iniziate nel 2011. Dopo anni di battaglie legali, il Tribunale di Rieti nel 2020 ha condannato il Comune a ripulire i capannoni, senza però imporre risarcimenti. Anche in appello Palazzo Vannicelli ha perso e ora punta alla Cassazione. Intanto le spese si accumulano, i rischi aumentano e il fantasma della Fornace continua ad aggirarsi, più vivo che mai. Per la cronaca, se parliamo di soldi, per ora ci ha rimesso solo il Comune.
Incontri newsletter 32 – luglio-agosto 2025

