Realizzata una versione in plastica che potrà essere letta da chiunque. Riportati inoltre in condizioni di leggibilità tre pergamene e due registri, uno che apre una finestra sulla Magliano di metà ‘700
È stata restaurata, insieme ad altre tre pergamene e due registri, la Bolla del 18 settembre 1495. Si tratta del breve con il quale papa Alessandro VI Borgia attribuiva a Magliano Sabina “il titolo e onore di città”. Lo stesso atto trasformava, nello stesso tempo, la chiesa di San Liberato in cattedrale. La notizia, però, è pure un’altra: finalmente tutti potranno vedere e leggere da vicino il documento, da sempre conservato nell’archivio del Comune di Magliano.
Infatti la Bolla è stata riportata a stampa su un pannello di forex, un materiale plastico in pvc espanso. “È stata riprodotta fedelmente, sia sul lato carne che su quello pelo, insomma su entrambi i lati”, riferisce l’archivista e bibliotecaria Caterina Placidi. “È come leggere l’originale”.
Concediamo a Magliano il titolo e onore di città, e, con l’espresso consenso dell’arciprete e del capitolo, costituiamo la chiesa di San Liberato in chiesa cattedrale
Papa Alessandro VI Borgia
Un atto antico di ben 526 anni da proteggere
Originale che verrà conservato a parte, e in luogo sicuro, all’interno di una camicia di conservazione in cartoncino e telato durevole. Si tratta del secondo restauro della Bolla. La riproduzione è stata mostrata per la prima volta – e in piazza Garibaldi – durante la recente Giostra del Gonfalone. L’occasione è stata data dall’incontro pubblico “1495 Magliano Città” con il sindaco Falcetta, l’assessore Berni, Antonella Chieti, Alessandro Conforti e Caterina Placidi. Il documento originale, invece, nel 1995 era stato al centro delle celebrazioni per il V Centenario di Magliano città.


Gli altri documenti recuperati dal restauro
Il restauro delle tre pergamene e dei due registri, comprensivo della riproduzione, è costato 4 mila euro in gran parte pagati dalla Regione Lazio e un 10% a carico del Comune di Magliano Sabina. I documenti da “salvare” sono stati scelti da Guido Poeta e Caterina Placidi. Si tratta, nel dettaglio, di un frammento dello Statuto di Magliano, un foglio a inchiostro rosso, un ‘bifoglio’ sempre con frammenti dello Statuto, un registro dei consigli del periodo 1750-1759 e un registro – riferito al 1760-1819 – di ‘apoche’, vale a dire di ricevute. A realizzare il restauro, preventivamente autorizzato dalla Soprintendenza, è stata la Alma Tecnologie per i beni culturali di Roma.

Ecco cosa è stato fatto sui documenti
Le pergamene e due registri restaurati appartengono tutte al cosiddetto “fondo diplomatico”. La Bolla papale di Alessandro VI Borgia ha ricevuto un consolidamento degli inchiostri, per evitare che si scolorissero o danneggiassero rendendo così il documento illeggibile. La pergamena è stata distesa, per evitare che mantenesse una forma arrotolata, e anche ammorbidita. Il registro delle ‘apoche’ – che appartiene all’archivio-sezione “antico regime” – aveva la copertina danneggiata e questo ne comprometteva la fruibilità, quello dei consigli ha invece subito un restauro totale restituendo a Magliano una preziosa fonte storica su dieci anni di vita comunitaria a metà ‘700.

L’importanza per la storia di Magliano
Perché investire nel ripristino di atti antichi? “Il recupero dei documenti conservati nell’archivio storico riguarda fortemente la cultura delle istituzioni. Gli atti amministrativi ci rimandano una fotografia della comunità e ne costituiscono la sua memoria”, dice l’assessore Eleonora Berni. L’Archivio storico di Magliano è accreditato all’interno dell’organizzazione archivistica regionale e dispone al suo interno, tra i pochi enti di questo tipo, di un efficiente sistema di consultazione delle fonti storiche.
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